Premio Mangia 2026 a Luigi Lovaglio: "Il Monte non è una banca, è di più"

L'ad di Mps: "È un patrimonio che va custodito, assolutamente integro"

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“Ricevere il Mangia è un grande onore che va al di là di ogni riconoscimento”. Sono le prime parole di Luigi Lovaglio dopo la consegna del Premio Mangia 2026, il massimo riconoscimento civico della città di Siena. Un intervento carico di emozione, riconoscenza e senso di responsabilità verso Siena e verso il Monte dei Paschi.

Lovaglio ha parlato del rapporto costruito con la città negli ultimi anni, definendolo “un dono inatteso e sicuramente profondo”. “Siena è una città che irradia, irradia con il Palio, i Contradaioli e il Monte-  ha detto il manager – È una città che ha un’identità unica al mondo che non si impara sui libri. Si impara stando qui, ascoltando e rispettando”.

“Abbiamo fatto ciò che era giusto fare”

Nel suo intervento Lovaglio ha ricordato le persone che lo hanno accompagnato in questi anni, sottolineando il lavoro svolto per difendere e valorizzare il patrimonio rappresentato da Monte dei Paschi.

“In questi anni, con l’impegno di meravigliose persone, prima di tutti il mio amico Maurizio, che ho visto qua, abbiamo fatto ciò che era giusto fare”.

Poi una frase destinata a rappresentare il cuore del suo intervento: “Difendere un patrimonio che, guardate, non è una banca, è di più”

Lovaglio ha voluto ribadire il significato profondo che il Monte dei Paschi assume per Siena, aggiungendo: “E qualunque modo noi vogliamo definire il Monte, va sempre aggiunto questo, è di più”.

Alla vigilia del Palio, il pensiero alla città

Il presidente di Banca Monte dei Paschi ha legato il momento della consegna del Mangia alla particolare giornata del 15 agosto. “Oggi, in questa giornata dell’Assunta, alla vigilia del Palio, che domani si corre e che porta il nome dell’Assunta, vorrei affidare questo impegno a quella forza silenziosa che da secoli accompagna Siena nei passaggi più difficili. Che ci aiuti a custodire ciò che deve essere mantenuto integro, assolutamente integro”.

“Riconoscenza a Siena e al Monte dei Paschi”

In chiusura, Lovaglio ha ringraziato la città per il riconoscimento ricevuto, sottolineando ancora una volta il senso di responsabilità che il Mangia porta con sé.

“Di questa opportunità vi ringrazio con rispetto, con un profondo senso di responsabilità e di riconoscenza a Siena e al Monte dei Paschi”.

E poi un semplice: “Grazie di tutto”.

Prima della consegna del Premio Mangia 2026, è stata la giornalista Annalisa Bruchi a ripercorrere la carriera e i meriti dell’amministratore delegato di Banca Monte dei Paschi di Siena, Luigi Lovaglio. Ecco le sue parole:

Come si racconta un uomo che ha passato una vita intera a non farsi notare, e che oggi, quasi suo malgrado, si trova al centro di tutti gli occhi ed è il crocevia della finanza italiana ed europea? Non è facile. E prima di provarci, lasciatemi dire una cosa: sono onorata che Luigi Lovaglio abbia chiesto proprio a me di fare la sua laudatio. È difficile parlare del nostro rapporto, nato per caso durante i giorni del Palio, e diventato poi un appuntamento quando torno a Siena. Mentre beviamo i nostri caffè posso fare qualsiasi domanda e tutte le risposte che ricevo sono custodite in cassaforte. Sì, certo, sono una giornalista. Ma prima di tutto io sono una senese e Luigi è l’uomo che ha salvato la banca della mia città. Per cui essere oggi qui è un onore che sento profondamente, e che voglio ripagare provando a raccontare il dottor Lovaglio per quello che è davvero, oltre i titoli dei giornali.

La sua storia non ha nulla della favola costruita a tavolino, del predestinato, del nome che nasce già scritto sulle prestigiose riviste economiche. È, semmai, il contrario: la storia di un silenzio operoso, di un uomo che ha sempre lasciato parlare i numeri, i bilanci, i risultati, mentre lui restava un passo indietro, con i suoi baffi, la sua calma disarmante e quell’ironia sottile che chi lo conosce descrive come la sua vera arma segreta. Tutto comincia lontano da qui, a Potenza, nell’estate del 1955… a proposito: auguri in ritardo. Dicevamo… tutto inizia in una famiglia numerosa e solida, cinque figli, poche comodità e nessuno sconto: si lavorava, e basta. I genitori avevano un chiosco di bibite, e fu proprio lì, tra un bicchiere e l’altro, che Luigi imparò senza saperlo la sua prima lezione di pazienza e di lavoro fatto bene. Sempre al chiosco era stato notato da una maestra, che si meravigliava di vedere un bambino che non andava all’asilo.

Eh… non piaceva a quel bimbo. L’insegnante però intuì subito la sua “velocità”: dietro quell’irrequietezza non c’era un problema, ma un dono. Così se lo portò direttamente in prima elementare. A cinque anni appena compiuti. Ci furono però delle proteste: è troppo piccolo, dissero. Via da scuola. Ma la mamma non si arrese. Non potendo anticipargli la scuola, gli restò comunque una strada: seguire in televisione le lezioni del mitico maestro Manzi, “Non è mai troppo tardi”, sostenere l’esame da privatista, ed entrare finalmente nella scuola pubblica. Direttamente in seconda. Le sfide per Luigi erano però appena iniziate. La famiglia si trasferì. Dal Sud al Nord. Bologna. E nella nuova scuola, altro particolare che mi piace dirvi, trova l’insegnante di lettere che lo accompagna in libreria, gli riempie un sacchetto di libri, gliene regala uno ogni volta. Superiori, università, studio ma anche occupazioni, manifestazioni… il grande movimento studentesco che lo coinvolge ma – come disse – “con un po’ di grano salis”. Vi domanderete: da dove iniziò l’esperienza in banca? A diciotto anni il primo impiego, al Credito Italiano. Anno 1973: gli anni dell’austerity e poi di piombo. Vera gavetta, prima di diventare direttore di filiale. Fa carriera, è bravo. Proprio per questo lo mandano all’estero. Da Ovest a Est dell’Europa: la Bulgaria prima, la Polonia poi, dove guida e porta in alto le banche più importanti del Paese e stringe un’amicizia con Donald Tusk, attuale primo ministro polacco. Con lui organizza anche una partita di calcio, spiegando ai suoi: mi raccomando, non fate falli sul presidente, state almeno a due metri di distanza. Finisce dodici a due per i polacchi. Un vincitore, anche nella sconfitta. Perché i veri trionfi sono altri. Banchiere industriale, lo definiscono, perché fare banca per lui non ha mai significato fare speculazione, ma aiutare lo sviluppo. Quando in Polonia hanno provato a farlo abboccare all’esca dei mutui in franchi svizzeri, che sembravano portare soldi facili, lui non ha abboccato. E un istante dopo, quei mutui sono crollati con la crisi dopo una decisione della banca centrale elvetica. E’ proprio la sua gestione fuori Italia che si è rivelata un contributo fondamentale alla nascita di Unicredit: per questo in seguito viene chiamato a risanare il Credito Valtellinese… e quando sembra tirare aria da fine carriera, ecco la chiamata di Mario Draghi, che gli affida il compito di risollevare il Monte dei Paschi di Siena. È qui che la sua storia incrocia la nostra. Noi sappiamo bene quanto abbia sofferto la nostra comunità per il disastro del Monte, per l’umiliazione, per il fallimento che sembrava quasi definitivo. Mia madre era laureata in scienze economiche bancarie, i miei nonni hanno lavorato entrambi al Monte dei Paschi, molti dei miei amici ci hanno lavorato o ci lavorano ancora.

Mi piace citare almeno il leggendario Emilio Giannelli, che ci rappresenta un po’ tutti con la sua saggezza e la sua ironia – tutti, in un modo o nell’altro, abbiamo sofferto per quel disastro. E poi, con Lovaglio, il Monte è tornato protagonista, fino a guidare quella cordata che ha cambiato gli equilibri della finanza pubblica italiana, introducendo un elemento dinamico e meritocratico nei vecchi giochi di potere che si consumavano attorno ai soliti salotti buoni lontani da qua. Qualcuno, accortosi che non era uomo malleabile, ha provato a fermarlo; c’è stata anche una rottura. Ma ha saputo governare pure quella. E se oggi Mps è di nuovo protagonista della vita cittadina, nazionale ed europea, lo dobbiamo proprio a lui. E grazie a questo signore la nostra amata città è finita pure sulla prima pagina dell’edizione internazionale del New York Times. Pensate, abbiamo fatto il giro del mondo, abbiamo aumentato la nostra visibilità con le scelte coraggiose di Lovaglio. Sono sempre stata convinta che essere senesi non significhi soltanto essere nati a Siena. Sono stata fortunata, io, a nascerci e a crescerci, e la considero la più grande fortuna che il Signore mi abbia dato. Ma credo che senesi si possa anche diventare. Mi ha colpito rivedere in rete l’ultimo discorso di Reagan, che diceva: puoi andare in Francia, ma non diventerai mai francese; puoi andare in Giappone, ma non diventerai mai giapponese; puoi venire negli Stati Uniti, e diventare americano.

Ecco, nel suo piccolo, Siena funziona allo stesso modo. Puoi venire a Siena e diventare senese. Non è automatico: lo abbiamo visto, purtroppo, proprio al Monte, con persone arrivate da fuori che hanno fatto disastri, senza mai diventare davvero senesi. Di Luigi Lovaglio, invece, si può dire questo: è diventato senese perché ha capito Siena, l’ha sentita. Ha capito che se qui ha sede una delle banche più prestigiose e antiche del mondo, è perché questa città sa custodire l’identità, sa prendersi cura degli altri. È, in fondo, la città delle Contrade, che erano società di mutuo soccorso fatte di amicizia, fraternità, sostegno reciproco. Non siamo una città che esibisce. Siamo gelosi delle nostre tradizioni. Credo che Lovaglio abbia capito tutto questo, e che sia diventato, sul serio, un senese. Ha capito cosa significa abitare in una città dalle tradizioni millenarie, una città inimitabile che costituisce un tassello importante dell’identità italiana ed europea. Il Monte è il cuore di questo tassello. E non è l’unico. Il Monte e il Palio si parlano, comunicano: sono i due motivi principali per cui Siena conta nel mondo.

Basta entrare nel Palazzo Comunale per avere sotto gli occhi la metafora di tutto questo: il Buon Governo e il Cattivo Governo di Lorenzetti. Nel Cattivo Governo le mura sono crepate, le case crollano, gli abitanti si fanno guerra tra loro, le campagne bruciano e gli incendi non si riescono a spegnere – come accade in questi giorni in Spagna e in Francia. Dall’altra parte, nel Buon Governo, i maestri fanno lezione, le donne danzano, si prega. Il Monte dei Paschi di Lovaglio appartiene a questa seconda categoria: il Buongoverno. C’è qualcosa, in questa storia, che ci parla direttamente, a noi senesi. Il Monte è nato dai pascoli, da un’idea semplice che affonda le radici in un gesto antico: quello dei pastori che, giorno dopo giorno, secolo dopo secolo, hanno dato un’anima e un nome a questa banca. Forse Luigi Lovaglio va raccontato proprio così: come un pastore.

Uno di quelli che non si accontentano del campo che hanno, ma ne cercano sempre uno nuovo, un pascolo più ricco, per far crescere il gregge che gli è stato affidato. Ha fatto da Sud a Nord, poi da Ovest a Est prima di arrivare a Siena quando il Monte sembrava un campo ormai bruciato, compromesso, quasi perduto. E lo ha portato altrove, più in alto, cercando ricchezza non per sé ma per la città che gli ha dato l’occasione della vita. Perché di questo, in fondo, si tratta: di un debito d’onore ripagato con gli interessi. Siena gli ha aperto le porte in un momento difficile, e lui ha risposto salvando l’onore di un’istituzione secolare, la gloria di un nome che rischiava di sparire, migliaia di posti di lavoro che sembravano già persi. Ha riportato Siena al centro della finanza italiana ed europea, ma non per gli scandali che troppe volte, in passato, ne hanno segnato la storia. Per i risultati. Per la visione. Per questo, oggi, Siena vuole dirgli grazie. Grazie per aver creduto in un’istituzione che sembrava condannata al declino. Grazie per averle restituito dignità e futuro, senza mai cercare i riflettori per sé. E grazie per aver dimostrato, ancora una volta, che il vero campione non è chi grida più forte, ma chi resta, lavora, e lascia le cose più forti di come le ha trovate.

Questo è il Mangia 2026: un pastore silenzioso, un costruttore discreto, un uomo che ha ridato un campo nuovo e più ricco alla città che lo ha accolto. Luigi Lovaglio. E oggi vogliamo riconoscere in lui un senese ad honorem, un vero membro della nostra comunità. Insomma: uno di noi.

Il Curriculum

Luigi Lovaglio (Premio Mangia), la cui candidatura è stata proposta dal Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Siena, Roberto Di Pietra, è nato a Potenza il 4 agosto 1955, ed è Amministratore Delegato e Direttore Generale di Banca Monte dei Paschi di Siena dal 7 febbraio 2022. Con oltre quarant’anni di esperienza nel settore bancario, di cui più di venticinque maturati alla guida di primari istituti in Italia, Polonia e Bulgaria, è considerato uno dei più autorevoli manager nel panorama bancario europeo per la capacità di guidare processi di trasformazione e creare valore nel lungo periodo. La sua carriera professionale inizia nel Credito Italiano, dove ricopre posizioni manageriali di crescente responsabilità, anche nell’ambito dell’operazione di fusione con Unicredito e la nascita e il successivo sviluppo del Gruppo UniCredit.Lovaglio è stato, infatti, uno dei protagonisti dell’espansione di UniCredit nei mercati dell’Europa Centrale e dell’Est. Negli anni 2000-2003, ha ricoperto la carica di Vice Presidente del Consiglio di Gestione e Direttore Esecutivo di Bulbank, la più grande banca in Bulgaria. Nel settembre 2003 ha assunto la responsabilità di Direttore Generale e Vice Presidente di Bank Pekao. Nel 2011 è stato eletto Ceo di Bank Pekao, che sotto la sua gestione è diventato il principale istituto bancario polacco per capitalizzazione di mercato e tra le banche leader nell’Europa Centrale e Orientale. Rientrato in Italia nel 2018, è stato nominato Presidente e successivamente Amministratore Delegato del Credito Valtellinese, guidandone il profondo rilancio industriale fino all’offerta pubblica di acquisto promossa da Crédit Agricole Italia, completata nell’aprile 2021 per un valore di circa 1 miliardo di dollari. Con il suo arrivo al vertice di Banca Monte dei Paschi di Siena, chiamato da Mario Draghi con il Ministro Daniele Franco e il Direttore Generale del Tesoro Alessandro Rivera, ha impresso un veloce e deciso cambio di passo alla banca più antica del mondo, a partire dall’implementazione del Piano Industriale 2022-2026 “A clear and simple commercial bank”, fondato su tre pilastri: un modello di business con redditività sostenibile, un bilancio solido e resiliente e una diversa gestione delle legacy della Banca. Nello stesso anno Lovaglio porta a compimento con successo l’aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro, operazione determinante per l’attuazione del Piano e l’avvio del rilancio di Banca Monte dei Paschi di Siena, che riconquista così una forte posizione competitiva nel sistema bancario italiano. Da molti osservatori questa svolta viene definita una vera rinascita, o “Rinascimento, ben visibile anche nel significativo apprezzamento da parte del mercato. Negli ultimi quattro anni, infatti, le azioni di Mps in Borsa hanno registrato una crescita di valore di oltre il 475 per cento, al di sopra della performance della media del settore bancario europeo. Ciò ha anche determinato il successo del processo di privatizzazione da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze, con l’ingresso nel capitale della Banca di nuovi investitori istituzionali e privati di rilievo. La trasformazione di Banca Monte dei Paschi di Siena con il ritorno ai vertici del sistema bancario, tra gli istituti più solidi in Europa per redditività e solidità patrimoniale, è anche il risultato dell’ingresso di Mediobanca nel Gruppo Montepaschi, a seguito del successo dell’Offerta Pubblica di Scambio lanciata lo scorso anno. Il mercato e tutti gli stakeholder hanno ampiamente riconosciuto la logica industriale e la visione innovativa dell’operazione promossa da Banca Monte dei Paschi di Siena, e ne hanno sostenuto il progetto di creazione di valore. Laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Bologna, nel 2008 Luigi Lovaglio è stato insignito del titolo di Commendatore dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana per il contributo allo sviluppo delle relazioni economiche tra Italia e Polonia. Nel 2023 è stato nominato “Miglior banchiere dell’anno” ai Banking Awards di Milano Finanza e nel medesimo anno ha ricevuto il Premio Mondi Lucani, riconoscimento riservato a personalità di origini lucane che si sono distinte in diversi campi, tra cui quello economico. Lovaglio, ha sviluppato fin da subito un profondo legame con Siena e un forte senso di appartenenza a questo territorio, ricordando in più occasioni la forza e il valore delle radici della Banca. Il suo nome e le sue competenze, riconosciute a livello internazionale, contribuiscono in modo significativo a diffondere ed accrescere la fama di Siena nel mondo, come testimoniato recentemente anche da un prestigioso articolo del New York Times, che ripercorre le tappe della crescita della banca sotto sua la guida, fino a diventare una delle istituzioni finanziarie più solide in Europa.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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