C’è una vittoria sul tufo che vale molto più di un Palio vinto. Per Giuseppe Incastrone, il trionfo del Nicchio del 18 agosto rappresenta anche la conclusione di un percorso personale e professionale iniziato dopo l’addio alla Tartuca, la Contrada nella quale aveva lavorato per 32 anni come veterinario di stalla.
Dopo la vittoria, Incastrone non ha nascosto l’emozione e ha raccontato a cuore aperto cosa ha significato per lui tornare a vivere il Palio dall’interno di una stalla di Contrada. Dietro al gesto liberatorio visto al termine della Carriera c’era una storia fatta di esperienza, appartenenza, amarezza e, soprattutto, di una voglia di rivincita che lo stesso veterinario non ha esitato a definire “incredibile”.
“Si era concluso un ciclo della mia carriera di veterinario di Contrada – ha spiegato Incastrone -. Un ciclo che poteva non concludersi nel modo in cui si è concluso”. Non parla di amarezza, ma ammette che gli era rimasta dentro una sensazione, quella di voler continuare a fare ciò che aveva fatto per oltre tre decenni: “Provare a fare il meglio di tutto quello che potevo dal punto di vista professionale in una stalla di una Contrada. Io penso che in 32 anni acquisisci delle esperienze professionali, acquisisci delle esperienze proprie e un bagaglio di cultura, una cultura che va ben oltre la medicina veterinaria: è conoscenza del cavallo da Palio, ma anche della Contrada, delle sue dinamiche, delle tradizioni e della vita quotidiana che ruota attorno alla stalla. Io questo bagaglio lo sentivo appartenere non soltanto a me ma appartenere anche alla Tartuca”.
Per Incastrone, quei 32 anni non rappresentavano dunque soltanto il proprio percorso professionale. Quel patrimonio era diventato, in qualche modo, anche patrimonio della stalla e della Contrada nella quale era cresciuto. E proprio per questo aveva immaginato un futuro nel quale poterlo trasmettere gradualmente alle nuove generazioni: “Pensavo di continuare a trasferire questo bagaglio di esperienza all’interno della Contrada – racconta -. Un passaggio che avrebbe dovuto avvenire nel tempo, anche perché a un certo punto l’anagrafe mi avrebbe fermato”.
L’idea era quindi quella di lasciare qualcosa dopo una carriera lunghissima: non soltanto risultati e vittorie, ma un metodo, conoscenze, cultura e memoria.
“Pensavo che piano piano, in maniera graduale, questa cultura che non era soltanto una cultura mia, ripeto, ma che appartiene anche a chi mi ha permesso di crescere professionalmente e non solo, dovesse essere lasciata lì e trasferita lì. Così non è stato e per me è stato un enorme dispiacere“.
Una frase che restituisce il peso che quella separazione ha avuto per Incastrone e che permette di rileggere con una luce diversa il suo approdo al Nicchio. Dopo l’addio alla Tartuca, il veterinario aveva anche vissuto una parentesi istituzionale nella Commissione veterinaria del Comune di Siena. Un’esperienza importante, ma diversa da quella che aveva caratterizzato per 32 anni la sua vita professionale nel Palio.
Poi la chiamata del Nicchio e la possibilità di tornare in una stalla, e, al primo Palio, è arrivata la vittoria.
Il finale del suo racconto è forse quello che più di tutti racchiude il senso della sua storia: “Quindi ho fatto i pacchetti e, la mia esperienza, me la sono portata via”.
Quei “pacchetti” sono 32 anni di esperienza. Sono la conoscenza dei cavalli, delle stalle, del Palio e della vita di Contrada. Sono una cultura costruita nel tempo e che Incastrone, dopo aver lasciato la Tartuca, ha scelto di portare con sé.
Fino ai Pispini. E lì, il 18 agosto 2026, quel bagaglio è diventato parte della storia del Nicchio.