Processo Ac Siena, i consulenti della Procura: “Vendita marchio fu una plusvalenza”

In aula la discussione sulla controversa cessione per 25 milioni di euro

E’ ripreso oggi il processo sul fallimento dell’Ac Siena, che vede a giudizio gli ex vertici della società bianconera, dal presidente Massimo Mezzaroma alla sorella Valentina, fino agli ex componenti di cda e collegio sindacale, con contestazioni che spaziano dalla bancarotta preferenziale e fraudolenta per distrazione di denaro al ricorso abusivo al credito.

In aula si è discusso della contestata cessione del marchio societaria, grazie all’ascolto di tre consulenti di parte chiamati dall’accusa: i tecnici hanno affermato come la vendita sia stata una plusvalenza per sistemare il bilancio, che registrava una corposa perdita. Il valore infatti è stato gonfiato a 25 milioni, quando quello reale non superava i 4-5 milioni, secondo una perizia. Un calcolo definito “errato” frutto anche di specificità variabili legate al mondo del calcio, sponsor, contratti pubblicitari ecc. Nella prossima udienza si passerà all’esame di alcuni ufficiali della guardia di Finanza e di funzionari dell’Agenzia delle Entrate, riguardo agli accertamenti di natura fiscale.

C.C

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