Saldo aperture-chiusure imprese in provincia di Siena: -149 nel primo trimestre 2020

E' il dato peggiore degli ultimi 10 anni, e risente delle ripercussioni negative dell’emergenza Covid 19: 466 nuove aperture, 615 le chiusure

Nei primi tre mesi del 2020 nel territorio della provincia di Siena si è registrato un saldo negativo fra iscrizioni e cessazioni di 149 imprese. E’ uno dei peggiori degli ultimi dieci anni e rispetto al 2019 (-88 imprese) fa registrare un peggioramento di 61 imprese. In netto calo le iscrizioni (-7,5%) mentre, al contrario, crescono le chiusure aziendali (+3,9%). Tra gennaio e marzo si registrano 466 nuove aperture, a fronte di 504 dello stesso trimestre dell’anno precedente, e 615 chiusure contro le 592 del 2019.

“Ogni trimestre di inizio anno- sottolinea il Presidente della Camera di Commercio di Arezzo -Siena – Massimo Guasconi – è influenzato , per quanto concerne la nati-mortalità delle imprese, dalle abituali chiusure comunicate sul finire dell’anno precedente. Ma, per questi primi tre mesi del 2020, si aggiungono le ripercussioni negative dell’emergenza Covid 19. Se ci concentriamo infatti sul mese di marzo emerge con evidenza la presenza di un effetto scoraggiamento per quanto riguarda le nuove iscrizioni (56 in meno rispetto al marzo 2019). Chi aveva programmato l’avvio di una attività imprenditoriale si è fermato sia per il lockdown ma soprattutto per le incognite legate alle prospettive future del nostro sistema economico. I dati della nati-mortalità riferiti ai servizi turistici (alloggio e ristorazione) per questo primo trimestre non sono ancora allarmanti ma resta elevata la preoccupazione per un settore per il quale alla fine del lockdown non corrisponderà la completa ripresa del lavoro. Una scelta che non condividiamo perché penalizza ulteriormente un settore già così duramente colpito. Gli interventi, già attivi e futuri, a sostegno della liquidità aziendale, dei livelli occupazionali e di supporto alle PMI mi auguro possano realmente essere di aiuto al turismo ed ai nostri settori maggiormente in difficoltà, ed essere anche in grado di modificare, il più rapidamente possibile, le aspettative per il futuro che stanno condizionando così in negativo la stessa demografia imprenditoriale”.

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