Il Consiglio regionale della Toscana apre un fronte politico sulla nuova classificazione dei comuni montani e chiede una revisione dei criteri fissati a livello nazionale. Con 22 voti favorevoli e 9 contrari, l’Aula ha approvato la mozione presentata da Diletta Fallani (Alleanza Verdi e Sinistra), sostenuta da Partito democratico, Casa Riformista, AVS e Movimento 5 Stelle. Contrari Fratelli d’Italia, Forza Italia e Gruppo Misto-Futuro Nazionale.
Al centro dello scontro politico c’è il decreto attuativo della riforma, accusato dalla maggioranza di basarsi quasi esclusivamente su parametri altimetrici e morfologici. Una scelta che, secondo i proponenti, rischia di escludere numerosi comuni toscani che, pur non rientrando rigidamente nei criteri, presentano condizioni di fragilità analoghe alle aree montane.
La mozione impegna la Giunta regionale a intervenire nelle sedi istituzionali – a partire dal confronto con il Governo e la Conferenza Stato-Regioni – per reintegrare i comuni esclusi e introdurre criteri integrativi. Tra questi, indicatori legati alla fragilità socio-economica, allo spopolamento, all’accesso ai servizi essenziali e alla condizione di insularità. Inserito anche il “sostegno convinto” ai comuni toscani che hanno deciso di presentare ricorso al Tar contro il decreto.
Il tema delle risorse è uno dei nodi più controversi. Dai banchi della maggioranza si contesta la reale entità dei fondi destinati alla montagna: per Massimiliano Ghimenti (AVS) le risorse effettive sarebbero inferiori rispetto agli annunci, mentre il consigliere del Partito democratico Mario Puppa parla di oltre 30 comuni toscani penalizzati, con il rischio concreto di perdere benefici e vedere aumentare i costi dei servizi.
Di segno opposto la lettura del centrodestra. Matteo Zoppini (Fratelli d’Italia) difende l’operato del Governo guidato da Giorgia Meloni, rivendicando il ritorno del tema in agenda e uno stanziamento di 200 milioni di euro. Una riforma definita “attesa” e “perfettibile”, ma che avrebbe finalmente escluso anomalie come l’inserimento tra i comuni montani di grandi città.
Sulla stessa linea Alessandro Capecchi e la capogruppo Chiara La Porta, che attaccano la strategia della “Toscana diffusa”, accusata di distribuire risorse senza incidere davvero sulle situazioni più critiche. Per il centrodestra, la riforma introduce invece criteri oggettivi e un quadro più chiaro per i territori realmente montani.
Nel campo della maggioranza, invece, si insiste sulla necessità di una lettura più ampia del concetto di montanità. Vittorio Salotti (Casa Riformista) sottolinea come la nuova normativa riduca i comuni montani da 149 a 113, escludendo territori con comunità fragili. Una posizione condivisa anche dal dem Matteo Trapani, che avverte sul rischio di “disparità inaccettabili” e critica l’impostazione del Governo sulle aree interne, accusato di considerare lo spopolamento come un fenomeno irreversibile.
Il confronto resta aperto anche sul piano istituzionale. La mozione prevede infatti un monitoraggio costante degli effetti della riforma, anche in collaborazione con l’Irpet, e la possibilità di ulteriori iniziative a tutela dei territori esclusi.
Sul fondo, emerge uno scontro politico che va oltre la tecnica dei criteri: da una parte, la richiesta di riconoscere la complessità sociale ed economica delle aree interne e insulari; dall’altra, la difesa di parametri oggettivi e di una selezione più rigorosa dei beneficiari. Una partita che, tra ricorsi e trattative istituzionali, è tutt’altro che chiusa.