A un mese dall’avvio dell’undicesima campagna di scavo al Santuario Ritrovato di San Casciano dei Bagni, il cantiere archeologico del Bagno Grande continua a regalare nuove sorprese e ad aprire interrogativi inediti sulla storia del sito termale che negli ultimi anni ha conquistato l’attenzione della comunità scientifica internazionale.
Le attività, iniziate a fine giugno e destinate a proseguire fino al 9 ottobre, stanno coinvolgendo decine di studenti e ricercatori provenienti da tutto il mondo. Un lavoro che non si limita alla ricerca archeologica, ma che si inserisce in un progetto più ampio destinato a trasformare San Casciano in un polo internazionale di studio, formazione e valorizzazione del patrimonio culturale.

“La campagna è iniziata molto bene, siamo arrivati alla sesta settimana, si sono alternati quasi 70 studenti e studentesse da tutto il mondo – spiega Jacopo Tabolli, direttore scientifico dello scavo e direttore del Centro CADMO dell’Università per Stranieri di Siena -. Abbiamo ampliato lo scavo soprattutto nella fascia sud del santuario e la storia del sito continua a stupirci. Tante nuove pagine si stanno scrivendo sia sulle fasi più antiche del santuario, sia su periodi inattesi”.
Tra le novità più significative emerse in questa fase di ricerca c’è infatti l’affacciarsi di una nuova prospettiva cronologica: “Stanno emergendo testimonianze del basso Medioevo, quando questo luogo comincia a essere un centro di cura della malattia nel vero senso della parola – anticipa Tabolli -, con una serie di sepolture che stiamo riportando alla luce e che presenteremo alla comunità di San Casciano”.

Una scoperta che amplia ulteriormente il racconto del Bagno Grande, già noto per gli eccezionali bronzi e per le offerte votive in terracotta rinvenute nelle campagne precedenti, confermando come il sito abbia continuato a svolgere un ruolo centrale nel territorio ben oltre l’età etrusca e romana.
Parallelamente agli scavi, prende forma anche uno dei progetti più ambiziosi collegati al Santuario Ritrovato: l’Hub internazionale di ricerca promosso dall’Università per Stranieri di Siena. Nel cuore del centro storico sono infatti iniziati i lavori di ristrutturazione dell’edificio che, dalla fine del 2026, ospiterà ricercatori, studenti e docenti provenienti da tutto il mondo.

“È il percorso della nostra archeologia civica – sottolinea Tabolli. Tutto è iniziato un anno e mezzo fa con un bando aperto alla comunità di San Casciano: l’università cercava casa. Dopo la selezione, l’acquisto e la progettazione, oggi possiamo finalmente vedere partire i lavori”.
L’immobile, che sorgerà nei pressi della Porticciola, l’antico accesso medievale al borgo, diventerà uno spazio dedicato alla ricerca e alla formazione. “È una sensazione bellissima – prosegue Tabolli – perché mentre l’archeologia è per sua natura un processo che comporta la rimozione degli strati del passato, questa è una fase di costruzione. Vediamo ponteggi, restauri, una nuova vita che prende forma. Sarà una biblioteca, un’aula didattica e soprattutto una residenza per studiose e studiosi che durante tutto l’anno verranno a vivere e lavorare a San Casciano”.

L’Hub rappresenterà uno dei tasselli fondamentali del grande progetto che comprende anche il futuro Museo Archeologico Nazionale e il Parco archeologico termale. Una rete di strutture pensata per trasformare i risultati della ricerca in opportunità permanenti di studio, divulgazione e sviluppo del territorio.
“Sarà anche un luogo per i nostri nuovi corsi di laurea – conclude Tabolli – un punto d’incontro tra l’università, la comunità locale e una comunità internazionale sempre più ampia. E mentre cresce l’attesa per il museo, anche su quel fronte i lavori procedono: si è riunito il comitato tecnico-scientifico per la nascita della fondazione e sta prendendo forma una nuova pagina del progetto San Casciano”.
