E’ l’acqua il filo conduttore dello scavo di San Cascino dei Bagni, sito del ritrovamento di una serie di reperti archeologici in bronzo risalenti all’epoca etrusco romana. Un’acqua speciale perché termale e curativa che già gli antichi conoscevano per la sua azione benefica, un acqua speciale dove non esiste un vero confine tra culto e medicina.
Testimonianza importante dei ritrovamenti, sono le scritte in latino ed etrusco che si leggono sulle statuette in bronzo, che portano la firma di famiglie note del tempo e testimoniano la caratteristica votiva delle statue che venivano date in dono all’acqua medicamentosa. A spiegarci il particolare valore che veniva dato all’acqua termale, è lo stesso archeologo, coordinatore dello scavo, Jacopo Tabolli.
“L’elemento ricorrente è la sacralità dell’acqua, qui si viene per la presenza del Bagno Grande, una sorgente di acqua calda che con le sue proprietà medico-curative e medico-termali è il centro e la ragione del culto”.