"Se domani non torno", 800 studenti senesi per Giulia Cecchettin. L'emozione in sala e il padre Gino: "Portate con voi i suoi sogni"

L'iniziativa, inserita nel Festival della Pedagogia LEF, ha coinvolto 65mila studenti in tutta Italia. L'assessora Tozzetti: “Fondamentale un cambiamento culturale”. 

Aggiungi Radio Siena TV su

Fonti preferite

Aggiungi Radio Siena TV su

Fonti preferite

Il buio in sala, il silenzio durante la proiezione e poi un lungo applauso. Una standing ovation che racconta, forse più di tante parole, l’emozione di una mattinata destinata a lasciare il segno. Sono stati oltre 800 gli studenti e le studentesse delle scuole superiori della Valdelsa che questa mattina, martedì 3 novembre, hanno affollato le sale del Politeama e del cinema Garibaldi di Poggibonsi per assistere a Se domani non torno, il film dedicato a Giulia Cecchettin.

Una storia che l’Italia conosce, ma che il cinema restituisce attraverso una dimensione profondamente umana: dei sogni di una giovane donna, dei suoi affetti, dei progetti e di quel futuro che le è stato brutalmente sottratto. Un racconto capace di attraversare il silenzio di centinaia di ragazzi e ragazze, chiamati a confrontarsi non soltanto con il dolore di una tragedia, ma con le domande che questa continua a porre alla società.

L’iniziativa, parte di una giornata di sensibilizzazione che ha coinvolto migliaia di giovani in tutta Italia, ha trasformato il cinema in uno spazio di ascolto e consapevolezza. Al centro, la violenza di genere, il rispetto e la libertà di scegliere, amare e vivere senza paura. Temi che non possono esaurirsi nei titoli di coda, ma che proprio tra i banchi di scuola devono trovare ogni giorno spazio e attenzione.

Gino Cecchettin agli studenti: “Giulia aveva sogni e desiderava realizzarsi”

Tra i momenti più significativi della mattinata, le parole di Gino Cecchettin, padre di Giulia, rivolte ai ragazzi e alle ragazze che hanno assistito al film. Un messaggio che va oltre il dolore della perdita e invita i giovani a guardare alla vita di Giulia, prima ancora che alla sua morte.

“Oggi avete visto la storia di Giulia, non solo del suo ultimo giorno ma anche la storia della sua vita, dei sogni che aveva, del desiderio che aveva di realizzarsi”, ha detto Cecchettin.

Poi l’invito a trasformare la visione del film in una riflessione personale: “Oltre alla storia di Giulia sicuramente spero che portiate dietro qualche riflessione su quella che è la vostra vita, quei sogni che Giulia aveva, provate a rivoltarli su di voi, cercare di capire qual è il vostro desiderio di vita”. Parole che riportano al centro non soltanto la tragedia, ma soprattutto la persona: una ragazza con progetti, aspirazioni e il diritto di costruire liberamente il proprio futuro.

La voce degli studenti: “Mi ha colpito nel profondo”

A raccontare l’impatto emotivo del film è anche Linda Settefonti, studentessa della quarta del liceo Volta di Colle di Val d’Elsa. “È stato importante, già dall’inizio diciamo che mi ha preso molto anche proprio dal punto di vista emotivo. Mi ha colpito proprio nel profondo, proprio questo senso di mancanza che si sente fin dall’inizio è stato forte”. Una testimonianza che restituisce il senso della mattinata: non fermarsi all’emozione della visione, ma portare quella consapevolezza anche fuori dalla sala cinematografica.

Le docenti: “Il cinema arriva dove tante parole fanno più fatica”

Tra gli insegnanti presenti anche Roberta Olmastrone, docente di italiano e latino al liceo Volta di Colle di Val d’Elsa, che ha sottolineato l’importanza educativa dell’iniziativa.

“Credo che siano iniziative che non possono essere lasciate perdere, credo che sia importantissimo, sia un momento emotivamente tanto coinvolgente per i ragazzi e attraverso film di questa natura si può arrivare prima laddove tante parole, tante teorie magari fanno parecchia più fatica ad arrivare”. Un coinvolgimento percepibile anche durante la proiezione.

“Dalla tensione che si è respirata in sala credo che abbia raggiunto l’obiettivo”, ha aggiunto l’insegnante, raccontando di aver preparato un messaggio con il numero antiviolenza 1522, la poesia E se domani non torno e una fotografia della sala gremita. Per Olmastrone, l’educazione al rispetto rappresenta una responsabilità fondamentale della scuola. “Credo sia fondamentale educare le nuove generazioni, le ragazze e soprattutto i ragazzi a questo tipo di intelligenza, l’intelligenza che passa attraverso il rispetto”.

Parole condivise anche da Laura Provvedi, docente di lettere all’Istituto Roncalli di Poggibonsi, che ha richiamato la necessità di affrontare apertamente, anche nelle aule scolastiche, le radici culturali della violenza contro le donne.

“Questa è un’iniziativa estremamente preziosa perché tutto il film, tutto il dialogo che noi stiamo portando avanti a scuola verte proprio sull’importanza educativa, lanciare dei messaggi, educare questi ragazzi a capire, a riconoscere e a chiamare col loro nome le cose come stanno”.

Un messaggio netto, quello dell’insegnante, che invita a non avere paura delle parole: “Qui si parla di patriarcato, si parla di educazione, si parla di rispetto, si parla di persone, si parla di femminismo perché dobbiamo avere il coraggio di usare questa parola perché è importante”.

Provvedi ha poi ricordato il silenzio e la partecipazione degli studenti durante la proiezione: “Che tutti questi ragazzi siano stati qui presenti questa mattina in un silenzio importante, rispettoso degli altri è stato un momento veramente commovente e toccante”.

Infine, l’auspicio che l’iniziativa non rimanga isolata: “Spero che ci siano anche altre opportunità, altri incontri come questo per portare avanti questa cultura della sensibilizzazione e del rispetto verso le donne perché Giulia sia veramente l’ultima”.

Tozzetti: “Il cinema parla ai giovani e apre alla riflessione”

A sottolineare la partecipazione straordinaria degli studenti è Elisa Tozzetti, assessora all’Istruzione e alla Cultura del Comune di Poggibonsi e docente. “Stamattina siamo oltre 800 a Poggibonsi perché c’è la sala maggiore, la sala minore e anche il cinema Garibaldi che sono occupati, pieni di ragazze e ragazzi delle scuole superiori di tutta la Valdelsa”.

L’assessora ha evidenziato soprattutto la capacità del linguaggio cinematografico di avvicinare le nuove generazioni a temi complessi. “È importantissimo parlare di queste tematiche, questo film apre alla riflessione sul tema della violenza di genere, sul tema del femminicidio, ma lo fa soprattutto attraverso una modalità che avvicina i ragazzi più giovani, il linguaggio del cinema”. “Come amministrazione comunale abbiamo promosso volentieri questo momento per far riflettere i ragazzi sull’importanza di un cambiamento culturale sui temi della violenza di genere”, ha concluso.

Fondazione Elsa: “Un momento di sensibilizzazione veramente forte”

L’iniziativa ha trovato spazio nella programmazione del Festival della Pedagogia LEF grazie al coinvolgimento di Fondazione Elsa e delle sale cinematografiche del territorio.

Mario Lorini, direttore della programmazione cinema ed eventi culturali del Teatro Multisala Politeama di Poggibonsi, ha ricordato come il cinema possa svolgere una funzione educativa che va ben oltre l’intrattenimento. “Le sale della nostra zona, della Val d’Elsa, il Politeama, il Garibaldi, ma anche le sale che fanno parte di questo circuito sono da sempre sensibili a tutto il mondo dell’educazione all’immagine, all’audiovisivo e quindi questi eventi per noi sono la normalità”.

Quella di oggi, tuttavia, è stata una partecipazione eccezionale. “Oggi si è raggiunto un record perché tantissimi ragazzi e tantissime ragazze stanno partecipando a questo evento che coinvolge decine di migliaia di studenti e di scuole e di sale cinematografiche”. “Per noi è un momento di sensibilizzazione veramente forte”, ha aggiunto Lorini, sottolineando la capacità del cinema di affrontare temi tanto importanti quanto delicati.

Una storia che non finisce con i titoli di coda

La mattinata di Poggibonsi si inserisce in una mobilitazione nazionale che ha coinvolto 65mila studenti e 500 scuole, uniti dalla visione dello stesso film e dalla necessità di confrontarsi con una storia che ha profondamente segnato il Paese. Ma il significato dell’iniziativa va oltre i numeri. Resta l’immagine di centinaia di ragazzi seduti uno accanto all’altro, il silenzio di una sala gremita e quell’applauso finale che ha trasformato la commozione in partecipazione e responsabilità collettiva.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



Articoli correlati