Parlare di immigrazione partendo dalle storie, dalle esperienze concrete e dal confronto con le nuove generazioni. È iniziata questa mattina nell’aula magna del liceo classico Enea Silvio Piccolomini di Siena l’edizione 2026 di Parole di Giustizia, la rassegna promossa dall’Università per Stranieri di Siena e dall’Associazione di studi giuridici Borrè-Verardi, in collaborazione con Magistratura democratica. Un primo appuntamento dedicato al tema “Siamo tutti stranieri”, che ha coinvolto numerosi studenti del Liceo Classico, del Liceo Musicale e del Liceo delle Scienze Umane.
A confrontarsi con i ragazzi sono stati Rita Sanlorenzo, magistrata della Corte di Cassazione, Giuseppe Alfarano, sindaco di Camini, Aya Ashour, giornalista palestinese, e Bukhari Haseeb, mediatore culturale che opera nel comune di Camini. Un incontro per riflettere sul significato dell’accoglienza e dell’integrazione, ma anche sul rapporto tra migrazioni, futuro dei giovani e possibilità di rinascita dei territori.
“Siamo orgogliosi di partire dalle scuole e di incominciare questa due giorni di Parole di Giustizia proprio parlando ai ragazzi – ha spiegato Rita Sanlorenzo, che presiede l’associazione Borrè-Verardi -. Spesso noi giuristi siamo accusati di parlare solo tra di noi. Vogliamo rompere questo assedio e andare verso le giovani generazioni, che sono il nostro futuro. Il titolo della manifestazione, “Stranier* come noi”, richiama la necessità di superare la contrapposizione tra chi accoglie e chi viene accolto. Dobbiamo smetterla di guardare al migrante come altro, come diverso da noi, perché prima di tutto noi stessi italiani siamo migranti – ha sottolineato la magistrata -. All’inizio della mia breve presentazione presento un documento del 1912 stilato in America nei confronti dei migranti italiani per sapere come ci si esprimeva allora nei confronti dei nostri con cittadini che dovevano cambiare continente per sopravvivere”.
Camini, l’accoglienza che contrasta lo spopolamento
Al centro dell’incontro, l’esperienza di Camini, piccolo comune della Calabria ionica diventato un esempio di come l’accoglienza possa contribuire a contrastare lo spopolamento e la perdita di servizi nei territori più fragili. Sanlorenzo ha raccontato una trasformazione significativa: “A Camini per anni c’è stata una scuola, una pluriclasse naturalmente, che contava circa 5-6 bambini. Adesso ce ne sono 100 che frequentano quella scuola. Per l’Italia 100 bambini sono un patrimonio, una ricchezza immensa che purtroppo noi stiamo perdendo“.
Un dato che, secondo la magistrata, mostra come l’arrivo di nuove famiglie possa contribuire a restituire vitalità alle comunità locali. “Per fortuna ci sono giovani forze che arrivano, ci sono progetti e iniziative che impiegano nel lavoro, nell’attività, nel dare nuova vita a questi paesi, a questi borghi e a queste campagne, altrimenti destinati all’abbandono e alla desertificazione”.
A portare la propria testimonianza agli studenti è stato anche Bukhari Haseeb, mediatore culturale impegnato proprio a Camini. Il suo intervento ha messo al centro il valore del dialogo con i ragazzi e l’importanza delle scelte che maturano negli anni della scuola: “I giovani di oggi sono il futuro dell’Italia, sia i nuovi cittadini italiani sia gli ex residenti del Paese da cui sono emigrati” , ha affermato Haseeb, sottolineando l’importanza di condividere esperienze capaci di offrire nuovi punti di vista.
L’auspicio è che il racconto di realtà come quella calabrese possa lasciare qualcosa agli studenti, aiutandoli a immaginare percorsi di vita e di lavoro senza essere costretti ad abbandonare i propri territori: “Io spero di aver lasciato qualche pensiero, qualche esperienza che può aiutare i giovani, specialmente negli istituti, perché da qui partono le decisioni di vita. Vi direi di venire a visitarci e vivere un’altra realtà che esiste al Sud Italia”.
L’incontro al Piccolomini ha aperto così due giornate di riflessione che proseguiranno a Siena con magistrati, studiosi, scrittori e rappresentanti religiosi già nel pomeriggio a partire dalle 15 a Palazzo Patrizi. Un percorso che parte dalle aule scolastiche per affrontare una questione che riguarda l’intera società: riconoscere nell’altro non una minaccia o un estraneo, ma una possibile risorsa per il futuro comune.
