La Contrada della Tartuca annuncia un intervento artistico di rilievo: il pilastro del salone superiore della Società M.S. Castelsenio è stato dipinto dall’artista Carlo Pizzichini, nell’ambito dei lavori di ristrutturazione dei locali conclusi nel 2025.
Proposto dall’architetto tartuchino Riccardo Butini, il progetto nasce con l’obiettivo di valorizzare gli spazi contradaioli attraverso l’arte, trasformando un elemento architettonico in un segno distintivo, capace di arricchire il patrimonio visivo della Città.
Il legame tra Pizzichini e la Tartuca è consolidato: autore del drappellone vinto nel memorabile Palio del 3 luglio 1991, l’artista ha dal 2004 tre opere esposte nella Società. Con questo nuovo intervento, l’autore torna a intrecciare la propria ricerca artistica con l’identità della Contrada, contribuendo ad arricchirne gli spazi con un’opera destinata a durare nel tempo.

Riportiamo parte della lettera scritta dall’artista alla Contrada:
Il pilastro si colloca davanti a due grandi campiture monocrome, una azzurra e una gialla (realizzate dallo stesso Pizzichini n.d.r.). Queste due superfici, essenziali e luminose, costituiscono una sorta di orizzonte cromatico: due campi di energia pura, quasi due cieli paralleli che evocano i colori identitari della Contrada.
Dentro questo spazio di colore si innesta il pilastro dipinto, che appare come un notturno verticale.
Non è semplicemente un elemento decorativo: è un frammento di cielo che attraversa l’architettura.
Sul fondo scuro della colonna si accendono segni luminosi: piccole bandiere giallo-blu, strisce di luce, volute, tracce dinamiche, meteore e stelle filanti. Sono segni di festa, quasi frammenti di gioia che attraversano la notte senese. Il linguaggio pittorico di Pizzichini qui si fa leggero e musicale: i segni non descrivono, ma vibrano, come se fossero sospinti dal vento della festa contradaiola. Alla base del pilastro il cielo poggia simbolicamente sul carapace della tartaruga, immagine silenziosa e solida che rimanda al simbolo della Contrada. È come se la Tartuca stessa sostenesse questo cielo festoso. Salendo lungo la colonna, il movimento dei segni diventa sempre più libero, quasi ascensionale, fino a raggiungere la parte alta del pilastro dove, come una scritta luminosa nel cielo della città, appare il celebre motivo dell’inno contradaiolo: “In alto Tartuca…” Qui la pittura diventa voce. Il pilastro non è più soltanto una struttura che regge l’edificio: diventa un canto verticale, una colonna di energia simbolica che collega terra e cielo, memoria e festa, appartenenza e immaginazione. In questo dialogo tra architettura, colore e identità contradaiola, l’intervento di Pizzichini riesce a trasformare un semplice elemento strutturale in un piccolo cosmo festivo, dove la notte di Siena si accende di segni, di luci e di orgoglio tartuchino. E così il pilastro, silenzioso sostegno della sala, diventa improvvisamente qualcosa di più: un frammento di cielo senese che canta.

L’iniziativa si inserisce in una tradizione profondamente radicata nella cultura senese. Già nel Trecento, la Repubblica di Siena riconosceva il valore della bellezza come bene pubblico: nel Costituto del 1309, carta fondamentale dello Stato, si prescriveva a chi governava di avere “massimamente a cuore la bellezza della città, per diletto e allegrezza dei forestieri, e per l’onore, la prosperità e l’accrescimento della città e dei cittadini”.
L’intervento di Pizzichini si colloca nel solco di questa visione, rinnovandone il significato in chiave contemporanea: l’arte come cura dello spazio condiviso, come gesto civile capace di coniugare memoria, appartenenza e futuro.
