Siena saluta Carlo Lorenzini, verace chiocciolino e appassionato goliardo

“Buzzo” se ne va a 63 anni. Il messaggio di addio degli studenti delle Feriae: “Non si è fermato mai”

E’ in lutto la comunità senese per la morte di Carlo Lorenzini detto “Buzzo”, 63 anni, appassionato contradaiolo della Chiocciola e notissimo goliardo.

Malato da tempo, Carlo aveva lavorato alla Olivetti ed era un punto di riferimento per generazioni di studenti universitari della galassia delle Feriae Matricularum (celebre la sua firma in molte celebri canzoni delle operette), nonchè fervente e sanguigno chiocciolino. Lascia la moglie e una figlia.

Questo il messaggio di addio delle Feriae, di cui fu baliota nel 1978: “Carlo Lorenzini detto Buzzo era un goliardo senza freni: nella vita, nella contrada, nella fantasia. Verace e sanguigno nella sua Chiocciola, pungente e vorace con noi al Nannini: dietro a quel suo bisbetico modo di girare la ruota della vita, Buzzo nascondeva da sempre la scintilla della musica.  Quando si canta una canzone, le parole sembrano venire fuori dal nulla, tirate lì per caso come una macchia di inchiostro che si rovescia sul foglio bianco e vuoto: come se in realtà ce le avessimo sempre avute dentro. Invece ogni singola lettera, ogni verso e ogni rima sono state scolpite ed incise da qualcuno con la minima accuratezza, come sulla pietra.  Buzzo aveva quell’ingegno di chi si spreme le meningi e trasforma un’emozione in parole, e le parole in musica, e la musica in Goliardia. Per la goliardia senese Buzzo ha dato, senza chiedere indietro, ha creato, senza la pretesa di apparire. E non si è fatto mancare niente.  Chi conosce le vicende della sua lunga storia di Feriae lo sa bene: con gli amici della Setta, Buzzo ha saputo essere goliardico sempre e liberamente, fuori da ogni vincolo e da ogni regola.  Non a caso, dopo aver fatto parte della Balìa nel 1978, ha preso il comando delle Feriae Matricularum nel 1980 dando vita ad un’immortale Reggentia, un organo libero, senza alcun Princeps, che non prendeva ordini da nessuno, se non da se stessa. Il destino più naturale per chi vive da eccezione e non da regola.
Carlo non si è mai fermato. Ancora oggi lo si poteva trovare la mattina a fare colazione con gli amici chiocciolini in San Domenico o la sera al Nannini a questionare di operette e vecchi aneddoti.
Non si è certo fermato nemmeno quando la vita lo ha costretto a muoversi su una sedia: non ha mai smesso di girare per la città, andare dove gli pare, fare sempre e solo quello che gli pare. Perché Carlo, e questa per noi è la cosa più bella, non è mai sceso a compromessi. Non lo ha fatto nemmeno quando la morte gli ha portato via il caro fratello Leone, anzi; è tornata forte in lui la voglia di sentire ancora quei canti di gioia, di rinvigorire quell’animo lacerato, di dare una nuova energia a noi ragazzi. Ed è da quella voglia di sentirsi ancora più vivi di fronte alla durezza della morte che è nata in segreto la nostra Operetta Straordinaria del 2016. In quell’occasione Carlo e tutti gli amici della Setta riunirono giovani dai sessant’anni in su e giovanissimi dai sessant’anni in giù su un unico palco nell’onore del ricordo di quegli amici che non c’erano più. Quando sentite le nostre più belle canzoni, come Questa storia no e Grazie, cantate da qualcun’altro che ben conoscete, pensate che quella l’ha fatta Buzzo.  E quando sentirete rimbombare ancora il Mascara, e fidatevi ora lo sentirete più forte che mai, scolpitevelo in testa con minima accuratezza: oh, anche questa l’ha fatta Buzzo!
Noi Carlo non ti dimenticheremo. Nemini Parcetur”.

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