Siena, “Santa Maria alle Scotte: il nome torna, i problemi restano. USB chiede interventi concreti"

"L'identità e la simbologia, se non accompagnate dalla sostanza, rischiano di diventare esattamente ciò che sembrano: un guscio vuoto ben lucidato"

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Dopo oltre 50.000 euro spesi per il “lotto volano” e circa 6 milioni di euro investiti per lucidare l’ingresso dell’AOUS, tra i dubbi della cittadinanza e degli stessi operatori sanitari, oggi si assiste all’ennesima celebrazione in grande stile: il ritorno al nome storico Santa Maria alle Scotte.

Un’operazione presentata come un omaggio alla “storia, identità e memoria collettiva”, parole della Sindaca di Siena, accompagnate dai ringraziamenti al Direttore Generale.

USB prende atto. E non senza qualche domanda. Perché l’identità e la simbologia, se non accompagnate dalla sostanza, rischiano di diventare esattamente ciò che sembrano: un guscio vuoto ben lucidato, magari anche con un’ottima mano di gommalacca, ma sempre vuoto resta. E allora viene spontaneo chiedersi se questo ennesimo richiamo alla “memoria” non sia anche un modo elegante per distogliere lo sguardo da un presente molto patinato: quello di un sistema sanitario che mostra segni sempre più evidenti di declino.

Nel quotidiano dell’AOUS si registrano infatti medici in fuga, carenze croniche di personale, assunzioni centellinate, carichi di lavoro ormai strutturalmente insostenibili, salti di riposo e uno stress lavoro-correlato che troppo spesso sfocia nella sindrome del burnout. Non una semplice parola inglese di moda, ma una condizione concreta che pesa su lavoratori e di conseguenza sui pazienti.

USB ricorda che salute e sicurezza nei luoghi di lavoro non sono slogan, né capitoli da compilare per obbligo normativo: devono tornare ad essere il cuore della politica aziendale. Perché è ormai ampiamente dimostrato che organici insufficienti non solo aumentano il rischio di burnout tra gli operatori, ma incidono anche sulla qualità dell’assistenza, sulla sicurezza delle cure, aumentantando l’indice di mortalità dei pazienti e il rischio di non riconoscere tempestivamente le complicanze cliniche. Il cemento, le targhe e le intestazioni non possono prevalere sul diritto alla salute della cittadinanza.

Nel corso del 2025 e anche del 2026, USB ha cercato ripetutamente un confronto con tutti gli organi della Direzione AOUS, senza ottenere risposte strutturate, se non interventi sporadici e frammentati, spesso più orientati a tamponare l’emergenza che a governarla.

USB, per parte sua, ringrazierà soltanto quando vedrà finalmente una programmazione seria, stabile e concreta: una politica del personale che rimetta al centro il rispetto dei professionisti sanitari e garantisca davvero la sicurezza delle cure per tutta la cittadinanza.



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