Prosegue il clima di tensione all’Università degli Studi di Siena dopo la protesta che ha visto studenti, dottorandi e lavoratori occupare nella notte la biblioteca della Facoltà di Lettere nel polo di Fieravecchia. Una mobilitazione nata contro i tagli e la riduzione dei servizi bibliotecari, culminata con la presentazione di una mozione al Senato Accademico, poi respinta.
Dall’occupazione degli spazi universitari al presidio davanti al Rettorato, la protesta del “Comitato per difendere UniSi” non si è fermata. Tuttavia, il tentativo di aprire un confronto istituzionale attraverso la mozione non ha trovato accoglimento da parte dell’Ateneo.
A spiegare i contenuti della proposta è Arianna Scarselli, senatrice accademica di Cravos: “La mozione non chiedeva un ritorno completo agli orari precedenti al 13 febbraio, ma puntava a una soluzione di compromesso rispetto alle recenti restrizioni. Abbiamo inoltre evidenziato criticità nelle modalità di comunicazione – spiega – ribadendo che sarebbe spettato all’Università informare in modo tempestivo la comunità studentesca, evitando comunicazioni a ridosso dell’entrata in vigore dei provvedimenti”.
Di fronte alle richieste, la risposta dell’Ateneo è stata l’istituzione di tavoli tecnici suddivisi per polo, con il compito di valutare eventuali modifiche agli orari, compatibilmente con i vincoli di bilancio. Una proposta che però non convince i promotori della protesta. “Nel frattempo – prosegue Scarselli – la riduzione dei servizi resterà in vigore, con evidenti disagi per studenti e dottorandi”.
Alla base della decisione dell’Università, viene ribadito, ci sono le difficoltà legate a un definanziamento strutturale del sistema universitario a livello nazionale, che impone una revisione delle risorse disponibili.
La mozione bocciata era stata approvata in precedenza da un’assemblea partecipata da studenti, dottorandi e docenti, segno di un malcontento diffuso all’interno della comunità accademica. Da qui la scelta di occupare i locali di Fieravecchia e trascorrere la notte all’interno della struttura, in un gesto simbolico per rivendicare il diritto a spazi e servizi ritenuti essenziali.
Gli studenti chiedono un cambio di rotta concreto e un dialogo reale con la governance dell’Ateneo, mentre l’Università punta su un percorso tecnico e graduale.
Uno scontro che, al momento, resta aperto con un appuntamento solo rimandato al prossimo Senato Accademico, tra circa un mese.