La scomparsa di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, lascia un vuoto profondo anche nella comunità senese del movimento. A ricordarlo è Fabio Spalluto, presidente di Slow Food Siena, che sottolinea l’eredità culturale e umana di una figura capace di cambiare il modo di pensare il cibo, l’alimentazione e il rapporto con la terra.
“Carlo Petrini, per tutti Carlin, è stato un personaggio speciale – racconta Spalluto –. Proprio quest’anno ci stavamo preparando a celebrare i 40 anni dalla nascita di Slow Food. Lo faremo con un po’ più di tristezza, ma continueremo sulla strada che ci ha indicato”. Nato a Bra, nel Cuneese, Petrini aveva dato vita prima ad Arcigola e poi a Slow Food, trasformando un’intuizione locale in una rete internazionale. “È riuscito a parlare con tutti – aggiunge Spalluto –: dal Papa al Presidente della Repubblica, fino a Re Carlo. La sua filosofia è stata abbracciata da persone e istituzioni in tutto il mondo”.
Il cuore del messaggio di Petrini resta racchiuso nelle tre parole che hanno accompagnato l’intero percorso del movimento: buono, pulito e giusto. “Buono – spiega Spalluto – significa un cibo fresco, nutriente, legato possibilmente al territorio. Pulito vuol dire rispettoso dell’ambiente e dei processi naturali. Giusto, infine, perché il produttore deve essere pagato correttamente, ma sempre nel rispetto anche del consumatore”.
Nel solco di questa eredità si inserisce anche il lavoro di Slow Food Siena, presente in una provincia ampia e ricca di biodiversità. “Il nostro obiettivo – prosegue Spalluto – è entrare in contatto con le comunità, con le istituzioni e con il territorio, portando avanti attività legate alla cultura del cibo”. Tra i progetti più significativi ci sono gli orti realizzati nelle scuole, in collaborazione con il Comune di Colle Val d’Elsa: piccoli spazi coltivati insieme ai bambini, per insegnare loro da dove nascono un ravanello, un pomodoro o una piantina.
Accanto alla dimensione educativa, Slow Food Siena promuove ogni mese incontri aperti a soci e non: visite a produttori, percorsi sul formaggio, sul miele, sulle api, sul vino e sulle vigne di un territorio che Spalluto definisce “tra i più belli e importanti dal punto di vista enologico”. Non mancano poi i progetti sociali, come quello con l’Anffas di Poggibonsi, dedicato al percorso “dal chicco al pane”.
“Sono piccoli gesti – conclude Spalluto – ma fanno bene a tutti, anche al cuore”.