Si è concluso con una condanna il procedimento penale nato dalle molestie telefoniche subite da due avvocate del Foro di Siena tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023. Il giudice del Tribunale di Siena, dottor Frangini, ha riconosciuto colpevole un uomo residente a Roma, imputato del reato di molestie previsto dall’articolo 660 del Codice penale.
L’uomo, già gravato da numerose precedenti condanne per analoghi episodi commessi ai danni di altre donne, era accusato di aver preso di mira le professioniste senesi con ripetute telefonate effettuate da un numero anonimo. Durante le chiamate rivolgeva alle vittime frasi sessualmente esplicite e apprezzamenti a sfondo erotico, creando nelle due donne un forte stato di disagio e preoccupazione.
Le persone offese, le avvocate Elena Brocchi e Roberta Parigiani, si erano costituite parte civile nel processo rispettivamente assistite dagli avvocati Duccio Pagni e Ivan Roberto Picci. Con la sentenza pronunciata oggi, il tribunale ha condannato l’imputato al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di mille euro per ciascuna delle due professioniste, oltre alle spese processuali e a quelle sostenute per la costituzione di parte civile.
La vicenda era emersa nel 2023, quando le due avvocate avevano denunciato una serie di telefonate moleste ricevute da un interlocutore sconosciuto. In una delle conversazioni l’uomo aveva lasciato intendere di osservare abitualmente una delle professioniste, arrivando a pronunciare frasi come “Ti guardo sempre”. Circostanza che aveva alimentato nelle vittime il timore di essere controllate e seguite, influenzando anche la loro quotidianità lavorativa.
Nel corso delle discussioni finali, gli avvocati Pagni e Picci hanno posto l’accento proprio sulle conseguenze psicologiche provocate dalle molestie. Entrambi hanno evidenziato come le telefonate abbiano generato nelle persone offese uno stato di paura che le ha costrette a modificare le proprie abitudini e a guardarsi costantemente intorno.
L’avvocato Pagni, nel suo intervento, ha inoltre sottolineato come vi fosse stata da parte delle parti civili la disponibilità ad accogliere un segno di pentimento da parte dell’imputato per quanto commesso. Un ravvedimento che, secondo quanto emerso nel dibattimento, non sarebbe però mai stato manifestato nel corso dell’intero procedimento giudiziario.