A dieci anni dall’approvazione della legge sulle unioni civili, l’Università di Siena ha ospitato due giornate di confronto su quello che viene considerato uno dei passaggi più importanti nella storia recente dei diritti civili in Italia. Si è concluso questa mattina, nella sede Mattioli dell’ateneo senese, il convegno “La legge sulle unioni civili: le prospettive giuridiche”, promosso dai dipartimenti di Scienze politiche e internazionali e di Giurisprudenza.
Giuristi, accademici, rappresentanti politici e della società civile si sono confrontati sugli effetti della legge Cirinnà e sulle prospettive future, in un clima segnato dalla consapevolezza che molto resta ancora da fare, soprattutto sul fronte dei diritti delle famiglie omogenitoriali e dei figli.
Tra gli ospiti della tavola rotonda conclusiva anche l’ex senatrice Monica Cirinnà, firmataria della legge del 2016, che ha parlato di un’Italia attraversata oggi da “un alito nero” e da “una politica reazionaria”. “La legge ottenuta dieci anni fa è stato un primo passo – ha detto – ma la vera uguaglianza è il matrimonio per tutti”. Secondo Cirinnà, con l’attuale governo non ci sarebbero le condizioni per ulteriori aperture: “Serve un impegno civico fortissimo, soprattutto delle nuove generazioni”.
Sul piano giuridico, il convegno ha evidenziato i passi avanti compiuti dalla giurisprudenza negli ultimi anni, spesso però in assenza di interventi legislativi da parte della politica. Daniele Ferrari, ricercatore di diritto e religioni all’Università del Piemonte Orientale, ha sottolineato come “l’unione civile sia sostanzialmente un matrimonio”, pur mantenendo alcune differenze formali. Più problematico, invece, il tema dei figli delle coppie omogenitoriali.
“Per le coppie di donne – ha spiegato – ci sono state aperture importanti della Corte Costituzionale e della Cassazione sul riconoscimento della doppia genitorialità. Per le coppie di uomini, invece, la situazione resta molto più complessa, soprattutto dopo la legge Varchi sulla gestazione per altri”. Ferrari ha parlato apertamente di “vuoto di tutela” e di “grande diseguaglianza” nei confronti dei bambini.
Critico anche il giudizio sulla politica: “La società civile è pronta – ha affermato – ma la politica non rappresenta più queste persone e questi bambini. Oggi i loro diritti dipendono troppo spesso dalle sentenze dei tribunali e non da una scelta chiara del legislatore”.
Un tema ripreso anche da Gianni Cuperlo, presente a Siena per ricordare l’approvazione della legge del 2016, votata con doppia fiducia in Parlamento. “Fu una legge storica per il Paese – ha detto – un traguardo inseguito a lungo”. Cuperlo ha ricordato però come alcuni punti centrali, a partire dalla stepchild adoption, siano rimasti fuori dal testo finale per effetto di una mediazione politica. “I governi successivi, sostenuti da maggioranze ibride, non hanno consentito ulteriori passi avanti. E l’attuale esecutivo, sul terreno dei diritti civili, ha compiuto pericolosi passi indietro”.
Per l’Università di Siena, il convegno è stato anche un momento di apertura alla città e di riflessione pubblica. “Questa legislazione ha inciso profondamente sul nostro ordinamento – ha spiegato Alessandra Viviani, delegata del rettore alle Politiche di inclusione ed equità – perché ha riconosciuto diritti fondamentali e diritti civili di tutte le persone. Dopo dieci anni è giusto interrogarsi su come andare avanti. L’università deve contribuire a costruire una società più giusta e inclusiva”.