UniSi, la protesta degli studenti con il ministro Bernini: "Amarezza per mancato dialogo richiesto"

Gli studenti e i precari universitari sono scesi in piazza con la loro "veglia funebre" all'omicidio dell'Università Pubblica

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Una veglia funebre in pieno stile con tanto di bara simbolica e corteo alle spalle è stato il presidio organizzato dagli studenti e i ricercatori universitari in dissenso con i tagli all’Università Pubblica previsti dal Governo. Un’azione tranchant in occasione della visita del Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini per l’inaugurazione dei nuovi laboratori del Santa Chiara Lab.

“Siamo relegati fuori. Però vorrei anche dire che la vera Università di Siena è quella che vedete qui. Non è quella delle apparenze e delle passerelle – spiega il ricercatore precario UniSi Vincenzo Spagnolo -, che in realtà è tagliare i nastri così come ci taglia sugli stipendi, ci taglia sul finanziamento pubblico, ci costringe a forme di ricatto che ci portano fondamentalmente a una guerra fra poveri, in un’arena in cui siamo costretti a scannarci a vicenda”.

A pizzicare la protesta pacifica è stato il confronto negato che proprio gli studenti e i ricercatori avevano chiesto al Ministro.

“Volevamo confrontarci sulle politiche che lei vuole mettere in campo e invece quello a cui assistiamo sono tagli all’Università, riforma del pre-ruolo, precariato, tagli al diritto allo studio – spiega Samuele Picchianti, dell’associazione studentesca Cravos -. C’erano 1,2 miliardi del PNRR che potevano risanare le tasche del DSU in Toscana, costruire residenze, costruire mense e che invece sono andati in mano agli studentati privati, alle multinazionali per fare gli interessi dei privati. Questo è completamente inaccettabile. Volevamo confrontarci, ma mi sembra che il confronto da parte di questo Governo non ci sia minimamente”.

Critiche accese anche verso il Rettore Roberto Di Pietra che a più riprese aveva criticato i tagli del Governo alla Ricerca, ma che, secondo i protestanti, in questa occasione non ha voluto tirar fuori di fronte al Ministro.

“È mancato dialogo anche con il Rettore – prosegue Picchianti -. L’unica cosa che ha messo in campo il Rettore è adeguarsi alle misure che sono state prese dal Governo. Nessuna forma di protesta da parte contro i tagli all’Università. Secondo noi la ministra Gelmini sta uccidendo l’università pubblica e il rettore dell’Università di Siena non ha detto una parola contro questo omicidio. Oggi con noi c’erano anche gli operai della Beko per dare un messaggio semplice, chiaro e diretto: senza Università, senza sistemi di diritto allo studio, senza lavoro, questa città è destinata a morire. Non si può campare di turismo! Si campa di Università, si campa di studio, si campa di diritto allo studio, di mense e residenze che funzionano, di un lavoro dignitoso. Se non c’è questo, questo territorio è destinato a morire come l’Università Pubblica oggi”.



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