L’Università per Stranieri di Siena rinnova una tradizione che dura da oltre un secolo e conferma la propria vocazione internazionale. Questa mattina, nell’aula magna Virginia Woolf della sede di piazza Rosselli, si è svolta la 109ª inaugurazione dei Corsi di Lingua e Cultura Italiana per Stranieri, appuntamento organizzato dal Centro Linguistico CLUSS che ogni estate accoglie a Siena centinaia di studenti provenienti da tutto il mondo.

L’evento ha rappresentato il tradizionale momento di benvenuto per gli studenti stranieri presenti durante il periodo estivo, una componente significativa della comunità internazionale che frequenta l’ateneo durante tutto l’anno. I numeri raccontano una realtà in costante crescita: nel primo semestre del 2026 sono stati circa 1.200 gli iscritti ai corsi di lingua italiana, in presenza e a distanza, provenienti da 86 Paesi.
“È la tradizionale apertura dei corsi di lingua e cultura italiana. I mesi estivi sono quelli con più presenze, ma naturalmente quello che ci inorgoglisce è il fatto di avere tantissimi gruppi diversi che arrivano da 86 Paesi diversi”, ha spiegato la direttrice del Centro Linguistico CLUSS e prorettrice alle Relazioni Internazionali, Carla Bagna.
Un’offerta formativa che negli ultimi anni si è ulteriormente ampliata grazie al consolidamento della didattica online. “Si è consolidata un’offerta formativa sia di corsi in presenza sia di corsi a distanza, sincroni, quindi con il docente collegato da Siena e studenti di diversi Paesi che frequentano corsi da luoghi per i quali è difficile arrivare in Italia”.
Gli studenti arrivano soprattutto dall’Europa, che resta l’area geografica più rappresentata, ma anche da Stati Uniti, Messico, Brasile e Argentina per il continente americano, oltre che da Giappone, Cina e Corea del Sud. Accanto ai corsi tradizionali, l’ateneo porta avanti progetti specifici rivolti a studenti palestinesi, beneficiari di programmi UNHCR e discendenti di italiani all’estero, oltre a collaborazioni con istituti culturali italiani e università internazionali.

Nel suo intervento il rettore Tomaso Montanari ha voluto lanciare un messaggio che va oltre l’insegnamento della lingua italiana, legando l’esperienza di studio a un’idea di apertura e convivenza tra i popoli.
“Quello che dirò alle ragazze e ai ragazzi che arrivano da tutto il mondo è che forse non lo sanno, ma sono in cura: viaggiare, studiare altre lingue e conoscere altre culture è una terapia – ha affermato il rettore, citando Miguel de Unamuno -. La cura per il fascismo è la lettura e la cura per il razzismo sono i viaggi. Noi crediamo che questa conoscenza reciproca fra culture sia esattamente ciò di cui ha bisogno un mondo che sembra parlare soltanto di odio, guerra e contrapposizioni identitarie. Qui si impara che esiste un’unica identità, quella umana”.
Montanari ha poi rivendicato il valore universale della lingua italiana, intervenendo anche nel dibattito contemporaneo sull’identità nazionale e sull’immgrazione. “L’italiano è una lingua di pace e di apertura. Chi lo studia non lo fa per una potenza militare o economica, ma per la nostra cultura, per il nostro patrimonio e per la bellezza del Paese. La Costituzione ci dice che l’identità nazionale si fonda sulla cultura e sul paesaggio, non sul sangue. Tutti possono diventare italiani e italiane“.
Un messaggio che si lega alle parole della stessa Bagna, che nel presentare la nuova annata dei corsi ha ricordato come l’apprendimento della lingua italiana rappresenti soprattutto un’occasione di incontro tra persone provenienti da esperienze e culture differenti. Un dialogo quotidiano che si rinnova nelle aule e nei corridoi dell’ateneo e che, in un periodo segnato da tensioni e conflitti internazionali, assume il valore di un piccolo laboratorio di pace.
