Per vedere davvero che cosa sia il Santa Maria della Scala di Siena, bisogna poter entrare anche là dove il percorso di visita si interrompe. È nei 18mila metri quadrati finora inaccessibili al pubblico che l’Antico Spedale rivela una parte decisiva di sé, nella misura dei suoi spazi, nella forza delle sue architetture, nel deposito vivo della sua memoria. Da giovedì 10 settembre 2026, questa possibilità prende forma nel progetto “A porte chiuse. Dentro il Santa Maria della Scala”, il ciclo di visite straordinarie promosso dalla Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala, in collaborazione con il Comune di Siena.
L’iniziativa offrirà per la prima volta a senesi, turisti, pellegrini, studiosi e appassionati l’occasione di attraversare ambienti che non rientrano nella visita ordinaria e che saranno al centro del futuro cantiere di restauro. Dopo il primo appuntamento del 10 settembre, le visite si svolgeranno ogni martedì e giovedì alle ore 15.00, nei mesi di settembre e ottobre, esclusivamente su prenotazione, in gruppi di massimo 10 persone. La durata del percorso è di circa un’ora e 15 minuti. Il costo di partecipazione è di 5 euro.
In questa apertura straordinaria si riflette anche il rapporto profondo tra il Santa Maria della Scala e la città. Lo sottolinea Nicoletta Fabio, sindaco di Siena: “Entrare oggi negli spazi del Santa Maria della Scala ancora non accessibili al pubblico significa, prima di tutto, riscoprire una parte profonda della nostra storia. Ogni ambiente, ogni stanza, ogni passaggio parla di Siena: racconta secoli di cura e di accoglienza, di lavoro, di vita quotidiana, di fede e di relazioni. È un patrimonio che non appartiene soltanto al passato, ma continua a dire chi siamo. Per questo è particolarmente importante che siano proprio i senesi, prima ancora dei tanti visitatori che arrivano ogni anno nella nostra città, a tornare al Santa Maria della Scala. Molti lo hanno conosciuto quando era ancora lo Spedale, altri ne custodiscono memoria attraverso i racconti delle proprie famiglie. Oggi abbiamo l’opportunità di rientrarvi con uno sguardo nuovo, di riconoscere quei luoghi e, allo stesso tempo, di scoprirne altri. ‘A porte chiuse’ nasce anche con questo intento: riavvicinare la città al suo patrimonio e fare in modo che i senesi possano sentirlo nuovamente come parte viva della propria identità. Nel Santa Maria della Scala passato e presente si incontrano continuamente. Ci sono gli spazi che conservano ancora le tracce della loro funzione originaria, gli interventi che negli anni hanno trasformato l’antico Spedale in un luogo di cultura e, oggi, una nuova stagione di progettazione che guarda al futuro. Il Masterplan nasce proprio dalla consapevolezza di avere davanti un patrimonio straordinario, che richiede una visione ampia e che potrà progressivamente restituire alla città nuovi spazi, nuove funzioni e nuove occasioni di incontro. Riscoprire ciò che ancora non vediamo è dunque anche un modo per comprendere meglio ciò che vogliamo costruire. Aprire per la prima volta questi ambienti significa far conoscere una parte ancora nascosta del Santa Maria, ma anche accompagnare Siena verso il suo prossimo capitolo. È questo il senso più profondo dell’iniziativa: mettere in dialogo memoria e futuro, perché la storia di questo luogo non sia soltanto qualcosa da conservare, ma una risorsa viva su cui continuare a costruire la città”.
L’iniziativa si inserisce in una più ampia visione di futuro del complesso come evidenzia Cristiano Leone, presidente della Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala: “Per la prima volta i senesi e i visitatori potranno entrare nei circa 18mila metri quadrati del Santa Maria della Scala ancora da recuperare e comprendere concretamente perché abbiamo scelto di rimettere al centro il futuro di questi spazi. Di fronte a un patrimonio di tale vastità, nel cuore di Siena, abbiamo ritenuto che il nostro compito non potesse esaurirsi nella programmazione dei prossimi anni. Come avvenne all’inizio della trasformazione dell’antico ospedale in luogo di cultura, abbiamo scelto di tornare a pensare il Santa Maria su una scala pluridecennale. Il Masterplan nasce da qui: dalla volontà di dare una prospettiva concreta agli spazi ancora non pienamente fruibili, perché possano progressivamente diventare nuovi luoghi di cultura e di vita per la città. Ma progettare il futuro non significa rimandare il presente. Mentre lavoriamo a questa trasformazione, il Santa Maria vive attraverso una programmazione sempre più articolata: dalla mostra dedicata a Joseph Beuys al festival Xenos, fino alla grande esposizione su Santa Caterina. ‘A porte chiuse’ serve anche a rendere visibili, insieme, queste due dimensioni del nostro lavoro: ciò che il Santa Maria offre oggi alla città e ciò che stiamo costruendo perché possa offrirle ancora di più domani”.
La visita sarà introdotta da un breve intervento video dell’architetto Luca Molinari, coordinatore del Masterplan, nella Sala San Galgano. Il percorso proseguirà poi negli spazi normalmente non aperti al pubblico, accompagnati dai tecnici del Comune di Siena – Franco Ferrandi e Sabrina Caselli – e della Fondazione Santa Maria della Scala – Riccardo Giacopelli e Massimo Marzi. L’iniziativa nasce grazie al lavoro condiviso con il Comune di Siena, cui la Fondazione rivolge un ringraziamento particolare, insieme alla Direzione Opere Pubbliche e Opere Pnrr, Manutenzioni, con il dirigente ingegnere Paolo Ceccotti e il geometra Antonio Tizzani, e all’Ufficio tecnico presso il Complesso museale Santa Maria della Scala, con i periti edili Sabrina Caselli e Franco Ferrandi e l’ingegnere Simone Hayek.
L’itinerario conduce nella parte più ampia e meno conosciuta del Complesso, là dove il Santa Maria della Scala conserva ancora in modo tangibile le tracce della sua secolare storia di ospedale, conclusa definitivamente nel 1990. In alcuni ambienti il tempo sembra essersi fermato, in altri si leggono i segni degli interventi avviati a partire dal progetto di Guido Canali. Ovunque emerge con particolare evidenza il carattere unico del luogo, organismo stratificato e città dentro la città, cresciuta nei secoli intrecciando cura, accoglienza, lavoro, spiritualità e vita quotidiana.
La visita restituirà uno sguardo ravvicinato su scorci e spazi di straordinaria suggestione. Tra i punti più suggestivi del percorso, le bifore del Palazzo del Rettore, da cui si apre una vista inedita sul Duomo; la Santissima Annunziata osservata dall’alto, in una prospettiva inconsueta e affascinante; la piccola finestrella da cui, nei secoli passati, le religiose seguivano le funzioni pubbliche; gli ambienti un tempo destinati ai pazienti e ai servizi dell’ospedale; la scala del Cinquecento che conduce a grandi saloni sospesi nel tempo; i soffitti altissimi, le strutture lignee storiche, i passaggi di cantiere, gli affacci sulla vallata del Fosso di Sant’Ansano. Sono luoghi che sorprendono per la loro forza, per la loro bellezza essenziale, per il modo in cui lasciano affiorare, quasi intatta, la complessità del Santa Maria.
Per i senesi sarà l’occasione di ritrovare una parte profonda della propria storia collettiva, conosciuta forse solo da chi in quegli ambienti ha lavorato, è stato paziente o ne conserva una memoria familiare. Per i turisti e per chi arriva a Siena seguendo la Francigena, sarà invece l’opportunità di entrare in uno dei luoghi più affascinanti e meno visibili della città. Per architetti, storici dell’arte, ingegneri e studiosi, un accesso diretto a uno spazio di eccezionale interesse, dove il rapporto fra architettura, paesaggio e trasformazione urbana si legge con particolare intensità.
La visita straordinaria negli ambienti mai visti accompagna la mostra “Santa Maria della Scala. Architetture, progetti e visioni”, dedicata al nuovo masterplan e alle visioni progettuali che guideranno il recupero della parte ancora non rifunzionalizzata del complesso. Per questo, accedere oggi in tali spazi significa prendere parte a una fase importante del futuro dell’Antico Spedale, entrando in contatto diretto con gli ambienti che torneranno progressivamente al centro della vita culturale della città.
Le visite si svolgono esclusivamente in lingua italiana. Sono riservate a partecipanti maggiorenni. Per ragioni di sicurezza è obbligatorio indossare scarpe chiuse e comode, adatte a un percorso in spazi ancora oggetto di interventi e riconversione; durante la visita sarà inoltre obbligatorio utilizzare il casco protettivo, fornito dall’organizzazione. Alcune aree non sono accessibili alle persone con disabilità. Prima dell’inizio della visita sarà richiesta la firma di una liberatoria, necessaria a illustrare le caratteristiche del percorso e a rendere i partecipanti pienamente consapevoli delle condizioni di accesso.