L’ipotesi di trasferire all’Hotel Adriana le persone attualmente ospitate nelle due strutture di accoglienza di Abbadia San Salvatore è al centro del dibattito nel paese amiatino. Sulla vicenda interviene il circolo locale del Partito democratico, che chiede chiarezza sul progetto, il coinvolgimento delle istituzioni del territorio e maggiori strumenti per l’integrazione. Nella propria nota il Pd ribadisce che il trasferimento è, al momento, un’ipotesi.
Il possibile spostamento riguarderebbe circa 150 richiedenti asilo, attualmente ospitati nelle strutture Gambrinus e Milano. Si tratterebbe quindi della ricollocazione di persone già presenti nel comune. Il sindaco Niccolò Volpini ha espresso contrarietà alla loro concentrazione nell’Hotel Adriana, sollevando questioni relative alla capienza dell’immobile, alla gestione dell’accoglienza e alla salvaguardia della vocazione turistica del paese.
Il tema ha già avuto precedenti sul territorio. Nel gennaio 2023 l’allora sindaco Fabrizio Tondi aveva incontrato la prefetta di Siena per discutere delle presenze nei centri di Abbadia, chiedendo una distribuzione più equilibrata e condizioni che consentissero alla comunità di garantire integrazione e supporto.
Nel dibattito di questi giorni è intervenuta anche Futuro Nazionale: Michela Guerrini, Andrea Pinzuti e Lorenzo Bensi hanno chiesto al prefetto di approfondire l’ipotesi di trasferimento, verificando l’idoneità della struttura e coinvolgendo il Comune. Nella loro nota hanno inoltre proposto una progressiva riduzione delle presenze attraverso una diversa distribuzione sul territorio.
La vicenda riguarda i CAS, i Centri di accoglienza straordinaria: strutture individuate dalle Prefetture per accogliere richiedenti protezione internazionale quando i posti nei centri ordinari risultano temporaneamente insufficienti. L’accoglienza straordinaria era già prevista nel piano nazionale del 2014; la disciplina dei CAS è contenuta nell’articolo 11 del decreto legislativo 142 del 2015.
Nel comunicato il Pd richiama anche le modifiche introdotte nel 2023. Su questo punto, la documentazione della Camera conferma che il decreto-legge 20/2023, convertito nella legge 50/2023, ha eliminato l’assistenza psicologica, i corsi di italiano e l’orientamento legale e al territorio dall’elenco delle prestazioni da assicurare nei centri di prima accoglienza, ordinari e straordinari.
È in questo quadro che il circolo dem chiede un confronto tra Prefettura, Provincia, Regione e Comune, sostenendo il mantenimento, per quanto possibile, dell’attuale distribuzione delle strutture e il finanziamento di percorsi di lingua, formazione e inserimento lavorativo. Di seguito il comunicato integrale.
“Il Circolo del Partito Democratico di Abbadia San Salvatore segue con attenzione l’ipotesi, al momento ancora tale, del trasferimento presso l’Hotel Adriana delle persone attualmente ospitate nelle due strutture di accoglienza presenti sul territorio.
Abbadia ha accolto in questi anni un numero significativo di persone, soprattutto se rapportato alle dimensioni del nostro Comune. È stato possibile grazie al lavoro degli operatori dei centri, dei volontari, delle istituzioni e anche grazie alla maturità dimostrata dalla nostra comunità. È un equilibrio che riconosciamo e che vogliamo preservare.
Comprendiamo le preoccupazioni che stanno emergendo. Concentrare un numero elevato di persone in un’unica struttura rischia di non aiutare nessuno. L’accoglienza non consiste semplicemente nel trovare un edificio in cui ospitare delle persone: significa garantire spazi, relazioni, servizi e reali possibilità di integrazione. Funziona quando le persone possono vivere il territorio ed entrarne a far parte.
Non dobbiamo mai dimenticare che dietro ogni numero ci sono persone, spesso costrette a lasciare la propria casa, i propri affetti e il proprio Paese per fuggire da guerre, persecuzioni e condizioni di estrema difficoltà. Persone che hanno bisogno non soltanto di un luogo in cui essere ospitate, ma di dignità, attenzione e concrete possibilità di ricostruire la propria vita. È da questa consapevolezza che deve partire ogni ragionamento sull’accoglienza.
L’Hotel Adriana rappresenta una parte della storia di Abbadia e del suo sistema turistico. Da tempo lavoriamo, insieme all’Amministrazione comunale, agli operatori e alle associazioni, per rafforzare l’Amiata come destinazione turistica durante tutto l’anno. Una struttura ricettiva nel centro del paese è una risorsa importante per il commercio, il lavoro e l’economia locale. Ci auguriamo che l’Hotel Adriana possa continuare a svolgere questa funzione, così come riteniamo importante tutelare e valorizzare tutte le attività economiche del nostro territorio.
Riconosciamo il lavoro delle cooperative e degli operatori che ogni giorno si occupano dell’accoglienza. Ma decisioni di questa portata non possono essere affrontate senza un confronto con il Comune e con la comunità interessata. Condividiamo quindi la richiesta del sindaco di fare chiarezza e di garantire che il territorio sia informato e coinvolto.
C’è però una responsabilità politica nazionale che non possiamo ignorare. I Centri di Accoglienza Straordinaria nascono nel 2015 come strutture straordinarie e temporanee, pensate per affrontare situazioni di emergenza quando i centri ordinari non hanno posti disponibili. A distanza di anni, quella che doveva essere una risposta temporanea è diventata in molti territori una presenza stabile. E anziché superare la logica dell’emergenza, la destra al Governo ha continuato a gestire l’accoglienza senza costruire un sistema capace di garantire percorsi adeguati di integrazione.
Con il decreto del 2023, il Governo Meloni ha ridotto i servizi previsti nei centri, escludendo dal pacchetto obbligatorio di prima accoglienza alcuni strumenti fondamentali, come i corsi di lingua italiana, l’assistenza psicologica e l’orientamento legale e al territorio.
C’è poi un’altra contraddizione nella politica del Governo: mentre riduce gli strumenti destinati all’integrazione, continua a gestire gli arrivi e la distribuzione delle persone sul territorio senza una programmazione complessiva adeguata e senza garantire ai Comuni il necessario supporto. In questo modo si rischia di aumentare le difficoltà per le comunità locali, lasciandole prive di risorse e strumenti sufficienti per affrontarle, anche sul piano della sicurezza.
Questa è una precisa scelta politica: si parla continuamente di sicurezza e di controllo, ma poi si riducono proprio quegli strumenti che servono a rendere l’accoglienza ordinata, dignitosa e capace di integrarsi nei territori. Si continua a chiedere ai Comuni, alle associazioni, alle cooperative e alle comunità locali di gestire le conseguenze di decisioni prese a livello nazionale, senza garantire un adeguato coordinamento e investimenti sufficienti.
Il Governo Meloni e il ministro Piantedosi non possono limitarsi a individuare strutture attraverso le Prefetture e lasciare poi ai territori il compito di affrontarne tutte le conseguenze. Se l’accoglienza è una responsabilità dello Stato, lo Stato deve assumersi anche la responsabilità di organizzarla, finanziarla e accompagnarla con servizi adeguati. Non si può lasciare sola una comunità e poi presentarsi a parlare di emergenza e sicurezza.
La destra non può alimentare le preoccupazioni dei cittadini su situazioni che le proprie politiche contribuiscono a rendere più difficili da gestire. La propaganda non sostituisce una politica dell’accoglienza e non costruisce integrazione.
Per questo chiediamo l’apertura di un confronto immediato tra Prefettura, Provincia, Regione e Comune, con l’obiettivo di mantenere, per quanto possibile, l’attuale distribuzione delle strutture e soprattutto di garantire percorsi concreti di integrazione, attraverso progetti di apprendimento della lingua, formazione e inserimento lavorativo, sostenuti e finanziati dalle istituzioni competenti.
Noi continueremo a difendere un’accoglienza dignitosa, capace di tutelare le persone e il nostro territorio. Ma diciamo con chiarezza che non accetteremo decisioni calate dall’alto né comunità lasciate sole. Chi governa il Paese deve assumersi fino in fondo le proprie responsabilità: Abbadia merita rispetto, ascolto e risposte concrete, non propaganda”.
Crediti foto: pagina Facebook Comune di Abbadia San Salvatore