"Agire come se la peste suina arrivasse domani": l'allarme dell'Atc3 per il territorio senese

Il presidente Vivarelli a "Buongiorno Siena": "Siena ancora libera dal virus, ma dobbiamo fare presto". Si preparano presìdi per le carcasse e mille cacciatori-bioregolatori

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Roberto Vivarelli, presidente dell’ATC3, in diretta a “Buongiorno Siena”, fa il punto sulla diffusione della peste suina africana (PSA) e sulle misure operative in preparazione nel territorio senese, ancora indenne ma in stato di allerta. Dalla geografia dei casi alle contromisure sul campo, fino ai rischi per gli allevamenti e l’economia locale.

Dove sono i focolai e cosa aspettarsi nel Senese

Vivarelli chiarisce che i casi accertati riguardano per ora il nord-ovest della regione. Ma l’evoluzione potrebbe essere rapida e investire anche il sud della Toscana.

«Le province interessate purtroppo sono Massa, Lucca e Pistoia, con segnali anche su Prato. Siena, Arezzo e Grosseto sono zone indenni, ma non dobbiamo illuderci: la situazione potrebbe evolvere anche rapidamente.»

Presìdi per carcasse e smaltimento: la macchina si prepara

La strategia preventiva passa da una rete di punti attrezzati sul territorio, in previsione di un possibile aumento della mortalità tra i cinghiali.

«Stiamo predisponendo presìdi diffusi dove le carcasse possano stazionare temporaneamente per poi essere smaltite in sicurezza. Se la PSA arriva, parliamo di migliaia di animali: nel cinghiale la mortalità può sfiorare il 90%. Bisogna farsi trovare pronti.»

I cacciatori-bioregolatori: formazione express e compiti sul campo

L’ATC3 punta a creare una rete capillare di figure formate per interventi rapidi e corretti, dalla segnalazione al trattamento delle carcasse.

«Puntiamo ad avere circa un migliaio di bioregolatori. I corsi, brevi ma mirati, sono svolti dai veterinari della Asl: ringrazio il commissario dottor Briganti della Regione Toscana che li mette a disposizione gratuitamente. I cacciatori imparano come intervenire in caso di ritrovamenti, come maneggiare le carcasse e attivare le procedure.»

Rischi per la Cinta Senese e per l’export

La preoccupazione maggiore riguarda gli allevamenti, in particolare la Cinta Senese, eccellenza del territorio: un caso positivo può far scattare misure drastiche e blocchi commerciali.

«Se in un allevamento si trova un capo positivo, scatta la chiusura e la soppressione di tutti gli animali: un danno clamoroso. E già oggi alcune nazioni hanno bloccato l’import di carni suine italiane: l’impatto economico si sente, a prescindere dalla presenza di focolai locali.»

Sicurezza per l’uomo e responsabilità dei comportamenti

La malattia non è zoonotica, ma l’uomo resta un vettore potenzialmente decisivo nella diffusione del virus, soprattutto attraverso movimenti, attrezzature e alimenti contaminati.

«La PSA non si trasmette all’uomo, ma il maggior veicolo resta l’uomo. Non abbiamo ancora un vaccino: per questo la prudenza è tutto. Anche un salume contaminato o il contatto con una carcassa possono trasportare il virus.»

Nel complesso, il messaggio è duplice: il Senese è ancora libero dalla PSA, ma la preparazione non può attendere. Tra presìdi, formazione e rigore nelle procedure, la linea è chiara.

«Siamo indenni, ma dobbiamo agire come se la PSA potesse arrivare domani: preparazione e responsabilità faranno la differenza.»



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