Alla Corte dei Miracoli il dibattito sul ddl Pillon. La posizione del gruppo "papà resistenti"

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Si parlava della riforma della bigenitorialità: “Discriminazione nei confronti della figura genitoriale paterna”

Venerdì 9 si è tenuta una assemblea, organizzata dall’associazione Non una di meno -Siena, presso la “Corte dei miracoli” di Siena per dibattere della proposta di legge 735 Pillon, per la riforma della “Bigenitorialità”. Al riguardo è intervenuto il gruppo dei “papà resistenti”.

“Esprimiamo il nostro dissenso nel metodo oltre che nel contenuto – si legge nella nota del coordinamento -Alcune madri e sorelle di aderenti al gruppo “papà resistenti” hanno partecipato all’incontro, centralizzato tutto su argomentazioni chiaramente con “pregiudizio” e “discriminazione” nei confronti della figura genitoriale paterna. Toni e risentimenti al pari degli stessi usati ed abusati in altri luoghi (culturali e politici) contro i cittadini stranieri, extra comunitari o richiedenti dello status di rifugiati. Peccato che le stesse persone o gruppo femminista sia lo stesso che conducono (o condurrebbero) lotte contro il razzismo. Sono poi disponibili ad indossare gli stessi panni intolleranti quando si tratta di ogni azione per “demolire” la figura paterna. È stato costruito un dibattito sulla “Bigenitorialità” senza la presenza di gruppi o associazioni che rappresentano i papà, dando per scontato che questi siano favorevoli alla proposta di legge del Senatore Pillon”

“Questo si aggiunge al fatto che lo stesso gruppo ha sempre contrattato attraverso le proprie aderenti l’adesione e la partecipazione dei gruppo “papà resistenti” al lavoro delle istituzioni comunali o scolastiche. Il nostro lavoro di prevenzione del conflitto e difesa del diritti dell’infanzia sarebbe un lavoro di serie B. Resta soprattutto il rammarico enorme anche nei confronti della “Corte dei miracoli” che ha preferito dare solo spazio a gruppi femministe, e rifiutato di ospitare il lavoro di gruppi di auto aiuto come “papà resistenti”. Non ci meraviglia ma ci delude profondamente. Facile urlare “aprite i porti” poi chiudere gli occhi, la testa ed i cuori verso altri bisognosi, italiani o stranieri soprattutto se “papà”



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