Alpinismo, conoscenza e rispetto della montagna: il Panathlon Club Siena celebra la Terra

Relatori della serata: Francesco Mantelli e Alessandro Paffetti

Di Redazione | 26 Aprile 2026 alle 15:00

Alpinismo, conoscenza e rispetto della montagna: il Panathlon Club Siena celebra la Terra

In coincidenza con la giornata mondiale dedicata alla Terra, il Panathlon Club Siena- presieduto da Enrico Casini Cipriani- ha organizzato un incontro conviviale presso l’Hotel Villa Ermellina di Siena, interamente dedicato all’ alpinismo. Relatori della serata: Francesco Mantelli (alpinista con un recente passato di Dirigente chimico ARPAT, all’attivo numerose cime scalate in tutto il mondo) e Alessandro Paffetti (alpinista, istruttore di alpinismo, socio Panathlon Siena, attività alpinistica nel gruppo del Monte Bianco, delle Dolomiti e delle Alpi Apuane e arrampicata su cascate di ghiaccio). Entrambi i relatori sono soci storici del Club Alpino Italiano (CAI), con oltre mezzo secolo di affiliazione ciascuno. Dopo una breve introduzione al senso profondo dell’alpinismo- Mantelli ha incantato la platea di soci e ospiti con duecentoquaranta fotografie personali prevalentemente dedicate all’Appennino Tosco-Emiliano.

L’alpinista ha sottolineato come, a poche ore di auto da Siena, sia possibile osservare la bellezza selvaggia dei percorsi straordinari di crinale e delle cime oltre i duemila metri, privilegiando il periodo Ottobre-Novembre. Le rocce dell’Appennino, di natura silicatica con interstrati di argilla, furono formate da antiche correnti di torbida con sabbie e argille depositate circa 40 milioni di anni fa, in un mare molto profondo.  Agli occhi dei non esperti, gli alpinisti delle foto sembrano piccoli punti sulla neve, in intimo rapporto con la natura nelle immagini che parlano di forme, colori, immensità ed incanto, dialogando -senza bisogno di parole- con la musica strumentale della Suite #1, Op. 46 -Morning Mood- di Edvard Grieg. La sequenza fotografica inizia dall’Appennino fiorentino e le sue cime che sfiorano i 1.600 m s.l.m. piene di boschi, per passare alle immagini delle montagne pistoiesi e -sopra Maresca- il rifugio del Montanaro (1.570 m s.l.m.) e la prima vera montagna: il Poggio dei Malandrini (1.648 m s.l.m.), una delle terrazze più spettacolari che si affaccia su un mare di nubi sulla piana Firenze-Prato-Pistoia fino al profilo inconfondibile del monte Amiata.

Le immagini proseguono con l’alto Appennino e le sue vette oltre i 2.000 m s.l.m.: monte Cimone 2.165 m., monte Cusna 2.124 m, Prado 2.054 m (cima più alta della Toscana) e Alpe di Succiso con 2.017 m s.l.m.  La sequenza si chiude con l’Appennino parmense, senza montagne di altitudine elevata, ma con forme importanti di glacialismo. La fotocamera non dimentica le incisioni rupestri sul monte Limano (zona Bagni di Lucca), gli ometti di sassi, i raccoglitori di funghi al rifugio Portafranca (Appennino pistoiese), le albe, i tramonti o le (rare) ammoniti nel piccolo paese di Sasso Rosso, nei pressi di Castiglione di Garfagnana. L’enorme quantità di conoscenza, preparazione, pernottamenti in rifugio, sveglie all’alba e fatica fisica dietro ogni fotografia è implicita quanto la bellezza del risultato.

Bellezza che però non deve ingannare: la montagna è un ambiente potenzialmente molto pericoloso, dove gli incidenti fatali si verificano per eccessiva sicurezza o, al contrario, eccessiva leggerezza, inesperienza, mancata preparazione e/o mancata consapevolezza del pericolo. Le previsioni meteorologiche diventano fondamentali, in scenari dove la prudenza -quanto la conoscenza- può salvare la vita. E che il meteo in montagna possa essere imprevedibile è suggerito dalla raffica di vento intorno a 270 km/h registrata il 25 Novembre 2020 sul Passo della Croce Arcana nell’Appennino Pistoiese (1.749 m s.l.m.).

Il secondo relatore della serata, Alessandro Paffetti ha mostrato ai non-esperti il funzionamento dell’attrezzatura tecnica dell’arrampicata in scenari alpinistici complessi e l’importanza della falesia di Celsa, palestra naturale nella Montagnola Senese. Inoltre, Paffetti ha ricordato come in alpinismo l’aggettivo “facile” sia un concetto decisamente relativo: ogni escursione richiede preparazione come sottolineato da Ilaria Meloni, Presidente CAI Siena, a sottolineare come la montagna offra un ampio ventaglio di possibilità, dall’escursione fino all’arrampicata ad elevato contenuto tecnico.

Ospite della serata il pluripremiato Maestro dell’Illustrazione mondiale Roberto Innocenti (premio Hans Christian Andersen Award 2008), che decenni prima aveva compreso che il Pizzo d’Uccello (1.781 m s.l.m.) nelle Apuane Settentrionali -classificato EE/F (Escursionisti Esperti/Facile Alpinismo) pur nel sentiero ben segnato- sia tutt’altro che “facile”, con tratti di primo grado di arrampicata, rocce da superare, pendenze ripide e tratti esposti. “La missione del Panathlon è promuovere i valori della cultura sportiva e del rispetto in tutti gli Sport; la missione dell’alpinismo è promuovere la conoscenza, al di là della conquista, nel rispetto dell’ambiente e delle vite umane” -conclude il Presidente Casini Cipriani.



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