Il ritorno di una coppia di Frecciarossa alla stazione di Chiusi rappresenta una possibilità concreta, ma per trasformarla in un reale beneficio per il territorio servono una programmazione efficace e una visione complessiva del sistema dei trasporti. È questa la posizione del consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Enrico Tucci, che commenta gli esiti della videoconferenza promossa dall’assessore regionale ai trasporti Filippo Boni, alla quale ha partecipato anche il professor Stefano Maggi, esperto di storia e mobilità ferroviaria con cui Tucci collabora.
Secondo il consigliere, dall’incontro è emersa la possibilità di ripristinare una coppia di treni ad alta velocità a Chiusi, come già avvenuto in passato. Una prospettiva che giudica positivamente, pur ricordando che si tratta di un servizio sostenuto economicamente dalla Regione.
“È emerso il fatto che probabilmente è possibile mettere una coppia di treni a Chiusi, come era successo in passato – spiega Tucci –. Vorrei far notare che questi treni vengono collocati nelle nostre stazioni a titolo oneroso, perché nessuno può pensare di guadagnare con un Frecciarossa che fa la tratta Chiusi-Roma. È quindi la Regione che investe risorse proprie e, da questo punto di vista, ben venga questa coppia di treni: io sono assolutamente favorevole”.
Per il consigliere, tuttavia, il nodo principale non è tanto l’arrivo del Frecciarossa quanto la mancanza di un sistema integrato che permetta ai cittadini di raggiungerlo con facilità, in particolare da Siena e dal resto della Toscana meridionale.
“Il problema di fondo – sostiene – è che non c’è coordinamento tra il trasporto su gomma, cioè gli autobus di Autolinee Toscane, e il trasporto ferroviario. Questo è stato fatto notare anche dal professor Maggi, che di queste tematiche è un esperto. Armonizzare gli orari è una competenza della Regione e bisogna provvedere, altrimenti il servizio rischia di perdere gran parte della sua efficacia”.
Da qui la critica più netta all’organizzazione dell’assessorato regionale ai trasporti. Pur riconoscendo all’assessore Boni disponibilità al confronto, Tucci ritiene che il problema risieda nella macchina tecnica che dovrebbe supportare le trattative con i grandi soggetti del settore ferroviario: “L’assessore Boni è una persona squisita e pronta al dialogo – afferma – ma non dispone di una struttura tecnica all’altezza della situazione per confrontarsi con interlocutori potenti e strutturati come RFI e Trenitalia. Il rischio è che si continui a discutere molto, ma che alla fine si concluda ancora una volta molto poco”.
Secondo Tucci, la questione non riguarda singoli dirigenti, ma la capacità complessiva dell’assessorato di elaborare una strategia infrastrutturale solida e di sostenerla con argomentazioni tecniche convincenti.
“La struttura tecnica dell’assessorato non è adeguata al carico di lavoro e alle competenze necessarie per definire con chiarezza ciò che la Regione vuole fare sul fronte delle infrastrutture ferroviarie. Gli interlocutori non fanno beneficenza: dobbiamo metterli nelle condizioni di venire incontro alle nostre sacrosante esigenze con argomentazioni tecniche forti. Soprattutto per la Toscana del Sud, perché ancora una volta nell’area fiorentina passa di tutto, mentre da noi non passa niente”.