Andrea Zorzi porta "La magnifica imperfezione" a Monteroni d'Arbia: "Dallo sport impariamo che si sbaglia e si perde. Ma la vita non è una partita"

Un viaggio intorno al mondo attraverso la pallavolo, ma soprattutto una storia di persone, sogni, errori e seconde possibilità. "Nello sport si sbaglia e si perde. Ed è anche questo che ci insegna a vivere".

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C’è stato un tempo in cui Andrea Zorzi girava il mondo con una palla tra le mani, inseguendo vittorie, affrontando avversari, condividendo spogliatoi e sogni con una generazione destinata a scrivere la storia dello sport italiano. Oggi quel viaggio continua, ma il campo è diventato un palcoscenico, le tribune hanno lasciato spazio alle poltrone di un teatro e la pallavolo è diventata qualcosa di più grande: un modo per raccontare la vita.

Andrea Zorzi, uno dei volti simbolo della generazione d’oro del volley azzurro, arriva questa sera, venerdì 30 ottobre, alle 21.30, al Supercinema di Monteroni d’Arbia con La magnifica imperfezione, lo spettacolo che inaugura la nuova stagione di TeatrInScatola, la rassegna curata da Straligut Teatro.

Non aspettatevi soltanto il racconto di un campione. Perché qui le medaglie, le vittorie e le sconfitte sono soltanto il punto di partenza. C’è un intero secolo da attraversare, ci sono i grandi cambiamenti della storia, ma soprattutto c’è una domanda che riguarda tutti, anche chi non ha mai toccato un pallone: siamo davvero sicuri che nella vita sia così importante vincere?

“Nello sport è legittimo dividere tra vincenti e perdenti, perché l’obiettivo di ogni gara è eleggere un vincente e un perdente- racconta Zorzi ai microfoni di Siena TV-. Se applichiamo questa regola tale e quale al mondo, divideremo il mondo tra vincenti e perdenti. L’idea è che la vita non è una partita che puoi o vincere o perdere”.

Una frase che sembra quasi una provocazione, pronunciata da chi ha trascorso una parte importante della propria esistenza cercando proprio di vincere. Eppure è forse qui che si nasconde il significato più autentico dello spettacolo: la possibilità di guardare allo sport senza trasformarlo in una metafora perfetta della vita. Perché la vita, a differenza di una partita, non ha un tabellone che stabilisce chi ha ragione, chi ha sbagliato e chi merita di salire sul podio.

“Lo sport è anche un’occasione per provare a farla meglio, sapere che dipendi dai compagni di squadra, sapere che in ogni caso si sbaglia e si perde. Alcuni aspetti sono bellissimi da prendere dallo sport e riapplicare, altri aspetti legati solo alla competitività potrebbero essere pericolosi”.

Una palla in volo attraverso il Novecento

C’è qualcosa di affascinante nell’idea che un pallone possa raccontare la storia del mondo. Eppure è proprio da qui che nasce La magnifica imperfezione, un viaggio che parte dagli Stati Uniti, dove la pallavolo vide la luce alla fine dell’Ottocento, per attraversare continenti, guerre, ideologie e trasformazioni sociali. “È il racconto di come la pallavolo, che nacque negli Stati Uniti, tra New York e le cascate del Niagara, si è diffusa lungo il Novecento in tutti i Paesi del nostro mondo”, spiega Zorzi.

“Gli incontri della pallavolo che cresceva, che si diffondeva con i grandi eventi del Novecento, le due guerre mondiali, tutti gli ismi possibili e immaginabili, dall’imperialismo al colonialismo, al fascismo, al comunismo, al consumismo”.

Lo sport diventa così un osservatorio privilegiato sulla società, un filo invisibile capace di collegare storie apparentemente lontanissime. Ma dentro questa grande narrazione collettiva trovano posto anche i ricordi personali, quelli di un ragazzo che, insieme ai suoi compagni, ha conosciuto il mondo attraverso le trasferte, gli allenamenti e le partite.

“C’è una parte divertente, leggera, che racconta un po’ la storia di quei giovani ragazzi, tra i quali c’ero anch’io, che giravano il mondo e facevano cose a volte molto divertenti”. C’è spazio per sorridere, dunque. Per ritrovare quella leggerezza che spesso appartiene ai ricordi più belli, anche quando nascono dalla fatica e dai sacrifici.

Ma c’è soprattutto il desiderio di restituire allo sport la sua complessità. “Con un po’ di leggerezza trattiamo anche un tema importante: che ruolo può avere lo sport nel mondo contemporaneo, evitando le semplificazioni che sono legate spesso agli slogan, che sembrano facili ma non è mai così”.

Dal campo al teatro, senza smettere di raccontare

Accanto a Zorzi, sul palcoscenico, c’è Beatrice Visibelli, attrice che lo accompagna in un percorso artistico costruito negli anni insieme all’autore e regista Nicola Zavagli. Un sodalizio che ha già dato vita a La leggenda del pallavolista volante, il primo spettacolo teatrale dell’ex azzurro, nel quale la dimensione autobiografica era centrale.

“Il primo spettacolo era La leggenda del pallavolista volante, che raccontava una storia di pallavolo, ma era la mia storia personale. Questa è più allargata”. Se prima il protagonista era soprattutto Andrea Zorzi, oggi il protagonista è il mondo. E con lui tutti coloro che, almeno una volta, hanno provato a inseguire un obiettivo, hanno conosciuto il sapore di una sconfitta o hanno scoperto quanto sia importante avere qualcuno al proprio fianco.

Il teatro, in fondo, permette di fare qualcosa che il campo non concede: fermarsi, guardare indietro e dare un significato diverso alle esperienze vissute. “Il fatto di poter girare l’Italia nei bellissimi teatri, e quelli della Toscana sono chiaramente un po’ tutti casa nostra, è una cosa molto bella”, racconta Zorzi.

E c’è un aspetto che continua a sorprenderlo: la possibilità di parlare contemporaneamente a chi ama il teatro e a chi, magari, in un teatro non avrebbe mai pensato di entrare. “Farlo anche in presenza di pubblici diversi, pubblici teatrali che poco sanno di sport o un pubblico di sportivi che vanno a teatro, cosa che non fanno così spesso, è una grande soddisfazione. Vedere che questo racconto nella sua semplicità funziona con entrambi i pubblici è davvero tra le cose più belle che ho incontrato in questi anni”. Forse è proprio questo uno dei piccoli miracoli del teatro: riuscire a far incontrare persone che arrivano da mondi diversi e farle uscire con una domanda in comune.

Monteroni, dove il teatro incontra lo sport

A fare da cornice a questo racconto è Monteroni d’Arbia, che sceglie di aprire la nuova stagione teatrale con un protagonista capace di unire generazioni e passioni diverse. Per il sindaco Gabriele Berni, l’appuntamento si inserisce nel percorso di valorizzazione del Supercinema e dell’offerta culturale cittadina. Una proposta che porta sul territorio uno dei nomi più conosciuti della pallavolo italiana e che offre al pubblico un’occasione di incontro tra sport e spettacolo. È anche la filosofia che anima Straligut Teatro, realtà che da anni lavora per rendere il teatro un luogo di partecipazione e condivisione, con particolare attenzione alle nuove generazioni.

La nuova stagione di TeatrInScatola si apre così con una produzione di Teatri d’Imbarco che mescola storia, ironia e memoria collettiva: dalle palestre di provincia agli oceani, dagli hippy californiani fino a Mila e Shiro, il cartone animato che ha fatto innamorare della pallavolo un’intera generazione. E forse non poteva esserci titolo più adatto per inaugurare una stagione teatrale. Perché La magnifica imperfezione racconta proprio ciò che troppo spesso dimentichiamo: che gli errori non cancellano il valore di un percorso e che una sconfitta non definisce una persona. Andrea Zorzi lo ha imparato vivendo lo sport ai massimi livelli. Adesso prova a raccontarlo da un palcoscenico, senza rinunciare all’ironia e alla leggerezza.

La magnifica imperfezione – Giro del mondo su una palla in volo va in scena questa sera, venerdì 30 ottobre, alle 21.30 al Supercinema di Monteroni d’Arbia. Biglietti a 15 euro, ridotto 10 euro.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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