Ci sono piccoli gesti che, nel momento più difficile, possono assumere un significato immenso. Un cuscino a forma di cuore lasciato sul comodino di una stanza d’ospedale. Una borsina confezionata con cura per accompagnare una donna dopo un intervento chirurgico. Un dono semplice, che non cancella la paura e non allevia tutte le preoccupazioni, ma porta con sé un messaggio prezioso: non sei sola.
È da questi gesti, e dalle storie delle donne che li hanno ricevuti, che nasce l’impegno della Pubblica Assistenza Val d’Arbia per diffondere la cultura della prevenzione. Un impegno che dal 23 al 25 ottobre coinvolgerà l’intera comunità di Monteroni d’Arbia, pronta a tingersi di rosa con tre giornate dedicate alla salute, alla sensibilizzazione e alla solidarietà.
Torna infatti “Un Sabato per le Donne”, l’iniziativa inserita nel calendario dell’Ottobre Rosa che quest’anno mette al centro non soltanto l’importanza della diagnosi precoce, ma anche la dimensione umana della malattia: le emozioni, le fragilità, il sostegno psicologico e quella rete di relazioni che può aiutare una donna e la sua famiglia ad attraversare uno dei momenti più complessi della vita.
A promuoverlo la Pubblica Assistenza Val d’Arbia con la collaborazione di ISPRO, Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese e Azienda USL Toscana Sud Est e il patrocinio del Comune di Monteroni d’Arbia. Un appuntamento che quest’anno cresce, raddoppiando le giornate dedicate alla prevenzione.
La prevenzione diventa un’opportunità concreta: due giorni di screening gratuiti
Venerdì 23 e sabato 24 ottobre la sede della Pubblica Assistenza Val d’Arbia, in via IV Novembre 147, diventerà un punto di riferimento per la salute della comunità, grazie alla presenza di professionisti sanitari e all’attivazione di numerosi servizi gratuiti.
In programma screening mammografici, ginecologici e per il tumore del colon-retto, realizzati in collaborazione con ISPRO, l’Unità Operativa di Senologia dell’AOU Senese, il servizio Screening dell’ASL Toscana Sud Est e il personale ostetrico del distretto di Monteroni d’Arbia.
Le attività si svolgeranno venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 19 e sabato dalle 8.30 alle 13. Gli screening oncologici saranno effettuati su prenotazione tramite il QR code presente nella locandina ufficiale oppure su chiamata del servizio Screening dell’ASL Toscana Sud Est.
Negli stessi orari sarà disponibile anche lo screening gratuito per l’epatite C, ad accesso libero per le persone nate dal 1970 al 1990. Venerdì, dalle 10 alle 13, sarà inoltre possibile effettuare ecografie mammarie gratuite, su appuntamento, per le donne nate dal 1980 al 1995. Per informazioni e prenotazioni è disponibile il numero 0577 374386.
“Quest’anno abbiamo raddoppiato”, racconta Anna Tani della Pubblica Assistenza Val d’Arbia, sottolineando come l’obiettivo sia quello di offrire alla cittadinanza occasioni concrete per prendersi cura della propria salute. “Avremo un venerdì completamente dedicato alla prevenzione, con il camper di ISPRO che permetterà di effettuare mammografie gratuite, screening ginecologici e controlli sul colon. Noi ci occuperemo degli screening HCV e nel nostro ambulatorio ecografico saranno effettuate ecografie gratuite”.
Non soltanto curare il corpo: la forza del sostegno psicologico
Perché una diagnosi oncologica non cambia soltanto le condizioni di salute di una persona. Può cambiare il modo di guardare al futuro, le abitudini quotidiane, gli equilibri familiari. Porta con sé domande, timori e incertezze che non sempre trovano una risposta nelle sole cure mediche.
È proprio a questa dimensione, spesso meno visibile ma profondamente importante, che sarà dedicato l’incontro pubblico di sabato 24 ottobre, alle 16.30, dal titolo “Tumori femminili. L’importanza del supporto psicologico nella diagnosi e nella cura”.
Un confronto tra specialisti per approfondire il valore dell’accompagnamento psicologico, dalla comunicazione della diagnosi alle diverse fasi del trattamento, senza dimenticare il ruolo delle famiglie e delle persone che ogni giorno condividono il percorso della malattia.
Interverranno il professor Andrea Pozza, direttore dell’UOSA di Psicologia dell’AOU Senese; il professor Alessandro Neri, direttore della Chirurgia Oncologica della Mammella; il professor Errico Zupi, direttore della Ginecologia e Ostetricia; la dottoressa Federica Fantozzi, direttrice della Senologia dell’AOU Senese; la dottoressa Michela Giannetti, tecnico di Radiologia Medica; la dottoressa Lorena Passoni, membro del Comitato Scientifico della Fondazione Umberto Veronesi, e la dottoressa Laura Ceccarelli, referente provinciale dei volontari della Fondazione Umberto Veronesi.
“Parleremo di quanto conta e quanto serve avere un atteggiamento per affrontare una malattia così importante come un tumore al seno o all’utero”, spiega Anna Tani, evidenziando l’attenzione che sarà riservata anche alle conseguenze della diagnosi e delle cure sulla vita delle famiglie.
Ma accanto alle parole dei medici ci sarà spazio anche per quelle di chi la malattia l’ha vissuta sulla propria pelle. Viviana Veracini porterà la sua testimonianza, “Una storia di cura e di rinascita”, dando voce a un’esperienza che racconta il valore della vicinanza umana nei momenti di maggiore vulnerabilità.
“Noi ci mettiamo il cuore”: la storia di un piccolo dono che è diventato molto di più
È forse qui che si trova il significato più profondo dell’intera iniziativa. Perché dietro le giornate di prevenzione c’è una storia che parte da lontano, fatta di mani che lavorano, di volontarie che dedicano il proprio tempo agli altri e di donne che, dopo un intervento chirurgico, trovano accanto al letto un piccolo segno di attenzione.
Si chiama “Noi ci mettiamo il cuore” ed è il progetto della Pubblica Assistenza Val d’Arbia che prevede la realizzazione e la consegna di cuscini a forma di cuore e borsine portadrenaggio alle pazienti operate di tumore al seno.
Oggetti che hanno una funzione pratica, ma che nel tempo hanno dimostrato di possedere anche un valore emotivo difficile da misurare.
A raccontarlo è Enza Terzuoli, che di questa esperienza custodisce soprattutto le testimonianze ricevute. “Questo progetto è veramente il motore di questa iniziativa, perché dall’esperienza che abbiamo tratto in questi anni nel consegnare queste borsine portadrenaggio e questi cuscini a forma di cuore nel reparto di chirurgia della mammella, ci siamo veramente rese conto dell’importanza della prevenzione”.
Un’esperienza che ha fatto nascere il desiderio di andare oltre il sostegno alle pazienti, trasformando la solidarietà in un’occasione di sensibilizzazione per tutto il territorio.
“Il percorso è stato lungo, ricco di gratificazioni e di testimonianze sull’importanza di quanto un oggetto così aiuti anche l’aspetto psicologico di una donna al momento dell’operazione”, racconta Terzuoli.
Perché può accadere che, dopo una notte difficile, il risveglio in ospedale sia accompagnato da un gesto inaspettato. Un piccolo cuore sul comodino, lasciato da qualcuno che non conosce il tuo nome, ma che ha pensato a te.
Un modo silenzioso per dire che, anche nel momento della paura, esiste una comunità pronta a tendere la mano.
E quella solidarietà, nata tra le stanze del reparto di chirurgia della mammella, ha continuato a crescere, raggiungendo anche altri pazienti. Grazie ai tessuti donati e al lavoro instancabile delle volontarie, che dedicano tempo e abilità alla realizzazione di ogni singolo oggetto, il progetto ha infatti ampliato il proprio raggio d’azione. “Grazie ai numerosi tessuti che continuano ad arrivarci, completamente donati, e alle mani di queste donne che cuciono come fossero una fabbrica, ci siamo allargati”, spiega Enza Terzuoli. Da alcuni mesi le borsine vengono consegnate anche nei reparti di chirurgia d’urgenza e chirurgia programmata dell’ospedale. Un piccolo laboratorio di solidarietà che non smette di crescere, dove ogni pezzo di stoffa donato e ogni cucitura diventano parte di un gesto collettivo di cura e attenzione verso gli altri.
E tra le tante storie raccolte dalle volontarie ce n’è una che racconta, forse meglio di ogni altra, il senso di questo progetto.
Una donna, dopo aver ricevuto uno di quei doni durante il suo percorso oncologico, ha sentito il bisogno di ringraziare personalmente chi lo aveva realizzato. Da quel primo contatto è nato un incontro e, con il passare del tempo, un legame che è diventato amicizia.
“Da oltre due anni abbiamo veramente una nuova amica all’interno della nostra associazione”, racconta con emozione Enza Terzuoli. Sarà proprio questa donna ad aprire l’incontro dedicato all’informazione, portando una testimonianza che unisce l’esperienza della malattia alla forza delle relazioni umane.
Un cerchio che si chiude, in qualche modo: da un cuore donato a una donna, a una donna che torna per raccontare quanto quel cuore abbia significato.
La giornata di sabato proseguirà alle 19 con lo spettacolo teatrale “Donne Fuori Controllo (Prevenite, donne, prevenite)”, a cura de “Le Donnacce”, seguito da un’apericena. Un’occasione per ritrovarsi e condividere anche un sorriso, perché parlare di malattia significa lasciare spazio non soltanto alle difficoltà, ma anche alla vita che continua.
Domenica la Pink Parade: una comunità in cammino per la ricerca
Domenica 25 ottobre sarà il momento della partecipazione collettiva, con la Pittarosso Pink Parade Diffusa Siena, la camminata dedicata alla sensibilizzazione e al sostegno della ricerca contro i tumori femminili.
Il ritrovo è previsto alle 9.30 in piazza della Resistenza, con partenza alle 10. Una mattinata per camminare insieme, condividendo un messaggio di speranza e di attenzione alla salute.
Dalle 13 spazio alla festa, con musica, mercatini e momenti di convivialità. Alle 16 il Supercinema ospiterà la tombola organizzata dalla Confraternita di Misericordia Le Vele e dalla Pubblica Assistenza Val d’Arbia. Durante la giornata sono previsti gli interventi del sindaco Gabriele Berni e del dottor Lorenzo Baragatti, direttore della Sala della Salute, oltre alla presenza di Coldiretti e degli hobbisti di Crea e dimostra.
Sarà il momento in cui il rosa, simbolo della prevenzione, diventerà soprattutto il colore di una comunità che sceglie di esserci.
Perché prevenire significa prendersi cura del futuro, ma sostenere chi affronta una malattia significa prendersi cura anche del presente. Significa ricordare che dietro ogni diagnosi c’è una persona, con la propria storia, i propri affetti e le proprie paure.
E forse il messaggio più bello di queste tre giornate è racchiuso proprio nel nome del progetto da cui tutto è partito: “Noi ci mettiamo il cuore”.
Perché a volte la solidarietà comincia davvero così. Con un piccolo cuore lasciato su un comodino. E con qualcuno che, dall’altra parte, scopre di non essere solo.