La nomina di Giovanni Grasso a commissario straordinario dell’Agenzia Regionale di Sanità continua ad alimentare il dibattito politico in Toscana. Ad intervenire è il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Enrico Tucci, vicepresidente della Terza Commissione, che insieme ai colleghi di partito Petrucci, Cellai e Tomasi ha contestato la scelta della Regione sia sul piano del metodo che su quello del merito.
Grasso, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Arezzo e già candidato con Casa Riformista, è stato nominato dal presidente Eugenio Giani commissario straordinario dell’ARS a partire dal 1° settembre, dopo la conclusione dell’incarico di Federico Gelli, destinato alla direzione generale dell’ospedale pediatrico Meyer.
Per Tucci il problema, però, non riguarda la professione di Grasso. “Non certo perché il dottor Grasso è un infermiere – precisa il consigliere regionale –. Abbiamo esempi di infermieri che hanno raggiunto posizioni di altissimo livello. Penso, per esempio, a Lorenzo Baragatti, direttore generale della Società della Salute e direttore del distretto di Siena, che ha tutti i titoli per ricoprire quel ruolo”.
La contestazione riguarda invece, secondo FdI, il curriculum e l’esperienza maturata dal nuovo commissario. “Una laurea triennale e un paio di master conseguiti in università online – sostiene Tucci –. Nessuna esperienza nella sanità pubblica, perché ha sempre lavorato in una casa di cura chirurgica di Arezzo”. Da qui il giudizio del consigliere, secondo il quale Grasso non avrebbe un’esperienza sufficiente per un incarico che, soprattutto nella fase commissariale, concentra nelle mani di una sola persona le funzioni direzionali dell’Agenzia.
Ma nella critica di Fratelli d’Italia c’è anche un evidente risvolto politico. Tucci ricorda infatti il passato di Grasso in Casa Riformista, la candidatura alle elezioni regionali e soprattutto il ruolo di capolista alle amministrative di Arezzo. “Casualmente il dottor Grasso è stato candidato per Casa Riformista alle regionali e non è stato eletto, poi è stato capolista alle amministrative di Arezzo e non è stato eletto perché la lista non ha raggiunto il quorum”, afferma Tucci.
Il consigliere regionale cita quindi una precedente dichiarazione di Giani durante la campagna elettorale aretina, secondo la sua ricostruzione: “Grasso deve diventare assessore se vinciamo o me lo porto in Regione”. Per Tucci, la nomina all’ARS rappresenterebbe dunque la conferma di quella promessa politica.
Ma la preoccupazione di FdI guarda soprattutto al futuro dell’Agenzia. Tucci sottolinea come l’ARS sia ormai commissariata da circa tre anni e che quello di Grasso rappresenti un ulteriore passaggio di una gestione straordinaria iniziata con Federico Gelli. “È un’agenzia importantissima e deve rimanere indipendente – sostiene – perché fornisce gli strumenti al Consiglio regionale per capire e indirizzare meglio le politiche sanitarie pubbliche”.
Il timore espresso da Fratelli d’Italia è che il commissariamento possa portare a una trasformazione dell’assetto dell’ARS, fino a un possibile assorbimento nell’assessorato alla Sanità. Un’ipotesi che, sottolinea lo stesso Tucci, resta al momento un timore politico, ma sulla quale il partito chiede garanzie alla Giunta. Anche perché, secondo il consigliere, lo stesso Giani avrebbe già prospettato un possibile futuro ruolo per Grasso qualora l’ARS dovesse rimanere autonoma: quello di presidente dell’Agenzia, mentre a un direttore generale spetterebbero le funzioni operative. “Una carica politico-onorifica, l’ha definita Giani – osserva Tucci –. Anche questa soluzione, per l’importanza dell’Agenzia, non mi sembra adeguata”.
Da qui la richiesta di chiarimenti all’assessora regionale alla Sanità Monia Monni: “Vorremmo risposte che ancora non ci sono state date – conclude Tucci – sul fatto che l’ARS rimanga indipendente e sul fatto che questo commissariamento debba terminare”.
Il consigliere richiama infine anche la posizione espressa dagli Ordini dei medici toscani, sottolineando però ancora una volta che la critica non è rivolta agli infermieri. “Gli infermieri sono il pilastro dell’assistenza sanitaria pubblica toscana – afferma –. Vanno adeguatamente remunerati e considerati e, quando hanno un curriculum adeguato, possono aspirare a qualsiasi posto di direzione. In questo caso, però, secondo noi non ci siamo”.