Beni confiscati alla mafia, sopralluogo di Mia Diop a Ponte a Tressa: "Da simbolo di potere criminale a risposta concreta per il territorio"

La vicepresidente della Regione Toscana ha visitato gli immobili sottratti alla criminalità organizzata e oggi destinati ad alloggi Erp, attività sociali e servizi per la comunità.

Di Simona Sassetti | 9 Giugno 2026 alle 16:00

Erano simbolo della forza tentacolare delle mafie. Oggi, grazie anche a 90mila euro di risorse regionali, sono diventati cinque alloggi Erp che garantiscono il diritto alla casa, un circolo Arci, un magazzino comunale e un ambulatorio medico.

Sono i beni confiscati in via Lelio Basso a Ponte a Tressa, frazione di Monteroni d’Arbia, dove la vicepresidente della Regione Toscana, Mia Diop, ha effettuato un sopralluogo nell’ambito del ciclo di visite sugli immobili sottratti alla criminalità organizzata e al centro di progetti di riqualificazione sostenuti anche da contributi regionali.

“Suscita davvero una bella sensazione vedere da vicino come simboli del potere criminale siano rinati all’insegna della lotta all’emergenza abitativa, della cultura, della socialità e della coesione”, ha commentato Diop, ringraziando l’amministrazione comunale e i dirigenti del Circolo Arci per aver dato forza concreta a questa rinascita.

“Qui a Monteroni – ha aggiunto – abbiamo un grande esempio di cosa può fare il gioco di squadra tra istituzioni e società civile, che deve guidarci nella piena restituzione alla comunità anche di realtà più grandi e complesse come la tenuta di Suvignano, che insiste proprio nel territorio di Monteroni d’Arbia”.

Ad accogliere la delegazione regionale il sindaco di Monteroni d’Arbia, Gabriele Berni, che ha sottolineato il significato simbolico e sociale dell’intervento.

“È una giornata importante perché la legalità è l’unico perimetro nel quale noi cittadini possiamo affermare le nostre libertà – ha dichiarato Berni –. A Ponte a Tressa abbiamo sottratto immobili alla malavita organizzata per dare risposte ai bisogni socio-economici di tante famiglie del territorio”.

Gli immobili recuperati ospitano oggi quattro alloggi di edilizia residenziale pubblica, un appartamento destinato all’emergenza abitativa e due fondi utilizzati per attività sociali.

“Questa esperienza dimostra quanto ricordava Giovanni Falcone: la mafia non è un fatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani può avere una fine – ha proseguito il sindaco –. Attraverso il lavoro degli enti locali, delle istituzioni e delle associazioni possiamo restituire questi beni ai cittadini e trasformarli in opportunità per la comunità”.

Per Berni, Ponte a Tressa rappresenta oggi “il simbolo di un territorio che rifiuta la criminalità organizzata e riafferma con forza il principio della legalità”, trasformando beni un tempo nelle mani della mafia in strumenti di inclusione sociale e sostegno alle famiglie.

Simona Sassetti

Nasce a Siena nel 1991, lavora a Siena Tv dal 2016. Ha scritto prima sul Corriere di Siena, poi su La Nazione. Va pazza per i cantanti indie, gli Alt-J, poi Guccini, Battiato, gli hamburger vegani, le verdure in pinzimonio. È allergica ai maschilismi casuali. Le diverte la politica e parlarne. Ama il volley. Nel 2004 ha vinto uno di quei premi giornalistici sezione giovani e nel 2011 ha deciso di diventarlo



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