L’aumento del ricorso alla cassa integrazione nel settore metalmeccanico della provincia di Siena impone una riflessione e una risposta condivisa da parte di tutti gli attori economici e sociali del territorio.
Per questo la FIOM CGIL di Siena presenta una proposta rivolta alle associazioni datoriali e alle imprese del comparto: sottoscrivere un accordo territoriale che preveda l’integrazione fino al 100% della retribuzione per tutte le ore di cassa integrazione ordinaria richieste per motivazioni riconducibili a flessioni temporanee del mercato, riorganizzazioni produttive o altre cause non riconducibili a crisi strutturali certificate dell’impresa.
I numeri descrivono una situazione che non può essere sottovalutata.
Secondo l’Osservatorio Statistico INPS sulla Cassa Integrazione Guadagni e sui Fondi di Solidarietà (dati aggiornati al 25 giugno 2026) nel settore metallurgico e meccanico della provincia di Siena le ore complessivamente autorizzate sono passate dalle 426.562 del 2023 alle 734.586 del 2024 fino a raggiungere 2.109.998 di ore nel 2025, quasi quintuplicando il livello registrato due anni prima.
Nel dettaglio le ore di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO) sono passate da 417.976 nel 2023 a 692.086 nel 2024 raggiungendo 833.044 nel 2025. Ancora più significativo è il ricorso alla Cassa Integrazione Straordinaria (CIGS) passata da 8.586 ore nel 2023 a 42.500 ore nel 2024 fino a 1.276.954 ore nel 2025, a testimonianza delle profonde difficoltà che stanno interessando una parte importante del sistema produttivo metalmeccanico senese.
I primi mesi del 2026 confermano inoltre il permanere di un ricorso consistente agli ammortizzatori sociali.
Dietro questi numeri ci sono migliaia di lavoratrici e lavoratori che vedono ridursi significativamente il proprio reddito. Una riduzione che pesa ancora di più in una provincia dove il costo della vita continua ad aumentare.
Secondo l’ultima elaborazione dell’Unione Nazionale Consumatori sui dati ISTAT relativi all’inflazione di giugno, Siena è tra le città italiane con il maggiore aumento del costo della vita, con un’inflazione del 3,3% e una maggiore spesa media stimata in 928 euro annui per famiglia.
In un territorio tra i più costosi del Paese, la perdita di salario determinata dalla cassa integrazione rischia di compromettere la capacità delle famiglie di sostenere le spese quotidiane, aggravando una già evidente e notevole erosione del potere d’acquisto.
Per questo la FIOM ritiene che sia necessario compiere un passo in avanti nelle relazioni industriali territoriali.
La proposta è semplice e concreta: laddove il ricorso alla cassa integrazione sia determinato da difficoltà temporanee, rallentamenti produttivi o esigenze organizzative e non da situazioni di crisi strutturale o irreversibile dell’impresa, le aziende, attraverso un accordo con le organizzazioni sindacali e le associazioni di rappresentanza, si impegnino a integrare economicamente il trattamento di cassa fino al raggiungimento del 100% della normale retribuzione.
Non si tratta soltanto di una misura di tutela salariale, ma di una presa in carico collettiva da parte del sistema territoriale in tutte le sue componenti istituzionali, anche quelle non pubbliche che tuttavia sono pienamente parte del tessuto economico e produttivo, in attuazione dei principi di solidarietà sociale sanciti dalla Costituzione e richiamati dall’articolo 41, che afferma il principio della responsabilità sociale dell’impresa.
Le aziende che operano e producono valore nel territorio hanno, al pari delle istituzioni, la responsabilità di contribuire alla coesione sociale, evitando che i costi delle oscillazioni produttive ricadano esclusivamente sui lavoratori e sulle loro famiglie.
Garantire il pieno salario nei periodi di sospensione temporanea significa preservare il potere d’acquisto, sostenere i consumi locali, difendere il tessuto economico della provincia e rafforzare quel patto di fiducia che deve caratterizzare le relazioni industriali in un territorio come quello senese.
La conferenza stampa è l’occasione per illustrare questa proposta e per aprire un confronto pubblico con le istituzioni, le associazioni datoriali e il sistema produttivo, nella convinzione che la qualità dello sviluppo passa anche dalla qualità del lavoro e dalla capacità di costruire strumenti condivisi di tutela delle persone.