La vera piaga del caporalato nel territorio della provincia di Siena non sono le aziende agricole in se stesse ma le aziende così dette “senza terra” che forniscono la manodopera.
Purtroppo i braccianti in molti casi non hanno contratti regolari e vivono in condizioni misere.
A dirlo, a pochi giorni di distanza dalla nota stampa che ha riportato il grande lavoro fatto da prefetto e forze dell’ordine per stroncare un sistema marcio, è proprio sua eccellenza Valerio Massimo Romeo
“Il problema non si pone proprio in modo particolare per le aziende che producono il vino nella nostra provincia, quanto per gli appalti, cioè il sistema delle aziende senza terra, i quali sfuggono spesso ai controlli. In questi casi le irregolarità sussistono”
Appena giunto nella città del Palio il nuovo prefetto ha stretto un accordo con il collega di Grosseto per gestire nell’area sud della regione la piaga del caporalato.
“C’è un protocollo che abbiamo predisposto, che è stato sottoscritto da me e dal prefetto di Grosseto al quale possono liberamente aderire le aziende agricole perché questo protocollo mira proprio a fare emergere le aziende senza terra. Poi ho ottenuto due comitati provinciali per l’ordine della sicurezza pubblica, incontri con l’ispettorato di lavoro e abbiamo dato avvio a una serie di controlli che mirano non tanto a colpire il lavoratore sfruttato, quanto a colpire gli sfruttatori e qui stiamo lavorando molto bene perché come avete avuto modo di vedere in questi giorni gli interventi dei carabinieri e dell’ispettorato di lavoro stanno andando avanti anche con risultati sul piano repressivo soprattutto nei confronti di questi soggetti che sfruttano i lavoratori”.
Il problema sono le ditte che forniscono la manodopera e la maggior parte sono gestite da extracomunitari?
“No quasi tutte sono gestite da extracomunitari che peraltro in certi casi non sono reperibili sul territorio nazionale. Lasciano il potere nelle mani di chi gestisce sul territorio le persone che forniscono manodopera e poi c’è anche l’evasione contributiva e contratti non a norma. Il problema non investe le aziende agricole senesi, investe piuttosto questo sistema che è anche consentito dalla legge che diventa una patologia, diventa sostanzialmente il cancro nel sistema dell’agricoltura. Però io devo dire che ho trovato da parte degli imprenditori agricoli della provincia di Siena una grande disponibilità a collaborare nella sottoscrizione del protocollo anche da parte dell’associazione di categorie”.