Il sovraffollamento delle carceri e le condizioni di vita e lavoro all’interno degli istituti di pena tornano al centro del dibattito politico locale. Nell’ambito della campagna regionale “Dimenticat3”, promossa dai Giovani Democratici della Toscana per accendere i riflettori sulle criticità del sistema penitenziario, una delegazione dei GD e del Partito Democratico ha fatto tappa alla Casa Circondariale di Santo Spirito a Siena.
Accolti dal direttore Graziano Pujia e dagli operatori dell’istituto, i rappresentanti politici hanno visitato la struttura per verificare di persona lo stato degli spazi, l’offerta formativa e le condizioni del personale di Polizia Penitenziaria. Pur evidenziando un clima positivo e un’eccellente integrazione con il tessuto cittadino e universitario di Siena, la delegazione ha sottolineato le criticità legate all’esubero di presenze (77 detenuti a fronte di una capienza di 58 posti) e alla necessità di garantire alloggi adeguati per gli agenti.
Di seguito riportiamo integralmente la nota stampa diffusa a margine della visita, firmata da Bernardo Taddei, segretario GD Toscana Eleonora Serra, segretaria provinciale GD Siena e Nico Bartalini, segretario provinciale PD Siena.
“Venerdì 9 ottobre siamo entrati, come Giovani Democratici della Toscana, nella Casa Circondariale di Siena, undicesima tappa della nostra campagna “Dimenticat3”. Ad accoglierci è stato il direttore Graziano Pujia, che insieme agli altri operatori dell’istituto ci ha mostrato grande disponibilità e un forte impegno nel portare avanti le attività.
Alla visita hanno partecipato: Bernardo Taddei, segretario regionale dei GD Toscana; Eleonora Serra, segretaria dei GD Siena; Nico Bartalini, segretario provinciale del PD Siena; Rossana Salluce, segretaria comunale del PD Siena; Silvia Mariottini, vicesegretaria regionale dei GD Toscana; Tommaso Landi, della segreteria regionale dei GD Toscana; Alessandro Masi, consigliere della Provincia di Siena; Luca Perinti, avvocato della Camera Penale di Siena.
Abbiamo trovato un istituto in buone condizioni, ma attraversato dalla patologia che accomuna tutte le carceri visitate finora: il sovraffollamento. A Siena sono presenti 77 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 58 posti. Un dato che ha effetti concreti: gli spazi comuni e le aree trattamentali, adeguati rispetto ai numeri previsti, diventano carenti quando le presenze li superano, e questo limita le attività che l’istituto può mettere in campo. Lo fa nonostante si tratti di una realtà molto avanzata, che offre una grande quantità di percorsi formativi anche grazie alla visione della direzione.
Anche la Polizia Penitenziaria sconta le carenze del sistema. L’organico in servizio è inferiore a quello previsto, e a pesare è soprattutto la criticità degli spazi destinati al pernotto: la caserma presenta difficoltà strutturali ed è troppo piccola rispetto alle necessità. Su questo serve intervenire e rafforzare la struttura, perché senza un alloggio adeguato l’istituto rischia di non essere attrattivo per i nuovi agenti, a maggior ragione considerando le difficoltà di trovare una sistemazione in città a Siena. Garantire condizioni dignitose a chi lavora ogni giorno nell’istituto è parte integrante di una politica penitenziaria che metta al centro la sicurezza e la qualità del trattamento.
Nonostante queste difficoltà, a Siena abbiamo trovato una buona sinergia tra la popolazione detenuta e il personale della Polizia Penitenziaria: un equilibrio che contribuisce a creare un clima di comunità all’interno dell’istituto. È anche grazie a questo rapporto che si riescono ad affrontare meglio le questioni che possono nascere nella quotidianità della struttura, a dimostrazione di quanto la qualità delle relazioni sia un elemento fondamentale per la sicurezza e per l’efficacia del percorso trattamentale.
Il grande punto di forza dell’istituto rimane la sua centralità fisica. Trovarsi nel cuore di Siena favorisce connessioni profonde con il tessuto cittadino, e permette al carcere di non essere un luogo separato e dimenticato, ma una parte viva della comunità. È un modello che dimostra quanto il rapporto con il territorio sia decisivo per rendere effettivo il principio rieducativo della pena. In questo quadro va valorizzato il lavoro della compagnia teatrale dell’istituto, che ha ricevuto riconoscimenti a livello nazionale: la prova che la cultura, quando entra in carcere, può diventare uno strumento reale di crescita, di dignità e di reinserimento.
Adesso bisogna rafforzare soprattutto la possibilità di avere una parte dell’istituto rivolta ai detenuti che intraprendono percorsi universitari. È un lavoro che la direzione sta già portando avanti, e che trova una grande sinergia con le due università del territorio: l’Università per Stranieri e l’Università di Siena. Crediamo che questa strada vada sostenuta con maggiori risorse e maggiore attenzione politica, perché può fare di Siena un riferimento a livello regionale e nazionale per l’istruzione universitaria in carcere. Ma per farlo servono anche spazi adeguati, che solo una riduzione delle presenze può garantire.
Questa visita si inserisce nel percorso che stiamo portando avanti come Giovani Democratici della Toscana negli istituti penitenziari della regione, con l’obiettivo di ascoltare chi vive e lavora quotidianamente nel sistema carcerario e di raccogliere criticità e proposte per costruire una politica penitenziaria capace di coniugare dignità, sicurezza, lavoro e reinserimento sociale”.