Caso Ranza, Di Giacomo (S.PP): "A pagare lo sfascio del sistema penitenziario è sempre e solo il personale"

Il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo commenta la sentenza di condanna per i cinque agenti del carcere di San Gimignano, tutti accusati di tortura

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“A pagare lo sfascio del sistema penitenziario è sempre e solo il personale”. E’ questa la denuncia del sindacato della polizia penitenziaria all’indomani della sentenza di primo grado che ha condannato, per torture, falso e minaccia aggravata 5 agenti penitenziari del carcere di Ranza a San Gimignano, colpevoli secondo l’accusa del pestaggio di un detenuto di origine tunisina avvenuto nell’ottobre 2018. Le pene vanno da 5 anni e 10 mesi fino a 6 anni e mezzo, e sono ritenute eccessive dal sindacato.

“Le sentenze si accettano, io personalmente però non la condivido – ha detto ai nostri microfoni Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato della polizia penitenziaria -. Le pene sono evidentemente eccessive. Detto questo il primo responsabile di quello che è succsesso è il governo. Lo stato ha alzato bandera bianca. Nessuno vuole togliersi le responsabilità, la violenza negli istituti non è consentita e chi usa violenza gratuita va punito in modo esemplare, ma non è il caso di San Gimignano”.

Secondo quanto riporta il sindacato, il personale penitenziario sarebbe fortemente scosso dalla sentenza. Nelle prossime settimane saranno intraprese iniziative di protesta e anche una visita al carcere di Ranza da parte del segretario generale.

“Conto di essere il 20 marzo al carcere di San Gimignano – ha detto Di Giacomo -. Nel frattempo metteremo a punto le iniziative da intraprendere”.

Manfredi Biotti, avvocato di quattro dei cinque agenti condannati, ha già preannunciato il ricorso in appello. “Io mi aspetto in appello una revisione delle pene – ha concluso Di Giacomo -. Sono convinto che le vitteme siamo noi, non siamo i carnefici”.

 



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