Circa 300 persone, una sala gremita e un messaggio che risuona forte: il Circolo Arci Due Ponti deve restare nella sua sede storica. L’assemblea pubblica organizzata in quel luogo storico ha richiamato cittadini, associazioni, sindacati e rappresentanti della politica del Campo largo. Tutti riuniti per difendere un luogo che da oltre un secolo rappresenta un punto di riferimento per il quartiere e per la città. A mancare, invece, è stata l’amministrazione comunale, proprio mentre il futuro del Circolo è al centro di un confronto istituzionale ancora aperto.
Sul tavolo c’è la richiesta dell’Agenzia del Demanio di liberare i locali entro il 27 febbraio 2027, per destinarli all’Ufficio Immigrazione della Questura di Siena. Ma l’assemblea ha voluto dimostrare che dietro quella porta non c’è soltanto un’associazione: c’è una comunità che non intende rinunciare al proprio spazio di aggregazione.
“Il nostro obiettivo è dimostrare che questo circolo rappresenta veramente un punto di aggregazione, di socialità e di cultura, non soltanto per un quartiere o per una città, ma per tutte quelle persone che si riconoscono nei valori democratici e dell’antifascismo e che dentro questi posti trovano la propria casa – ha dichiarato Niccolò Trabalzini, presidente del Comitato territoriale Arci Siena -. La partecipazione all’assemblea è la dimostrazione concreta del legame tra il Circolo e il territorio e, per questo, la mobilitazione non si fermerà all’incontro di oggi. Sono previste ulteriori iniziative per sostenere la permanenza del Circolo nella sua sede. La battaglia non è contro la necessità di trovare una sistemazione adeguata all’Ufficio Immigrazione, ma contro l’idea che per farlo sia indispensabile sacrificare il Circolo – prosegue Trabalzini -. Noi sviluppiamo progettualità a favore e a sostegno dell’accoglienza e dell’integrazione delle persone migranti. Tocchiamo ogni giorno con mano le difficoltà di entrare nell’Ufficio Immigrazione e di avere contatti con la Questura. Riconosciamo la necessità di spostare l’Ufficio Immigrazione, ma non quella di dover spostare il Circolo Due Ponti”.
Da qui la richiesta di valutare altre possibilità e altri immobili pubblici, compreso il palazzo di viale Sardegna, indicato dalla Provincia come possibile sede della Questura. “Si vuole ridurre questa lotta a una mera questione amministrativa, quando invece è una questione politica, legata alla stabilità e alla presenza di un circolo in un territorio – conclude Trabalzini -. Non pensiamo che bisogna trovare una soluzione al Circolo, ma una soluzione diversa per l’Ufficio Immigrazione”.

“Una doccia fredda”, la preoccupazione di chi tiene aperto il Circolo
A raccontare le conseguenze concrete della vicenda è Giovanni Monciatti, segretario del Circolo Arci Due Ponti, una delle voci storiche della struttura. La richiesta di lasciare i locali è arrivata come un fulmine a ciel sereno, anche perché il Circolo aveva impostato la propria attività sulla base di un contratto di affitto di sei anni.
“Una doccia fredda sicuramente, perché non ci si aspettava questa situazione. Avevamo fatto un contratto per sei anni e il fatto di interrompere questo affitto ci ha bloccato – spiega Monciatti -. Il Circolo era riuscito a sostenere i costi della gestione anche grazie al lavoro volontario dei soci e alla volontà di continuare a offrire servizi alla comunità. Un impegno che ha permesso di mantenere uno spazio frequentato per feste, balli e momenti di socialità. Con la nostra volontà noi serviamo anche la città. Coloro che vengono qui a divertirsi, a fare i balli e le feste sono contentissimi di trovare un posto adeguato alle loro richieste”.
La solidarietà dei sindacati: “Non desertifichiamo il quartiere”
All’assemblea ha partecipato anche Alice D’Ercole, Segretaria Generale CGIL, che ha richiamato il valore degli spazi collettivi in una città che, secondo il sindacato, deve impegnarsi a preservare i luoghi di incontro e partecipazione: “Dobbiamo resistere a un modello che ci vorrebbe soli e rassegnati e difendere con le unghie e con i denti, con la mobilitazione pacifica, con le assemblee e con il dibattito questi luoghi collettivi – afferma D’Ercole -. Gli spazi vuoti in questa città, dove poter collocare l’Ufficio di Immigrazione che ha necessità di un luogo più umano dell’accoglienza delle persone con la richiesta del permesso di soggiorno, ce ne sono, ce ne sono tanti, se ci guardiamo intorno ne vediamo molti. Questo è un circolo che fa parte della storia della città, della nostra memoria collettiva, ma anche del nostro presente. È uno spazio sociale che dobbiamo far vivere – conclude D’Ercole -. Non ci arrenderemo alla deriva che ci vorrebbe silenti, pronti a fare baracca e burattini e spostarci da un’altra parte, perché significherebbe desertificare un intero quartiere e anche una città di uno spazio vivo e necessario”.
Accanto alla CGIL, anche la UIL ha portato il proprio sostegno alla mobilitazione. Massimo Martini, coordinatore confederale UIL Siena e rappresentante della vertenza Beko, ha ricordato il legame tra il Circolo e i lavoratori che negli ultimi anni hanno portato avanti la battaglia per lo stabilimento senese.
“Il Circolo dei Due Ponti ci ha sostenuto durante la nostra vertenza e durante i nostri presidi. Mi sembrava opportuno e logico essere presenti per portare la nostra solidarietà – spiega Martini, intervenuto con la pettorina della vertenza Beko -.Questa vicenda presenta un elemento comune con quella dei lavoratori: il rischio di perdere un luogo che ha rappresentato per decenni un punto di riferimento per tante persone. Così come ci hanno espropriato da una fabbrica con 60 anni di storia, stanno espropriando un circolo con tanta storia alle spalle e mettendo in difficoltà un’intera comunità. Il Circolo dei Due Ponti deve restare ai Due Ponti: non c’è un’alternativa. I circoli hanno una logica, un senso, resistono nel loro luogo di nascita”.
La partita resta aperta
L’assemblea ha trasformato la vicenda del Circolo in una mobilitazione pubblica, con una partecipazione che i promotori considerano un segnale significativo di quanto sia radicato questo spazio nella vita cittadina. Resta da capire se la pressione della comunità potrà tradursi in un confronto concreto tra Comune, Provincia, Demanio e istituzioni competenti. La Provincia ha proposto di valutare viale Sardegna per la Questura, mentre il Comune ha sostenuto che i tempi necessari per progettare e riqualificare l’immobile non sarebbero compatibili con quelli del trasferimento dell’Ufficio Immigrazione. Palazzo Pubblico ha inoltre ribadito la disponibilità a cercare una sede alternativa per il Circolo, anche nella stessa zona.
Ma per Arci, per i soci e per i tanti cittadini presenti all’assemblea, la questione va oltre la ricerca di un altro edificio. L’obiettivo dichiarato è salvaguardare il Circolo nella sua sede storica, evitando che una vicenda amministrativa si traduca nella perdita di un luogo di socialità, memoria e partecipazione.
La mobilitazione è appena cominciata. E le circa 300 persone riunite ai Due Ponti hanno voluto far arrivare un messaggio chiaro alle istituzioni: quella porta, per la comunità, deve restare aperta.
