Ufficio Immigrazione Siena, AVS attacca FdI: "La solita logica dell'emergenza e dello scaricabarile"

AVS interviene nello scontro sulla sede di via Aretina: "Nessuno nega i problemi della Questura, ma la responsabilità è dell'inerzia di chi governa. Non si penalizzino i quartieri e la socialità"

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Continua la polemica sul futuro dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Siena e sull’ipotesi di trasferimento nei locali attualmente occupati dal Circolo Arci Due Ponti. Sul tema interviene il circolo senese di Sinistra Italiana (Alleanza Verdi e Sinistra), che replica alle dichiarazioni di Fratelli d’Italia, denunciando la mancanza di programmazione e la tendenza a scaricare sui quartieri periferici e sulle realtà associative le responsabilità di anni di ritardi.

Di seguito riportiamo integralmente la nota diffusa da Sinistra Italiana – AVS Siena:

“FdI vuole lo sfratto del circolo “Il Risorgimento ai Due Ponti” perché improvvisamente si è accorta che i locali attualmente in uso all’ufficio immigrazione sono inadeguati. Dopo anni di denunce dei cittadini, di articoli sulla stampa e delle associazioni sociali che si occupano di accoglienza, improvvisamente la questione è diventata una priorità per un partito che governa la città, come forza trainante della coalizione di centrodestra, da oltre 8 anni, ed esprime direttamente la sindaca dal 2023 — oltre a far parte, a livello nazionale, del governo più longevo della storia della Repubblica.

Sia chiaro: nessuno mette in discussione le necessità degli uffici della Questura, che sono reali e note da tempo. Quello che Sinistra Italiana Siena mette in discussione è la capacità amministrativa di FdI e dei suoi alleati, che scoprono ogni giorno una nuova emergenza senza mai avere la capacità di offrire soluzioni strutturali. Prima i parcheggi occupati, poi i giardini pubblici, ora un circolo storico: ogni volta la stessa logica dell’emergenza improvvisa, mai una programmazione.

E quando l’emergenza esplode, puntualmente arriva lo scaricabarile: la responsabilità non è mai di chi amministra da anni, ma sempre di qualcun altro. Ieri i sindacati di Polizia, chiamati a certificare un disagio che la politica avrebbe dovuto risolvere per tempo; oggi un circolo culturale, trasformato nel colpevole di una crisi che non ha creato; domani, probabilmente, il Comune o il Demanio, a seconda di chi convenga di volta in volta accusare. È lo stesso schema che FdI applica sistematicamente anche su altri dossier della città: annunciare l’emergenza, individuare un bersaglio esterno su cui scaricarla, e presentare come “unica soluzione possibile” la scelta più semplice e meno costosa sul piano politico, invece che il risultato di una reale pianificazione.

Non una parola, infatti, sugli organici insufficienti delle forze dell’ordine, sui numerosi immobili pubblici inutilizzati sul territorio del Comune — a partire da quelli individuati dallo stesso “Piano Città” firmato da Comune e Agenzia del Demanio — e sul loro stato di abbandono. Le problematiche degli uffici della Questura sono note da anni, eppure si è scelto di non intervenire per tempo. Questa non è certamente un’emergenza improvvisa, e di questa inerzia FdI porta una responsabilità precisa, avendo avuto tutto il tempo e, a questo punto, anche tutti gli strumenti istituzionali per affrontarla con una soluzione strutturale invece che con uno sfratto dell’ultimo minuto e lo scaricabarile su chi non ha colpe.

Non ci risultano richieste al Governo per interventi strutturali a favore dei locali della Questura: solo ora si vuole approfittare della situazione per chiudere un luogo di socialità e un presidio di aggregazione del quartiere. Evidentemente le ragioni di chi vive e frequenta il circolo sono considerate non degne di ascolto e di tutela. Perché non si è cercata per tempo una soluzione condivisa che tutelasse insieme le necessità della Questura e quelle del quartiere?

La risposta è che per FdI esistono evidentemente cittadini di serie B — tutti coloro che non sono allineati alle loro idee politiche — e che i problemi del centro storico si possono scaricare sulle periferie, così come le proprie responsabilità politiche si scaricano, di volta in volta, su chiunque si trovi sulla traiettoria dell’ennesima emergenza improvvisata”.



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