Condannato a 7 anni il migrante ivoriano che accoltellò l’autista Tiemme a Santa Colomba

Riconosciuta la parziale incapacitá di intendere e volere: in primo grado condanna per tentato omicidio, minacce e resistenza a pubblico ufficiale. Al carabiniere che dovette sparargli 2500 euro di risarcimento, il conducente Tiemme dovrá rivalersi in sede civile.

Salif Sako, il giovane migrante ivoriano che nel luglio del 2017 accoltellò a Santa Colomba l’autista della Tiemme Alessandro Martini, scampato all’aggressione per miracolo, è stato oggi condannato a 7 anni in primo grado dal tribunale di Siena.

Il giudice Mosti ha riconosciuto, dopo l’esame della terza perizia psichiatrica effettuata sull’aggressore, la sola parziale incapacitá di intendere e volere, giudicandolo quindi in grado di poter prendere parte al procedimento.

La condanna a 7 anni arriva per i reati di tentato omicidio, resistenza a pubblico ufficiale e minacce (l’accusa originaria, poi commutata, era di lesione). Il collegio giudicante ha concesso all’africano altre attenuanti generiche, fra cui la incesuratezza precedente al fatto.

Per quanto riguarda i risarcimenti danni, Alessandro Martini, l’autista rapolanese vittima dell’aggressione, non potrà in sede penale rivalersi, possibilitá che invece avrà modo di percorrere in ambito civile; per il carabiniere che dovette sparare per bloccare la furia del giovane è stato riconosciuto un risarcimento danni da 2500 euro.

Quel 29 luglio infatti Sako, dopo aver preso il pollicino da Siena, una volta arrivato nella frazione del Comune di Monteriggioni, si procurò dal centro di accoglienza del luogo un coltello di 40 centimetri e senza un motivo piantò tre terribili fendenti nella schiena di Martini, sopravissuto per miracolo. Sul posto intervennero i carabinieri, che per immobilizzarlo dovettero sparargli a una gamba.

L’avvocato di Sako, Manfredi Biotti, ha giá annunciato ricorso in appello ravvisando anomalie riguardo le perizie psichiatriche presentate. L’africano è rimasto finora in custodia al carcere di Santo Spirito e dal giorno dell’aggressione non ha mai proferito parola sull’accaduto dichiarando di non ricordare nulla, come se dal momento in cui è salito sul bus al ricovero in ospedale avesse una sorta di vuoto di memoria.

Claudio Coli