Contrasto al caporalato, a Murlo deferite in stato di libertà due persone irregolari sul territorio nazionale

Di Redazione | 11 Ottobre 2019 alle 9:46

Contrasto al caporalato, a Murlo deferite in stato di libertà due persone irregolari sul territorio nazionale

L’azione di contrasto ha portato al deferimento di due cittadini stranieri irregolari sul territorio. Continua il contrasto al caporalato

Continua la campagna di lotta al lavoro nero da parte dei Carabinieri di Siena, con risultati concreti. Ieri a Murlo, presso un’azienda agricola, i carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro unitamente a militari della locale Stazione, a seguito di un controllo compiuto nell’ambito del contrasto al fenomeno del caporalato, deferivano in stato di libertà due persone. Un ventenne albanese a cui era stato rifiutato il rinnovo del permesso di soggiorno, in quanto denunciato per alcuni furti, da ritenersi quindi irregolare sul territorio italiano, veniva denunciato per non aver lasciato il territorio nazionale. Questi veniva identificato mentre svolgeva attività lavorativa all’interno della predetta azienda agricola, per conto di una società contoterzista, che evidentemente non si era fatta troppi problemi nell’assumerlo. Un 33 albanese, residente a Greve in Chianti, datore di lavoro del primo, è risultato invece operare in quella sede con la propria ditta, con quattro lavoratori in nero, in quanto privi di contratto di lavoro all’atto delle verifiche compiute dal reparto speciale dell’Arma, pari al 100% della forza lavoro impiegata. Nei suoi confronti veniva emesso un provvedimento di immediata sospensione dell’attività imprenditoriale. Lo stesso straniero veniva altresì denunciato per la violazione di alcune previsione della normativa finalizzata alla prevenzione delle malattie e degli infortuni sul lavoro, non avendo fatto sottoporre alla visita medica propedeutica all’assunzione i propri dipendenti colà impiegati, e per omessa formazione ed informazione in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro degli stessi. Saranno comminate sanzioni amministrative pecuniarie fino ad un massimo di 14.000 euro e ammende penali sino a un massimo di 5.600 euro. L’attività scaturisce da informazioni raccolte sul proprio territorio dalla locale Stazione carabinieri e si inquadra in una sistematica attività di contrasto svolta dal Nucleo specializzato dell’Arma, in materia di tutela del lavoro e di lotta a tutte le violazioni delle norme che tutelano la salute dei lavoratori ed il diritto di questi di giungere ad una pensione, alla fine del proprio percorso professionale.



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