Non soltanto musica. Non soltanto rap. Il laboratorio 30H, ospitato negli spazi di Controtempo in Via del paradiso, 30 grazie alla collaborazione con la Misericordia di Siena, è diventato nel tempo qualcosa di molto più grande: un punto di riferimento per decine di adolescenti, un luogo dove coltivare passioni, costruire amicizie e imparare a stare insieme.
In un’epoca in cui si discute sempre più spesso di dipendenza dai social network e di giovani chiusi nelle proprie stanze davanti a uno schermo, l’esperienza coordinata da Zatarra rappresenta una risposta concreta: non imporre divieti, ma creare spazi reali dove incontrarsi, confrontarsi e crescere.
“Questo luogo si chiama Controtempo e dobbiamo ringraziare la Misericordia di Siena e a Filippo Franchi che ce lo hanno messo a disposizione – racconta Zatarra –. Qui abbiamo iniziato tre anni fa con i più piccoli, attraverso corsi di propedeutica ritmico-musicale e attività di doposcuola. Da settembre scorso è nato il laboratorio 30H, che è un laboratorio rap ma non solo. Parliamo di tutte le arti della cultura hip hop, ma soprattutto è un luogo dove si impara a vivere“.
Parole che assumono un significato ancora più forte guardando al contesto sociale attuale. “Viviamo in una città che è lo specchio dell’Italia e di un mondo dove oggi c’è troppo odio, per questo è fondamentale tornare a parlarci e a relazionarci direttamente. Grazie alla cultura hip hop i ragazzi possono canalizzare le loro energie in maniera positiva“.
Un messaggio che arriva proprio mentre in Gran Bretagna arriva il divieto all’utilizzo dei social per i minori, per Zatarra, però, la soluzione non può essere soltanto proibire, occorre offrire alternative: “Torniamo a vivere la strada – spiega –. I ragazzi usano il telefono in maniera creativa: per scrivere testi, per fare giochi di laboratorio, persino per realizzare basi musicali. L’importante è dare loro strumenti e opportunità“.
Un percorso che coinvolge anche chi affianca quotidianamente il progetto, come Andrea Denaro, musicista e collaboratore del laboratorio: “Mi occupo di musica da quindici anni e ho iniziato quando ero piccolo – racconta –. Nessuno ha mai creduto veramente in me fino a quando non ho incontrato Zatarra, oggi poter trasmettere queste conoscenze ai ragazzi è una gratificazione immensa. Avrei voluto anch’io, a sedici o diciassette anni, trovare qualcuno disposto a dedicarmi tempo e insegnamenti come stiamo facendo qui”.
Ma sono soprattutto le parole dei ragazzi a raccontare il significato di questo spazio.
Riccardo Reyes, in arte Ribba, è arrivato al laboratorio dopo aver partecipato a un contest musicale. “Ho conosciuto alcuni membri della 30H che mi hanno portato qui. Zatarra mi ha insegnato la tecnica, la metrica e tanti aspetti della musica. Ma questo luogo è importante anche per altro: ci sono ragazzi e ragazze che vengono semplicemente per stare insieme, è un posto dove passare il tempo, divertirsi e stare bene”.
Per Vincenzo Duranti, in arte Vinne, il laboratorio ha rappresentato una svolta personale. “Ho provato tanti sport e tante passioni, ma nessuna è mai esplosa come questa. Zatarra per me è quasi un secondo padre. Questo luogo è fonte di amicizie, di nuove scoperte, di musica e di bella vita”.
Sulla stessa linea Joshua Galman, in arte CJ: “Questo spazio è fondamentale, qui si instaurano rapporti umani e si costruisce un ambiente dove tutti possono sentirsi a proprio agio. La musica era un percorso che volevo intraprendere fin da piccolo e sono riuscito a realizzarlo grazie a questo luogo e alle persone che ne fanno parte”.
Tra microfoni, basi musicali e testi scritti a mano, il laboratorio 30H sta così diventando qualcosa che va oltre la semplice esperienza artistica: un presidio educativo e sociale che offre ai giovani uno spazio dove esprimersi, essere ascoltati e costruire relazioni autentiche.
Un luogo di cui Siena ha veramente bisogno, luogo dove il rap diventa il linguaggio, ma il vero obiettivo è un altro: creare comunità.