In Toscana l’imprenditoria femminile trova nella cooperazione uno dei suoi terreni più fertili. I dati emersi dall’assemblea di ConfCooperative Toscana restituiscono l’immagine di un settore dove le donne non sono solo presenti, ma determinanti: rappresentano il 52% degli occupati, il 42,3% della base sociale e guidano quasi un quarto delle imprese.
Un dato che va oltre la semplice fotografia statistica e racconta una specificità del modello cooperativo: la capacità di includere e valorizzare il lavoro femminile in misura superiore rispetto ad altri comparti dell’economia regionale.
Il primato femminile: occupazione alta, leadership in crescita
Il primo elemento che emerge è proprio il peso delle donne nel lavoro cooperativo. Superare la soglia del 50% significa collocare la cooperazione tra i settori a più alta intensità femminile in Toscana.
Le cosiddette cooperative “rosa” – cioè guidate da donne – sono oggi il 23% del totale. Un dato significativo, anche se ancora distante dal livello occupazionale: le presidenti si fermano infatti intorno al 28%.
Questo scarto evidenzia un tema strutturale dell’imprenditoria femminile: le donne lavorano molto, ma faticano ancora ad arrivare ai vertici decisionali. Tuttavia, il trend è in crescita e indica un progressivo riequilibrio della governance.
Cooperative e territori: il ruolo nelle aree interne
Un altro dato chiave riguarda la distribuzione territoriale. Un quarto delle cooperative toscane opera nelle aree interne, spesso le più fragili sotto il profilo economico e demografico.
Qui il contributo dell’imprenditoria femminile si intreccia con quello sociale: servizi alla persona, assistenza, inclusione lavorativa e attività culturali. Settori nei quali la presenza femminile è storicamente più forte e che diventano essenziali per contrastare spopolamento e desertificazione dei servizi.
In particolare, le cooperative di comunità – presenti per circa l’80% proprio in queste aree – rappresentano un modello dove impresa e coesione sociale si fondono, spesso con una leadership femminile diffusa.
Meno imprese, ma più solide: cambia il sistema
L’analisi 2019-2025 mostra una contrazione significativa del numero di cooperative: -31,3%, da oltre 3.400 a circa 2.300.
Non si tratta però di un semplice arretramento. Il dato viene letto come una “selezione” del sistema: sono uscite dal mercato soprattutto le realtà più fragili, mentre quelle rimaste appaiono più strutturate e resilienti.
In questo contesto, l’imprenditoria femminile sembra reggere meglio l’urto, consolidando il proprio peso sia in termini occupazionali sia organizzativi.
Il nodo giovani: il vero punto critico
Se il lavoro femminile cresce, quello giovanile invece arretra. Le cooperative giovanili passano dal 4,7% al 2,2% in pochi anni.
È qui che si gioca il futuro del settore: senza ricambio generazionale, anche un sistema solido rischia di perdere capacità innovativa e continuità.
Il tema riguarda direttamente anche le donne: molte delle attuali protagoniste dell’imprenditoria cooperativa rischiano di non trovare una nuova generazione pronta a raccoglierne l’eredità.
Un modello inclusivo, ma ancora incompiuto
Nel complesso, i dati raccontano un modello economico che funziona come leva di inclusione: per le donne, per i territori marginali e anche per l’integrazione sociale.
La cooperazione in Toscana si conferma quindi uno dei pilastri dell’imprenditoria femminile regionale. Tuttavia, restano aperte due sfide decisive: aumentare la presenza delle donne nei ruoli apicali e rilanciare la partecipazione dei giovani.
Due elementi che saranno cruciali per capire se questa “trazione rosa” potrà tradursi, nei prossimi anni, in una leadership pienamente consolidata.
