Da Siena a Lampedusa, il viaggio che lascia il segno: gli studenti del Monna Agnese tra memoria, emozione e accoglienza

La professoressa Maria De Nicola: "Un fenomeno che abbiamo conosciuto più da vicino, con maggiore consapevolezza soprattutto nei ragazzi"

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Ci sono viaggi che non si esauriscono con il ritorno a casa, ma continuano a vivere nelle parole, negli sguardi e nella consapevolezza di chi li ha vissuti. Per gli studenti dell’Istituto Monna Agnese di Siena, la partecipazione alla Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, celebrata il 3 ottobre a Lampedusa, è stata molto più di un’esperienza scolastica. Un percorso di conoscenza e confronto che ha lasciato un segno profondo nei ragazzi e nei docenti che li hanno accompagnati, mettendoli di fronte alle storie di chi attraversa il Mediterraneo e al dramma di chi non riesce ad arrivare sulla terra ferma.

A raccontare il viaggio è la professoressa di fisica dell’istituto Maria De Nicola che ha accompagnato, insieme alla professoressa referente del progetto Grazia Rossi, gli studenti in un’esperienza nella quale la dimensione didattica si è intrecciata con quella umana, fino a momenti di forte emozione e commozione.

A Lampedusa i ragazzi hanno partecipato a laboratori organizzati in piccoli gruppi con ONG, associazioni impegnate nell’accoglienza e nel soccorso in mare, giornalisti e operatori. Non è mancato un laboratorio teatrale, pensato per affrontare la tematica attraverso linguaggi diversi, accanto a incontri e momenti di approfondimento con ospiti e testimoni. Anche gli studenti hanno avuto la possibilità di raccontare le proprie esperienze, portando sul palco il percorso compiuto prima ancora di raggiungere l’isola.

Il viaggio, infatti, era cominciato in Calabria, con due tappe significative: Riace, dove i ragazzi hanno incontrato il sindaco Mimmo Lucano, e Camini, piccolo comune che porta avanti un progetto di accoglienza. Due realtà che hanno permesso alla scolaresca di conoscere non soltanto il momento drammatico degli sbarchi, ma anche ciò che può accadere dopo: l’integrazione, la convivenza e la possibilità di costruire una comunità capace di accogliere.

“È stata un’esperienza molto positiva, ha toccato molto sia noi che i ragazzi – racconta la professoressa De Nicola – perché ha mostrato come effettivamente si può convivere con persone che vengono da un altro posto in maniera positiva, anche rianimando un paese che altrimenti si stava spopolando”.

Un messaggio concreto, dunque, che ha accompagnato gli studenti fino a Lampedusa. Sul palco hanno raccontato quanto vissuto in Calabria, condividendo il loro punto di vista e le riflessioni maturate durante il viaggio. Un modo per trasformare l’esperienza personale in una testimonianza collettiva, capace di dare voce a un’altra prospettiva sul fenomeno migratorio.

Ma il momento più intenso è arrivato con la commemorazione del 3 ottobre, quando il ricordo delle 368 vittime del naufragio del 2013 si è intrecciato con la consapevolezza che tragedie simili continuano ad accadere. La marcia e il raccoglimento finale, con i fiori affidati al mare, hanno rappresentato per i ragazzi un passaggio particolarmente toccante.

“Durante i giorni in cui eravamo lì c’era stato uno sbarco qualche giorno prima e chiaramente le notizie arrivavano – ricorda la docente -. Durante la marcia, uno degli interventi ha richiamato l’attenzione sulle persone morte in quello sbarco, tra cui bambini, e sulle madri che, trovandosi nell’hotspot, non potevano nemmeno andare a piangere i propri figli”.

È in questo passaggio del racconto che emerge tutta la forza emotiva dell’esperienza. La voce e gli occhi della professoressa si caricano di commozione nel ricordare quei momenti, restituendo il peso di immagini e testimonianze che difficilmente possono lasciare indifferenti. Perché a Lampedusa la memoria non appartiene soltanto al passato: diventa una realtà presente, fatta di vite spezzate, famiglie separate e storie che continuano a chiedere ascolto.
“Il momento della marcia è stato molto emozionante, perché si ricorda un evento ma si sa che ancora queste cose succedono – spiega la docente -. Poi c’è il momento di raccoglimento, in cui vengono buttati i fiori in mare, in cui c’è molta emozione. Il senso del progetto non si ferma alla commemorazione: ricordare è fondamentale, ma altrettanto importante è comprendere come sia possibile costruire un futuro diverso. Da Riace e Camini fino a Lampedusa, gli studenti hanno incontrato esperienze e persone che hanno mostrato loro le diverse facce delle migrazioni: il pericolo della traversata, il soccorso, l’accoglienza e le possibilità di integrazione. La conoscenza è sempre uno strumento utile per poter poi avere una consapevolezza e poter agire“.

È forse proprio questo il risultato più importante del viaggio: aver avvicinato i ragazzi a una realtà che spesso rischia di essere percepita come lontana, restituendole volti, storie e umanità. E aver mostrato loro che, accanto alle tragedie del Mediterraneo, esistono anche comunità capaci di sperimentare forme concrete di convivenza e solidarietà. Per gli studenti del Monna Agnese, Lampedusa diventa così una lezione che va oltre i confini dell’aula. Una lezione di cittadinanza, di empatia e di memoria, nella quale l’emozione non è un punto di arrivo, ma il primo passo verso una maggiore consapevolezza del mondo e delle responsabilità di ciascuno.

Lorenzo Agnelli

Giornalista pubblicista iscritto all'ordine dal 2020. Esperienza nel ruolo prima come corrispondente locale dalla Val d'Orcia e poi all’interno della redazione di Radio Siena Tv. Prendere parte alle discussioni e conoscere a fondo i fatti sono stati i fattori scatenanti della sua personale passione verso il giornalismo, concentrandosi principalmente sui fatti di cronaca che riguardano la collettività, come la politica e le sue incoerenze, materie da spiegare e rendere accessibili a tutti. Ama la città in cui lavora, Siena, e la sua terra, la Val d’Orcia, luogo capace di offrire bellezza paesaggistica ma anche umana, difficile da spiegare, ma che non si stanca mai di raccontare.



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