De Mossi su Mps: “Non è tempo dei tecnici. La politica faccia la propria parte”

Trattativa Unicredit-Mef per Mps, il sindaco in conferenza stampa: "No alla macelleria sociale e decisioni al buio: la banca deve poter vivere e vanno garantite certe tutele"

“No alla macelleria sociale: la banca deve poter vivere”. Questo il monito lanciato oggi dal sindaco di Siena Luigi De Mossi, che in conferenza stampa alla sala delle Lupe a Palazzo Pubblico ha commentato le recenti evoluzioni che vedono avviata una trattativa esclusiva tra Unicredit e Mef per alcuni rami di Mps. Una svolta che potrebbe cambiare le sorti dell’istituto di credito e di tutta la città e il territorio. In ballo ci sono migliaia di lavoratori, una tradizione e un legame secolare con la comunità.

De Mossi chiede a gran voce un rinvio per prendere tempo e preparare un piano a più ampio respiro che possa tutelare la città, i lavoratori e i beni della banca. E dice no a soluzioni “tampone”, definite “al buio”. “Questa è una partita sociale e politica che riguarda non solo Siena, non solo l’Italia ma l’Europa – spiega – Draghi è una persona eccezionale, sappiamo che il Governo ne ha tante da fare, ma le soluzioni le deve trovare la politica, non accetto una soluzione temporanea. Il rinvio va fatto in funzione di un progetto a lungo periodo per raggiungere un risultato concreto. La ricapitalizzazione è centrale al momento. Attendo chiarezza , serve un rinvio per delineare un percorso. E’ necessaria – rimarca – la tutela dell’occupazione, del territorio, degli immobili, dell’indotto, dei beni artistici, e il mantenimento degli uffici della direzione generale, che possono stare a Siena. Si dia modo alla banca di poter vivere, tramite fusione o ricapitalizzazione, se ci sono le condizioni. Ovviamente il tema occupazionale è il più importante. Un conto è una macelleria sociale, un altro è gestire la situazione”.

De Mossi torna anche indietro nel tempo ripercorrendo le tappe della lunga crisi Mps: “Tutto questo (Operazione Banca Antonveneta) non è opera di chi vi sta parlando, non è opera di questa maggioranza, è opera di una politica ben precisa che è stata un unità di intenti in cui non si è andati a cercare le scelte tecniche, ma soluzioni politiche – ha tuonato – oggi, come avete visto, la politica sta cedendo davanti alle soluzioni tecniche. Distinguere le cose buone e quelle da buttare, ma bisogna decidersi: se nel momento in cui è la politica a fare delle scelte non mi potrete mai far credere che la scelta di aver acquisito Antonveneta non sia stata il frutto di una decisione squisitamente politica”.

Ancora De Mossi: “Allora la politica, quella alta, deve operare per risolvere questo problema. Respingo fortemente l’idea che questa città sia supina ad accettare queste soluzioni. Da un punto di vista sociale. Le iniziative prese da questo Comune e le sollecitazioni fatte da questa giunta avevano un significato ben preciso: una tutela sociale e politica di tutti gli “uomini-Monte” che hanno fatto grande questa città e che hanno diritto di non essere rottamati. In affari e in politica non si può ragionare per simpatie o antipatie: io contro Unicredit non ho nulla. Il tema è “cosa vuole Unicredit per acquisire il Monte dei Paschi”, quali condizioni pone. Loro fanno il loro lavoro, ma deve essere la politica a mediare su questo. Il tema è “non fare una macelleria sociale”. Dobbiamo metterci intorno a un tavolo anche con i sindacati per capire quali numeri possono essere tollerabili, quali possono essere le soluzioni sugli uffici che rimangono sul nostro territorio e sulle prospettive. Ma è tutto da costruire. Ecco perché non possiamo accettare una decisione al buio” conclude.