È appena iniziata la quattordicesima edizione del Festival Danza Excelsior, uno degli appuntamenti più attesi per la danza a Siena, che porta sul palco del Teatro dei Rinnovati artisti di livello internazionale, nuove produzioni e un forte messaggio di inclusione.
Il Festival è stato protagonista della prima parte di “Sette Giorni”, la trasmissione di approfondimento di Siena Tv, con l’intervista al direttore artistico del Balletto di Siena, Marco Batti.
“Siamo pronti all’inizio, è partita la prima serata – ha raccontato – è un Festival carico di ospiti internazionali, anzi mondiali”. Tra i nomi di spicco quello della ballerina Polina Semionova, che Batti definisce “una delle mie muse, uno dei miei miti assoluti: averla a Siena è un grande orgoglio”.
Accanto a lei, primi ballerini dell’Opera di Parigi e artisti di alto livello, in un cartellone che conferma il respiro internazionale della manifestazione.
Tra memoria, creazione e nuovi linguaggi
La prima serata è dedicata anche alla memoria del maestro Bruno Vescovo, figura centrale per la danza, ricordato attraverso l’intervento del critico internazionale Alfio Agostini.
Domani invece spazio alla creazione contemporanea, con due nuove produzioni del Balletto di Siena: “3k”, firmata dallo stesso Batti, e “Inferno, la voce di Beatrice”, coreografia del giovane Gianluca Formica ispirata a Dante.
Un’edizione che guarda alla sperimentazione, come spiega il direttore artistico: “Ho voluto utilizzare un linguaggio odierno dei ragazzi, con musica house e techno ma con la tecnica classica. Questo connubio a volte crea dissonanze, ma spero possa generare l’estetica del bello”. L’obiettivo è chiaro: “Vogliamo portare il teatro in strada per poi riportare le persone dalla strada al teatro”.
Inclusione e sociale: la danza oltre il palcoscenico
Il Festival si distingue anche per una forte attenzione al sociale. Emblematica la presenza di Simona Zori, artista nata senza braccia, che Batti definisce “l’esempio classico del ‘volere è potere’”. Un messaggio che si inserisce in un percorso più ampio: “La danza l’ho studiata per diventare un danzatore e un maestro, ora voglio che quest’arte mi renda felice e faccia stare bene anche gli altri”. Da qui nascono progetti come “Danza in corsia” e le attività dedicate ai pazienti affetti da Parkinson: “Queste ricerche, con basi scientifiche, dimostrano il benessere sia culturale che fisico delle persone”.
“Uguaglianza”: la parola chiave
Se dovesse riassumere questa edizione con una sola parola, Marco Batti non ha dubbi: “Uguaglianza”. “Siamo in un’epoca di grandi divisioni – spiega – ma dobbiamo ricordarci che siamo tutti uguali, anche sul palcoscenico. I grandi artisti sono persone come tutti noi”. Un messaggio forte, che attraversa l’intero Festival e che guarda oltre la danza, parlando alla società. “L’ultima parola è sempre quella del pubblico”, conclude Batti, affidando agli spettatori il giudizio finale su un’edizione che punta a emozionare e coinvolgere.