Delitto della tassista a Castellina in Chianti: spuntano due nuovi indagati

Nuovo capitolo dell'odissea investigativa sulla morte di Alessandra Vanni, avvenuta nell'agosto 1997: innovativi accertamenti del Ris sul dna, due soggetti interrogati e sottoposti al test

Si riaccendono i riflettori sul misterioso omicidio della tassista Alessandra Vanni, il cui corpo senza vita fu rinvenuto all’interno del suo taxi nella notte tra l’8 e il 9 agosto 1997, nel parcheggio dietro al cimitero di Castellina in Chianti. Alessandra, 29 anni, fu strangolata con un filo da pacchi: nonostante una vera e propria odissea investigativa durata più di vent’anni, ancora oggi non c’è un colpevole. La pista battuta rimane quella di un omicidio di impulso, forse scaturito da una rapina finita male.

La Procura di Siena però, nella persona del pm Nicola Marini, non demorde e continua la caccia alla verità, anche perchè l’accusa ipotizzata, di omicidio aggravato, non va in prescrizione e l’inchiesta non si è mai chiusa né è stata mai archiviata. Nelle ultime settimane sono ripresi gli accertamenti per provare a ricostruire una volta per tutte quanto successo: grazie alle più recenti tecnologie scientifiche, potrebbe esserci finalmente una svolta. I carabinieri del Ris (reparto investigativo speciale) infatti hanno lavorato sui frammenti di dna dei lembi di pelle trovati sotto le unghie della vittima, che, come appurato dagli inquirenti, si difese dal suo aggressore e lo graffiò. I campioni di dna sono stati scissi, grazie a un nuovo metodo, per ottenerne un profilo più completo: da qui l’accelerata che ha portato la Procura, dopo un lavoro di “scavo” fra carte e verbali, a mettere sotto indagine, anche per rapina – come atto dovuto – un uomo del Chianti senese, che già fu ascoltato in qualità di persona informata dei fatti al tempo, ed è oggi assistito dall’avvocato Jacopo Meini di Siena.

L’uomo è stato sottoposto alcune settimane fa ad un interrogatorio di due ore e all’esame del dna per la comparazione, il cui risultato arriverà lunedì 9. Oltre a lui, secondo quanto filtra da fonte investigative, ci sarebbe un secondo soggetto nel mirino dei magistrati. Entrambi sono reputati tra i sospettati più “influenti” fra coloro che quella sera transitarono nelle vicinanze del luogo del delitto. Nel 2015 già una decina di persone furono sottoposte ad esame del dna – fu necessario anche riesumare un defunto – ma non ci furono riscontri.

C.C