Un percorso lungo e articolato per formare nuove operatrici, pronte ad accogliere e accompagnare le donne vittime di violenza. È quello che prenderà il via il 19 settembre all’interno dell’associazione Donna Chiama Donna di Siena, con il nuovo corso di formazione per entrare a far parte del Centro antiviolenza.
Un impegno importante, perché il ruolo dell’operatrice richiede preparazione, competenze e capacità di confrontarsi con situazioni spesso estremamente complesse. Il programma prevede 72 ore di formazione teorica, 12 in più rispetto alle 60 previste dalla normativa regionale, proprio per consentire alle partecipanti di poter eventualmente assentarsi senza compromettere il percorso. A queste si aggiungeranno 60 ore di tirocinio, durante le quali le nuove volontarie saranno affiancate dalle operatrici più esperte.
“È un corso importante, abbastanza lungo – spiega la presidente di Donna Chiama Donna, Vania Cesaretti – perché per diventare operatrici del Centro antiviolenza occorrono tante ore di formazione teorica. Abbiamo considerato 72 ore, anche se la legge regionale ne prevede 60, per dare modo alle donne eventualmente di fare qualche assenza. E poi dovranno fare 60 ore di tirocinio affiancate alle operatrici più esperte”.
Il corso toccherà tutti gli aspetti che ruotano intorno alla violenza di genere. Si partirà dal funzionamento del Centro, dall’accoglienza e dall’accompagnamento della donna, per poi affrontare gli aspetti giuridici, psicologici, psichiatrici e sociali. Tra gli esperti coinvolti ci sarà anche una psichiatra, che illustrerà gli effetti della violenza sulla mente e sul corpo delle vittime “Avremo anche una psichiatra che ci spiegherà quali sono gli effetti della violenza sulla psiche e anche sul fisico delle donne che ne sono vittime – sottolinea Cesaretti -. Un passaggio fondamentale anche per comprendere perché una donna possa rimanere a lungo all’interno di una relazione violenta, una domanda che spesso viene posta dall’esterno: perché continua a stare lì, perché non lo lascia?”
La risposta, spiega la presidente, passa anche dalla fisiologia, lo stress prolungato può creare una condizione di confusione e difficoltà che deve essere compresa da chi si trova ad accogliere la vittima. Ma la formazione affronterà anche i meccanismi della violenza psicologica, dall’isolamento alla svalutazione, fino alla progressiva distruzione dell’autostima: “La donna viene sminuita, le viene detto che non è capace a fare niente, che senza l’uomo non è niente e questo, a lungo andare, fa sì che alla fine la donna ci creda”, racconta Cesaretti.
Una rete che coinvolge magistratura, forze dell’ordine e servizi
Un altro elemento centrale sarà quello della rete territoriale. Il Centro antiviolenza non opera infatti da solo, ma in collaborazione con assistenti sociali, forze dell’ordine, Prefettura e tutti gli altri soggetti coinvolti nella presa in carico delle donne. Nel corso saranno quindi coinvolti anche i magistrati del Tribunale di Siena e gli operatori della rete, per permettere alle future operatrici di conoscere anche il funzionamento dei diversi servizi e il ruolo di ciascun soggetto nei percorsi di protezione.
“Abbiamo invitato, e siamo anche onorati di questo, i magistrati del Tribunale di Siena, tutti gli operatori della rete – spiega Cesaretti – perché le donne del Centro antiviolenza operano in rete con le assistenti sociali, le forze dell’ordine e tutti quelli che fanno parte della Prefettura e tutti i partner della rete”.
Il 14 novembre si parlerà di quello che accade dopo un femminicidio
Il corso si concluderà con una giornata dedicata a un tema particolarmente doloroso e raramente affrontato: cosa accade dopo che una donna viene uccisa. L’appuntamento sarà pubblico e si terrà il 14 novembre alla Sala delle Lupe. Ospite sarà il professor Damiano Rizzi, psicologo, psicoterapeuta ed esperto di violenza di genere, ma soprattutto fratello di una donna vittima di femminicidio.
Una scelta voluta dall’associazione per portare all’esterno una testimonianza diretta sulle conseguenze che un femminicidio produce all’interno di una famiglia.
“È un argomento che quasi mai viene affrontato: cosa accade nella vita delle famiglie quando una donna viene uccisa – spiega Cesaretti -. Abbiamo invitato il professor Damiano Rizzi, che è un massimo esponente, un esperto sull’argomento della violenza di genere. È uno psicoterapeuta, uno psicologo, ma il motivo per cui lo abbiamo contattato è che lui è il fratello di una donna vittima di femminicidio”.
Una testimonianza che, nelle intenzioni del Centro, dovrà parlare non soltanto alle future operatrici, ma all’intera comunità.
“Ci piaceva parlare alla cittadinanza – conclude Cesaretti – perché sarà una voce diretta che ci dirà qual è l’inferno che poi si vive all’interno delle famiglie quando, nonostante tutti gli sforzi, qualcosa non ha funzionato”.
L’incontro del 14 novembre alla Sala delle Lupe sarà aperto alla cittadinanza e rappresenterà il momento conclusivo del percorso di formazione, ma anche un’occasione per riflettere su ciò che resta dopo la violenza e sulle conseguenze che un femminicidio lascia nelle famiglie e nella comunità.
Per informazioni su come poter partecipare al corso visitare l’indirizzo https://www.donnachiamadonna.it/associazione/#FORMAZIONE2024
Oppure pervenire le domande di adesione (recuperabile sul sito dell’associzione) via mail ad: [email protected] complete di scheda di adesione correttamente compilata e firmata, entro il 15 Settembre 2026.