Fonti Jazz Festival, la terza edizione consacra Piancastagnaio come casa del jazz sull'Amiata

L’Assessore Piccini: “Un festival che arriva alla terza edizione non appartiene più soltanto a chi lo organizza, appartiene a chi sale fin quassù per ascoltare, appartiene a un paese intero”

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Dal 27 al 30 agosto torna, alle Fonti di Borgo, il Fonti Jazz Festival. Quattro serate, quattro concerti e alcuni tra i più importanti protagonisti della scena jazz nazionale e internazionale per una manifestazione che, giunta alla sua terza edizione, entra ormai stabilmente nel panorama culturale del Monte Amiata.

Tre è il numero che trasforma un’idea in una storia. La prima volta è una scommessa, la seconda una conferma, la terza è il momento in cui un festival smette di essere un esperimento e diventa una piccola tradizione, qualcosa che il territorio riconosce e comincia ad aspettare. È il punto a cui è arrivato oggi il Fonti Jazz Festival, nato nel 2024 e cresciuto anno dopo anno grazie alla qualità della proposta artistica e alla capacità di costruire un dialogo tra la musica e uno dei luoghi più suggestivi del centro storico di Piancastagnaio.

“Non era affatto scontato – spiega l’Assessore alla Cultura Pierluigi Piccini – far nascere e far durare un Festival jazz di questo livello in un paese dell’Amiata, lontano dai grandi circuiti e dalle facili scorciatoie. Abbiamo scelto di investire sulla qualità, sulla ricerca e sulla forza evocativa dei luoghi. Oggi possiamo dire che questa scelta ha trovato un pubblico attento e appassionato”.

La prima edizione aveva portato alle Fonti di Borgo artisti come Maria Pia De Vito, Gianluca Petrella e Pasquale Mirra, insieme alle esperienze innovative del Tight Trio e dei ButNot4Trane. Nel 2025 il festival si era trasferito al Centro culturale Dante Cappelletti, ospitando tra gli altri Glenn Ferris, Magalí Sare e Manel Fortià, Gabriele Mirabassi e Simone Zanchini e un emozionante omaggio a Ennio Morricone con Giovanni Ceccarelli, Ferruccio Spinetti e Cristina Renzetti.
Quest’anno il festival torna nella sua sede naturale. “Ci sono luoghi che chiedono di essere ascoltati e le Fonti di Borgo sono uno di questi – prosegue Piccini –. L’antico lavatoio del borgo, restituito alla comunità, è il cuore e la casa naturale di questa manifestazione. Vogliamo che il jazz qui non sia un ospite di passaggio, ma una voce che riconosce il posto in cui suona e che dialoga con la pietra, il bosco e la storia di questa montagna”.

Le scelte di quest’anno, come anche quelle delle due edizioni precedenti, seguono l’idea di andare oltre i confini: confini geografici e confini tra generi. Internazionalità e contaminazione. “Partiamo da Cuba e attraversiamo la Danimarca per poi tornare a Napoli e, infine, nel Veneto.

Vogliamo cercare di stimolare un ascolto aperto e curioso. – ha detto Valeria Pinzi (Associazione Culturale Contro(il)Tempo), direzione artistica – si va dall’inconfondibile stile ritmico cubano di Jany McPherson a una vera e propria icona del jazz internazionale come Enrico Pieranunzi – in trio con il contrabbassista danese Thomas Fonnesbaek e con il batterista senese Francesco Petreni – per poi passare al blues napoletano di Pino Daniele, interpretato dal power trio di Emanuele Marsico. Nella serata conclusiva del festival offriremo un concerto per conchiglie – Seashell – eseguito, in esclusiva per Fonti Jazz, da una formazione inedita che unisce Mauro Ottolini e il suo Trio Osaki e il polistrumentista Vincenzo Vasi”.

“L’immagine del manifesto di quest’anno – ha spiegato Michele Scalacci, visual designer di Fonti Jazz Festival – chiude il cerchio del trittico ideato per raccontare e consolidare l’identità visiva del Fonti Jazz Festival, nata dalle geometrie delle Fonti che ospitano la rassegna e dalle iniziali FJF del suo nome. Dalle strutture in pietra, dai cannelli e dagli zampilli prende forma una tromba, il segno distintivo del festival, in cui architettura, musica e identità grafica si fondono in un unico simbolo. Dal tratto appena accennato della prima edizione, alla trasformazione e al cambiamento di direzione della seconda, fino all’immagine di quest’anno, il logo diventa finalmente concreto, proprio come la rassegna che, nel tempo, ha consolidato la propria presenza e il proprio valore”.

Il programma si aprirà giovedì 27 agosto con il piano solo di Jany McPherson, pianista, cantante e compositrice cubana tra le personalità più originali del jazz contemporaneo. Un’artista capace di fondere radici caraibiche, improvvisazione e sensibilità europea in un linguaggio musicale raffinato e personale.

Venerdì 28 agosto sarà la volta di uno dei nomi più autorevoli del jazz italiano e internazionale: Enrico Pieranunzi, accompagnato da Thomas Fonnesbæk al contrabbasso e Francesco Petreni alla batteria. Un trio di altissimo livello che proporrà un repertorio in equilibrio tra composizioni originali e grandi classici della tradizione jazzistica.

Sabato 29 agosto il festival renderà omaggio a Pino Daniele attraverso il progetto guidato da Emanuele Marsico, cantante e trombettista napoletano che, insieme a Piero Frassi e Andrea Beninati, ripercorrerà alcune delle pagine più amate del cantautore partenopeo in una veste capace di dialogare con il jazz senza tradirne l’identità poetica.
La chiusura, domenica 30 agosto, sarà affidata a uno degli appuntamenti più originali dell’intera rassegna. Mauro Ottolini, considerato tra i musicisti più creativi della scena italiana, presenterà in esclusiva per il Fonti Jazz Festival “Sea Shell – Musica per conchiglie”, progetto nato da anni di ricerca sonora sulle conchiglie marine trasformate in veri strumenti musicali. Con lui il Trio Osaki e l’eclettico Vincenzo Vasi, per un concerto che attraversa jazz, musica contemporanea, suggestioni popolari e sperimentazione.

Nella foto in home Pierluigi Piccini, Assessore alla Cultura del Comune di Piancastagnaio Valeria Pinzi, Direttore Artistico del Festival Michele Scalacci, Visual Designer del Festival

Jany McPherson – Arturo Di Vita Photographer Pieranunzi NEW SONGS 2020-4_©CMPHOTOITALY



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