105.000 litri di gasolio fuori norma sequestrato è il risultato di un controllo svolto presso due depositi commerciali di oli minerali e un distributore stradale nella provincia di Siena, nell’ambito del protocollo d’intesa tra Guardia di Finanza e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM).
Le analisi chimiche eseguite dai laboratori ADM di Roma e Livorno hanno rivelato gravi anomalie sul carburante, che era destinato all’autotrazione, al riscaldamento e all’uso agricolo. Nello specifico, gli investigatori hanno riscontrato tre diverse tipologie di irregolarità: carburante “annacquato” nel primo caso: il gasolio conteneva una percentuale di acqua superiore ai limiti consentiti dalla legge e tracce di sostanze denaturanti.
Nel secondo deposito è stata scoperta una percentuale inferiore di denaturazione. Questo trucco permetteva di vendere a prezzo normale un carburante che in realtà era destinato all’uso agricolo (che ha un’aliquota d’imposta agevolata).
Nel terzo caso, il punto di infiammabilità del gasolio (la temperatura minima a cui il carburante emette vapori infiammabili) è risultato inferiore ai parametri di sicurezza, rappresentando un serio pericolo durante lo stoccaggio, il trasporto e il rifornimento da parte dei consumatori.

Gli elementi sinora acquisiti hanno consentito di formulare le ipotesi di reato di frode in commercio e di sottrazione al pagamento dell’accise.
Conformemente all’obiettivo del protocollo d’intesa di assicurare un livello di protezione efficace degli interessi finanziari nazionali ed eurounitari nonché della sicurezza e dei risparmi dei consumatori, in particolare nel momento storico in cui i prezzi del carburante sono aumentati, l’intervento della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha evitato l’immissione in commercio di una rilevante quantità di gasolio, in evasione dell’imposta prevista sui carburanti destinati all’autotrazione, che potrebbe compromettere il funzionamento dei veicoli riforniti esponendo così a rischio la sicurezza delle persone.
Contrastare la diffusione di prodotti non conformi significa contribuire a garantire una protezione efficace dei consumatori e di un mercato corretto, nel quale gli imprenditori onesti operano in condizioni di sana concorrenza.
Si rappresenta che il procedimento penale verte nella fase delle indagini preliminari e che, per il principio della presunzione di non colpevolezza, la responsabilità della persona sottoposta a indagini sarà definitivamente accertata solo con la sentenza irrevocabile di condanna.
