I limiti del modello di capitalismo italiano al centro del convegno dell'Università di Siena

"La piccola e media impresa ha bisogno di una cosa: un rinnovamento manageriale" commenta Fabrizio Barca

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Due giorni per discutere su possibili riforme che aprano la strada ad un capitalismo più partecipativo e caratterizzato da minori diseguaglianze, che contribuisca allo sviluppo del Paese valorizzando le capacità dei suoi cittadini. E’ il convegno organizzato dal dipartimento di Economia politica e statistica dell’Università di Siena insieme all’Associazione Marcello De Cecco in programma fino a domani. Al centro del confronto i limiti del nostro modello di capitalismo: l’Italia è l’unico dei grandi paesi occidentali in cui le grandi imprese sono prevalentemente a controllo familiare e, ancora oggi, è un azionariato riconducibile allo Stato che prevalentemente assicura la presenza di grandi imprese con un controllo manageriale.

A concludere i lavori sarà l’intervento di Fabrizio Barca, coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità ed ex-ministro della Repubblica. “Il capitalismo italiano ha due tare: produce da tanti anni scarsa produttività e grandi disuguaglianze – commenta Barca – Eppure ha un sistema della piccola e media impresa ancora potenzialmente fortissimo. Questo convegno ha il merito di tornare a ragionare su cosa dovremmo fare con l’impresa pubblica, che ha bisogno di ritrovare una missione strategica; la piccola e media impresa ha invece bisogno di una cosa: un rinnovamento manageriale“.



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