Vendemmia sempre più in anticipo: il caldo record dell’estate 2026 fa scattare l’allarme tra i produttori. Temperature elevate e condizioni meteorologiche sempre più estreme stanno modificando i tempi della raccolta e rappresentano una sfida crescente per il settore vitivinicolo. Un fenomeno ormai evidente, che rende sempre più urgente trovare strategie per adattarsi agli effetti del cambiamento climatico.
“Il cambiamento climatico è innegabile e le anticipazioni della vendemmia sono diventate costanti negli ultimi anni, afferma Francesco Lucenti , socio Coldiretti Siena. La vendemmia ad agosto, per i vitigni precoci, è ormai diventata la normalità, e il Sangiovese, che una volta veniva vendemmiato a ottobre, oggi viene raccolto quasi tutto a settembre. Dobbiamo trovare soluzioni per contrastare il cambiamento climatico. Possiamo intervenire attraverso le lavorazioni del vigneto e alcuni accorgimenti, ma soprattutto dovremmo avere una risorsa idrica, cosa che nelle nostre zone non abbiamo. Nei prossimi anni, sicuramente, una delle principali preoccupazioni saranno le scottature e i colpi di calore che subiscono le piante. In passato, i terreni più assolati e quelli esposti a sud erano considerati migliori. Oggi, invece, le scottature che la pianta subisce durante periodi di caldo persistente, per mesi, stanno diventando un problema per la produzione”.
A preoccupare, però, non è la qualità del vino toscano, che continua a mantenersi su livelli molto elevati. “Questo sarà sicuramente un anno di bassa produzione, perché non c’è stata un’altissima quantità di uva. Sarà però un’annata con una buona qualità. Dovremo comunque concludere la vendemmia, sperando che a settembre arrivi qualche buon temporale e che le piante riescano a chiudere bene il ciclo vegetativo. Naturalmente anche i nostri consorzi di riferimento, il Chianti Classico e il Chianti, stanno puntando sulla riduzione delle rese e soprattutto sulla qualità. Ci sono buoni riscontri anche a livello commerciale per le Riserve e le Gran Selezioni del Chianti Classico, perché il consumatore sta capendo che il vino toscano è comunque un vino di qualità”.
Una riflessione per il settore riguarda anche i cambiamenti nelle richieste del mercato globale, dove stanno mutando le abitudini dei consumatori e la domanda di vino. “I nostri territori sono rinomati soprattutto per vini caratteristici e di qualità, ma sicuramente il mercato globale è in crisi, sia per un discorso geopolitico sia, soprattutto, per un cambiamento delle abitudini. Si sta andando verso vini più freschi, ma sulle produzioni di alta qualità si continua a lavorare, valorizzando i vini caratteristici del nostro territorio. In futuro si dovrà trovare una promozione commerciale che faccia capire quanto il territorio senese sia diverso dagli altri areali, anche europei, e quanto sia importante valorizzare produzioni legate al territorio, le piccole aziende e le eccellenze della Toscana”.