“Il colonialismo non è mai finito”: il Nobel per l'Economia Robinson da Siena legge le tensioni del mondo

Robinson analizza guerre, Stati Uniti ed Europa: “Washington usa il proprio potere da decenni, l’Unione Europea deve ritrovare una nuova visione”

Di Lorenzo Agnelli | 26 Maggio 2026 alle 15:00

Dalle guerre in Medio Oriente alle politiche degli Stati Uniti, passando per le difficoltà dell’Europa e il futuro della globalizzazione. A margine della sua presenza all’Università di Siena per la Hahn Lecture, il Premio Nobel per l’Economia 2024 James A. Robinson ha offerto una lettura lucida e molto critica degli attuali equilibri geopolitici mondiali.

Secondo Robinson, ciò che sta accadendo oggi non rappresenta amaramente una novità storica, ma piuttosto la prosecuzione di dinamiche di potere che attraversano da decenni la politica internazionale.

“Non credo che il colonialismo sia mai davvero scomparso – ha spiegato Robinson –. Se si conosce la storia, ciò che accade oggi appare molto familiare. Quanto successo in Venezuela, per esempio, ricorda molto ciò che è accaduto a Panama durante la presidenza Bush, oppure a Grenada, in Nicaragua o in Guatemala negli anni Cinquanta. Anche allora c’erano enormi interessi economici in gioco”.

Per il Nobel, più che di “nuovo colonialismo” si dovrebbe parlare di una continuità storica di forme di influenza e controllo esercitate dalle grandi potenze.

“Storicamente – ha aggiunto – non vedo un cambiamento così grande. È ciò che gli storici definiscono spesso un ‘impero informale’: meccanismi di potere che continuano a esistere anche senza un colonialismo tradizionale”.

Robinson ha poi affrontato il tema dell’Europa e della sua posizione nello scenario internazionale, riconoscendo le difficoltà dell’Unione Europea ma mostrando anche un cauto ottimismo sulla possibilità di una riforma.

“È opinione diffusa che in Europa e nell’Unione Europea ci siano problemi molto importanti – ha detto –. Le critiche sul sottoinvestimento nella difesa sono corrette: i Paesi europei devono spendere di più per la difesa, soprattutto perché si trovano accanto alla Russia”.

Il docente della University of Chicago ha poi indicato le criticità economiche del continente: “Negli ultimi quindici o vent’anni la crescita economica e della produttività in Europa è praticamente scomparsa. Dove sono le grandi aziende tecnologiche europee? Dove sono l’innovazione e la capacità di competere?”.

Nonostante questo, Robinson ritiene che all’interno dell’Europa esista ormai piena consapevolezza della necessità di cambiare rotta: “Se leggiamo il rapporto Draghi – ha osservato – troviamo analisi molto solide e idee sensate su ciò che bisogna fare. C’è la percezione che le istituzioni europee debbano essere riconfigurate per rendere l’economia più dinamica. L’Unione Europea ha bisogno di una nuova visione su ciò che vuole essere e sugli obiettivi che intende raggiungere. Su questo, in realtà, sono abbastanza ottimista”.

Molto netta anche la posizione sulle recenti strategie internazionali degli Stati Uniti e sulle politiche portate avanti dal presidente Donald Trump.

“Gli Stati Uniti fanno questo da decenni – ha affermato Robinson –. Hanno invaso inutilmente l’Iraq, provocando centinaia di migliaia di morti, contribuendo alla nascita dello Stato Islamico e creando caos in Medio Oriente. Ma questo tipo di interventismo esiste praticamente dalla fine della Seconda guerra mondiale, da quando gli Stati Uniti hanno compreso la propria enorme forza. Se possiedi il potere, lo usi: è ciò che farebbe un realista nelle relazioni internazionali, ed è ciò che gli Stati Uniti continuano a fare”.

Infine, il Nobel ha sottolineato come Washington stia progressivamente abbandonando il modello della globalizzazione, e non soltanto per effetto delle politiche trumpiane: “Credo sia chiaro che gli Stati Uniti si stiano ritirando dalla globalizzazione – ha concluso –. E questo non riguarda soltanto i Repubblicani. Anche nel Partito Democratico esiste un consenso crescente sul fatto che la globalizzazione abbia danneggiato la classe lavoratrice americana. Biden stesso ha mantenuto i dazi verso la Cina, mentre figure della sinistra democratica come Bernie Sanders o Alexandria Ocasio-Cortez condividono molte critiche verso quel modello economico”.

Lorenzo Agnelli

Giornalista pubblicista iscritto all'ordine dal 2020. Esperienza nel ruolo prima come corrispondente locale dalla Val d'Orcia e poi all’interno della redazione di Radio Siena Tv. Prendere parte alle discussioni e conoscere a fondo i fatti sono stati i fattori scatenanti della sua personale passione verso il giornalismo, concentrandosi principalmente sui fatti di cronaca che riguardano la collettività, come la politica e le sue incoerenze, materie da spiegare e rendere accessibili a tutti. Ama la città in cui lavora, Siena, e la sua terra, la Val d’Orcia, luogo capace di offrire bellezza paesaggistica ma anche umana, difficile da spiegare, ma che non si stanca mai di raccontare.



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