Le dimissioni sono arrivate con una lettera indirizzata al ministro della Cultura Alessandro Giuli e rappresentano un gesto di forte protesta contro le recenti nomine del nuovo Consiglio di amministrazione delle Gallerie degli Uffizi. Tomaso Montanari, rettore dell’Università per Stranieri di Siena, ha infatti rassegnato le proprie dimissioni irrevocabili dal Comitato scientifico del museo fiorentino, incarico svolto a titolo gratuito insieme agli altri componenti Cecilia Frosinini, Fabrizio Moretti, Donata Levi e al direttore delle Gallerie Simone Verde.
Nella lettera, pubblicata dallo stesso Montanari sui propri canali social, il rettore spiega di aver appreso solo attraverso la stampa del decreto del 25 maggio con cui il ministro ha nominato i nuovi membri del Cda, composto da Carmen Bambach, Alessandro Campi, Carlo Deodato e Stefano Mugnai.
Secondo Montanari, le nuove designazioni configurano “un controllo così stretto della Presidenza del Consiglio dei Ministri sul museo”, giudicato incompatibile con il ruolo che un’istituzione culturale nazionale dovrebbe svolgere. Nel documento inviato al ministro, il rettore parla di una appropriazione politica in sé grave e inaccettabile, sostenendo che la natura sfacciatamente ideologica di altre due nomine e l’assenza di ogni competenza nel governo dei musei di questi tre componenti configurano una appropriazione politica incompatibile con l’appartenenza del patrimonio culturale all’intera nazione.
Montanari solleva inoltre una questione di opportunità riguardo alla presenza di Carmen Bambach, definita autorevole collega storica dell’arte, ma anche conservatrice di un importante museo straniero, il Metropolitan Museum di New York, istituzione che richiede frequentemente opere in prestito agli Uffizi. Una situazione che, secondo il rettore, integra un evidente, quanto altamente inopportuno, conflitto di interessi.

Poche ore dopo, ospite della trasmissione “Otto e Mezzo” su La7, condotta da Lilly Gruber, Montanari ha ulteriormente spiegato le ragioni della sua scelta con toni molto duri. Ricostruendo la composizione del nuovo Cda, ha criticato la presenza dei nuovi nominati, sostenendo che si tratti di una nomina dal forte carattere politico.
“Ho preso dalla stampa il decreto di nomina del nuovo CDA degli Uffizi – ha affermato a Otto e Mezzo -, in cui è stato nominato il segretario alla presidenza del Consiglio, già braccio destro di Brunetta (Carlo Deodato), un professore universitario (Alessandro Campi ) già direttore della fondazione Farefuturo di Gianfranco Fini e un ex candidato di Forza Italia alla Regione Toscana “trombato” (Stefano Mugnai). Non è possibile trattare, loro si riempiono la bocca della nazione, ma qui c’è un cambio di consonante, la fazione, non la nazione. Si stanno prendendo tutto: questa non è egemonia culturale, questa è la lottizzazione del patrimonio culturale e poi come ciliegina, come foglia di fico: hanno messo una storica dell’arte importante che però è la curatrice di un dipartimento del Metropolitan di New York che chiede un sacco di opere in prestito agli Uffizi e c’è un evidente conflitto di interessi, non si può governare così il patrimonio della nazione, è uno scandalo e io posso fare questo, dire non in mio nome e dimettermi e denunciare pubblicamente quello che stanno facendo al patrimonio, che è veramente grave perché con tutta questa retorica dell’italianità i patrioti stanno devastando la patria”.