Una Sala Italo Calvino del complesso del Santa Maria della Scala gremita e presa d’assalto per ascoltare Tomaso Montanari presentare il suo ultimo libro, La continuità del male. Perché la destra italiana è ancora fascista, pubblicato da Feltrinelli e già ai vertici delle classifiche nazionali dei saggi.
L’iniziativa, organizzata da ANPI Siena, si è trasformata in un momento di riflessione politica e culturale sul rapporto tra memoria storica, antifascismo e identità della destra italiana contemporanea. Accanto all’autore erano presenti Luca Casarotti, Alice D’Ercole e Silvia Folchi.
Montanari ha spiegato il senso del libro partendo dall’attualità internazionale e dal clima politico contemporaneo: “Siamo di nuovo sprofondati nel clima di cento anni fa, il mondo è in guerra e persone che governano Paesi come il nostro ci dicono che gli umani non sono tutti uguali ma si possono mettere in fila e in gerarchia a seconda del colore della pelle, del credo religioso o del genere”.
Secondo il rettore dell’Università per Stranieri di Siena, proprio questa visione gerarchica della società rappresenterebbe “il sintomo più evidente del fatto che il fascismo, l’ideologia del fascismo, non è mai morto”. Nel volume, Montanari mette a confronto documenti e dichiarazioni ufficiali dell’attuale destra italiana con testi del fascismo storico: “Il libro prende le parole di oggi – non quelle nascoste nelle chat o nei fuori onda – ma i discorsi ufficiali, i libri, il programma di Fratelli d’Italia e li mette accanto ai testi di Mussolini e Hitler. Chiunque può farsi un’idea”.
Parole destinate ad alimentare il dibattito pubblico e politico attorno a un libro che, nel giro di poche settimane, è diventato un caso editoriale nazionale. Un successo che lo stesso Montanari legge come un segnale preciso: “Mi fa piacere perché vuol dire che una parte del nostro Paese pensa che questo sia un vero problema”.
Nel finale dell’incontro, lo storico dell’arte ha anche sottolineato il legame con Siena e con l’ateneo che guida: “Sono molto felice di presentarlo in questa città, naturalmente in un modo che non impegna l’università, anche se la nostra università ha messo nel suo statuto la parola antifascismo e io ne sono molto fiero”.
L’appuntamento al Santa Maria della Scala si è così trasformato non solo nella presentazione di un libro, ma in un confronto partecipato sui temi della memoria storica e del linguaggio politico contemporaneo, davanti a un pubblico numeroso che ha riempito ogni posto disponibile della Sala Calvino.
